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27 Febbraio 2023
18:17

Perché il processo alla Setta delle Bestie potrebbe svelare la verità sulla morte di alcuni ragazzi

A Novare ha preso il via il processo ai 26 membri della Setta delle Bestie. Per l’investigatore privato Claudio Ghini, sentito da Fanpage.it, la speranza è che durante la fase dibattimentale gli imputati possano svelare particolari sulle tante morti d’Italia riconducibili alle sette sataniche.
A cura di Giorgia Venturini
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Dopo il processo che ha portato alla condanna dei membri delle Bestie di Satana, ora tocca agli uomini e alle donne della Setta della Bestie presentarsi davanti a un giudice e svelare tutti i particolari dell'organizzazione.

È un'eccezione che sul banco degli imputati si presentino reclutatori e capi – la maggior parte lombardi – di un gruppo riconosciuto dagli inquirenti come setta satanica. Spesso, infatti, questi gruppi restano nascosti nel silenzio: raramente c'è chi parla e mai vengono svelati i segreti dell'organizzazione.

"Perché una volta inserito nel gruppo è impossibile uscirne", ha precisato a Fanpage.it Claudio Ghini, ex sotto ufficiale dei carabinieri e oggi investigatore privato della Ghini Investigazioni a Stradella, in provincia di Pavia.

Il caso della morte di Fabio Rapalli

Ora questo muro del silenzio potrebbe cadere. L'avvio del processo al Tribunale di Novara alla setta, attiva nel Nord Italia, può svelare particolari e dubbi sulle morti in Lombardia e dintorni riconducibili a gruppi satanici. È il caso di Fabio Rapalli, il 31enne scomparso nel 1996 dalla sua casa di Costa Montefedele, comune di Montù Beccaria, sui colli dell’Oltrepò Pavese. Sul caso Claudio Ghini ha seguito le indagini per venti anni.

Il cadavere del 31enne è stato trovato da due cacciatori di Massa Carrara nei pressi di Pontremoli: era già in stato di decomposizione e la testa staccata dal corpo. Era appesa con una corda a un ramo. Ai piedi dell'albero c'era una candela, un coltello da cucina e due accendini. Rapalli non ha mai fumato. A confermare che il cadavere apparteneva al 31enne è stato il porta patente di un'autoscuola di Stradella, un oggetto appartenente all'uomo, trovato nel luogo del ritrovamento.

Le candele, il coltello e gli accendini hanno confermato la tesi che il giovane fosse stato vittima di un rito di iniziazione per entrare in una setta. Un rito finito in tragedia. Gli inquirenti hanno fin da subito sostenuto la tesi dell'istigazione al suicidio. Chi sia stato a istigarlo e chi sono i membri della setta resta ancora un mistero.

La speranza è che durante il processo alla Setta delle Bestie possano uscire testimonianze e particolari che potrebbero far luce su quanto accaduto a Rapalli. "Durante le indagini coordinate dalla Procura di Massa – precisa Ghini -, abbiamo appurato che la morte del 31enne era riconducibile a un caso di iniziazione per entrare nella setta, attiva in zona Pontremoli in quegli anni".

Poi l'ex maresciallo aggiunge: "Il ragazzo era una persona solitaria, non lasciava mai casa. Poi quel contatto con qualcuno che lo aveva convinto a far parte della setta. Del resto questi gruppi cercano persone fragili. Rapalli non riusciva neanche ad allacciarsi le scarpe da solo. Come ha potuto farsi il nodo scorsoio con cui è stato trovato legato al ramo?".

Tanti ancora i dubbi: chi ha convinto Rapalli a lasciare casa? Cosa è successo nel periodo tra l'allontanamento da casa e il giorno del decesso? Chi è stato responsabile dell'istigazione al suicidio? "Giovani e adulti – continua Ghini – si avvicinano alla setta perché sono alla ricerca di comprensione. I membri della setta li convincono di entrare nel gruppo perché garantiscono un ambiente migliore di quello in cui vivono. Le vittime si chiudono così nel silenzio anche con la famiglia".

Prima di scomparire Fabio Rapalli aveva avuto un piccolo scambio di parole con don Luciano Chiesa, all’epoca parroco di Costa Montefedele. Al parroco aveva chiesto se il "diavolo esiste". Alla risposta affermativa del don, il 31enne era salito sulla sua moto ed era andato via, senza più dire una parola.

Il caso della morte di Roberto Bossi

Alla morte di Fabio Rapalli sarebbe legata quella di Roberto Bossi. Nello stesso punto in cui è morto il 31enne, anche lui taciturno e solitario, ovvero nella località Montelungo di Pontremoli, il 25 novembre del 1998 si è suicidato Bossi. Secondo l'investigatore privato il ragazzo aveva assistito al rito di iniziazione che aveva portato alla morte di Rapalli. Non riuscendo più a reggere psicologicamente quanto aveva visto, ha deciso di morire nello stesso posto.

L'ennesima dimostrazione che dietro alle due morti ci fossero sette sataniche è data dal fatto che il 7 giugno del 1997 sulla lapide di Fabio Rapalli era comparsa una forca a tre punte disegnata con una sostanza traslucida. A fianco la scritta "siamo noi".

Oltre a queste due morti, sono tanti i sospetti legati a gruppi satanici dietro a persone scomparse o trovate misteriosamente decedute. A svelare alcuni di questi misteri potrebbero essere ora i 26 imputati della Setta della Bestie di Novara. Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata a commettere violenze sessuali aggravate e di gruppo, abusi, anche su minori, con riduzione in schiavitù delle vittime.

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