I percorsi per pazienti Covid e non Covid all’interno dell’ospedale San Carlo di Milano
in foto: I percorsi per pazienti Covid e non Covid all’interno dell’ospedale San Carlo di Milano

Tra gli ospedali in sofferenza a Milano ci sono anche l’Ospedale San Paolo e l’Ospedale San Carlo, con i pronto soccorso, riuniti sotto un’unica Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) guidata dal direttore Matteo Stocco, che sono i più sovraffollati della città. Ma non si tratta della (prevedibile) seconda ondata che in Lombardia sembra avere colto inspiegabilmente tutti alla sprovvista: i sindacati denunciano anche gravi carenze sulla prevenzione della popolazione ospedaliera, la carenza di percorsi differenziati tra pazienti Covid e pazienti non Covid, il protrarsi di alcuni lavori esterni (che forse non sarebbe stato il caso di programmare con una pandemia in atto) che impediscono il flusso degli utenti su percorsi "puliti" e la cronica (come per tutto il resto della regione) mancanza di personale.

Fina dall’inizio, per questioni strutturali, si è fatta molta fatica a creare i percorsi previsti dalla legge, il cosiddetto "sporco" e "pulito" che permette di evitare contatto tra malati di Covid e pazienti che hanno altre patologie. Alcuni cantieri dell’Ospedale San Carlo hanno ulteriormente peggiorato la situazione prevedendo la chiusura di alcuni passaggi e costringendo i pazienti a mescolarsi tra di loro. Poiché i lavori riguardano il rifacimento di alcuni vialetti esterni e l’abbattimento di una pensilina viene da chiedersi se fossero proprio indispensabili lavori che creano un disagio simile in periodo di previsto ritorno della pandemia. L’unico ingresso disponibile si scontra con il passaggio del Pronto Soccorso. In queste ore, dopo un servizio della trasmissione "Le Iene", l’azienda è corsa ai ripari con un percorso alternativo che però è sempre “misto”: dalle fotografie si vede chiaramente la linea verde (quella per i cosiddetti “puliti”) esattamente di fianco alla linea rossa per i pazienti positivi al Coronavirus. Solo due giorni prima del servizio nel quale è stato intervistato – scrive la Cgil in una sua lettera al Direttore Matteo Stocco – sono apparse linee rosse e verdi sui corridoi che certo parrebbero non risolvere il problema sulla diffusione del contagio in un contesto reso ulteriormente difficile dai cantieri aperti per sistemare viottoli e abbattere pensiline esterne.

Nelle prime 3 settimane di ottobre 80 contagi tra lavoratori ospedalieri

Dal mese di ottobre con l’impennarsi dei contagi per la seconda ondata del virus c’è stato anche un preoccupante dilagare interno del virus: nelle prime 3 settimane di ottobre si sono registrati circa 80 contagi tra i lavoratori ospedalieri. Numeri in notevole aumento. Contagi che hanno interessato sia operatori sul territorio, sia lavoratori degli ambulatori e lo stesso personale amministrativo del Cup. E come sempre manca la prevenzione interna: già il 7 settembre in una sua lettera inviata alla Direzione dell’Asst il sindacato chiedeva il rigoroso rispetto delle prescrizioni, soprattutto di provvedere al tampone con cadenza periodica per operatrici e operatori che operano in aree dedicate a pazienti particolarmente fragili. Sabato la Cgil Fp – Asst Santi Paolo e Carlo, ha scritto ancora al Direttore Stocco lamentando dati e numeri che non appaiono coerenti con quello richiesto e con l’attività della Medicina del Lavoro auspicando un intervento che andasse nella direzione di attivare una campagna di tamponi per tutti, in base al grado di esposizione degli operatori lamentando l’impossibilità di avere lavoratori che magari, con cadenza mensile e/o bisettimanale, sarebbero stati sottoposti ad una seria vigilanza che riducesse i rischi legati alla propagazione del contagio legato alle ipotetiche positività asintomatiche.

Anche qui, ovviamente manca il personale. Da tempo si chiedeva un piano assunzioni per non trovarsi in difficoltà tra Pronto Soccorso e degenze ma nel periodo estivo non si è fatto nulla. In compenso sono state fatte nomine dei coordinatori (quelli che erano una volta erano i “capo sala”): ci sono fanti ma mancano le pedine. "Stiamo presentando un’interrogazione scritta sulla situazione – dice a Fanpage.it il consigliere regionale del Partito democratico Pietro Bussolati -. C'è una situazione sotto pressione in tutta la Lombardia però da tempo chiediamo una migliore organizzazione”.