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Quali sono le cause di così tanto inquinamento a Milano e in Lombardia: la spiegazione di Arpa

Il dottor Guido Lanzani, responsabile della Qualità dell’aria per Arpa Lombardia, ha spiegato a Fanpage.it perché Milano e la Lombardia in questi primi giorni sono oppresse dall’inquinamento.
Intervista a dott. Guido Lanzani
Responsabile della Qualità dell'aria per Arpa Lombardia
A cura di Enrico Spaccini
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Foto di repertorio
Foto di repertorio

È dal 15 febbraio che nella Città Metropolitana di Milano e in altre otto province della Lombardia i valori di Pm10 sono superiori alla soglia indicata dall'Organizzazione mondiale della sanità. La presenza di particelle inquinanti nell'aria ha raggiunto livelli tali da attirare l'attenzione non solo delle autorità italiane, ma anche delle aziende private estere che sostengono come Milano sia una delle città più inquinate del mondo. Il dottor Guido Lanzani, responsabile della Qualità dell'aria per Arpa Lombardia, ha spiegato a Fanpage.it quali sono i fattori che hanno portato il capoluogo lombardo e l'intera regione a registrare anche quest'anno valori così alti e quali possono essere le soluzioni e breve e lungo termine.

Milano in questi giorni è stata veramente la terza città più inquinata del mondo?

Noi non riteniamo credibile l'affermazione di Milano terza città più inquinata al mondo, o in qualche momento addirittura peggiore al mondo, perché è basata su una classifica che a nostro avviso ha una serie di debolezze. Intanto, è una classifica composta da fotografie puntuali, quindi quando si afferma che Milano è la peggiore del mondo bisogna stare attenti perché magari lo è per cinque minuti o per un'ora, per un intervallo temporaneo molto breve che a mio parere ha una valenza relativa. Loro stessi (l'azienda svizzera IQAir, ndr) fanno anche un'altra classifica, sul lungo periodo, e se non ricordo male mettono a Milano al 531esimo posto. È più significativa una valutazione basata sui dati di un intero anno, piuttosto che quella su un singolo dato di un'ora.

Il dottor Guido Lanzani, responsabile Qualità dell'aria per Arpa Lombardia
Il dottor Guido Lanzani, responsabile Qualità dell'aria per Arpa Lombardia

Comunque quella classifica mette insieme fonti di informazioni che derivano anche da metodi di misura e strumentazioni molto diverse. Ci sono quelle, come le nostre, che devono seguire la normativa e che hanno un costo rilevante, una nostra centralina può costare tra i 100mila ai 150mila euro e ogni strumento costa dai 10mila ai 20mila euro. Lì, invece, ci sono dati che provengono da fonti diverse che possono anche avere un costo molto inferiore, e quindi probabilmente anche di altra qualità.

Gli enti come i nostri, poi, nello scegliere dove effettuare le misurazioni dobbiamo seguire regole precise per poter dare una misura rappresentativa. Lì sono raccolti dati da più fonti, anche privati, che non hanno regole da seguire o che comunque non sono dichiarate e poco confrontabili. Per di più noi garantiamo procedure di controlli che assicurano che i nostri strumenti stanno misurando bene. Mettere insieme informazioni diverse fanno sì che, a nostro avviso, il risultato non sia così credibile.

Negli ultimi giorni, però, anche le vostre centraline hanno rilevato dati preoccupanti.

Siamo in un periodo con livelli d'inquinamento elevati, soprattutto di Pm10 e Pm2,5. Il 18 febbraio a Milano il Pm10 ha raggiunto il valore più alto di quest'anno con 136 microgrammi al metro cubo come massima media giornaliera, che è più del doppio del termine di riferimento di 50 microgrammi al metro cubo imposto dall'Organizzazione mondiale della sanità che non deve essere superato per più di 35 giorni all'anno.

Come si spiegano questi valori così elevati?

Sicuramente siamo in una situazione critica, che però è un po' tipica di questa prima parte dell'anno. Abbiamo una meteorologia decisamente sfavorevole, perché arriviamo da un periodo di alta pressione, frequenti inversioni termiche, scarsità di vento e carenza di precipitazioni. Incide anche la presenza di tutte le sorgenti, perché abbiamo il traffico, l'industria, abbiamo ancora gli impianti di riscaldamento e abbiamo le emissioni del comparto agricolo e zootecnico.

Sono i numeri peggiori di sempre?

No, non sono i valori peggiori di sempre, sarebbe sbagliato affermarlo. Al di là della variabilità tra un anno e l'altro, sono numeri in linea con quelli degli ultimi anni. Se guardiamo il quadro più ampio, con un periodo più lungo, sono dati che non arrivano a quelli che venivano misurati 10-15 anni fa. Questo, però, non ci deve consolare, perché dobbiamo comunque proseguire nel percorso di risanamento intrapreso. L'anno scorso i valori erano migliori, due anni fa in linea, nel 2020 era peggiore.

Quali sono le sorgenti principali dell'inquinamento in Lombardia?

È un problema che riguarda tutto il bacino padano, e non solo il territorio lombardo. Il trasporto su strada continua ad avere un'incidenza importante, anche se minore rispetto al passato, soprattutto per gli ossidi di azoto. La combustione della legna per il riscaldamento è la sorgente primaria di Pm10 nel bacino padano, l'industria comunque continua a emettere ossidi di azoto e altri composti che possono essere rilevanti per la qualità dell'aria e infine non possiamo dimenticare l'agricoltura che in questo periodo particolare con lo smaltimento dei reflui di origine zootecnica è parte del problema. Non mi sentirei di indicare una fonte specifica, sono tutte queste sorgenti su cui bisogna continuare ad agire.

Si può sperare di risolvere il problema inquinamento nei prossimi anni?

Il conseguimento degli obiettivi di leggi attuali è sicuramente un percorso possibile su tempi relativamente brevi. Consideriamo, per esempio, che l'anno scorso abbiamo sforato con i giorni di superamento della soglia di Pm2,5 solo nel 30 per cento delle stazioni, mentre l'anno precedente era nel 70 per cento. Dopodiché bisogna sicuramente fare un percorso ancora lungo per arrivare al target di lungo periodo che non può non essere quello stabilito dall'Organizzazione mondiale della sanità.

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