Nuovo stadio di San Siro
18 Novembre 2022
18:57

Nuovo stadio a Milano, il coordinatore del dibattito: “I cittadini hanno confermato l’interesse pubblico”

A Fanpage.it, il coordinatore del dibattito pubblico Andrea Pillon spiega quali risultati sono stati raggiunti al termine degli incontri sul dibattito pubblico sullo stadio San Siro.
A cura di Ilaria Quattrone
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Nuovo stadio di San Siro

Nella giornata di oggi, venerdì 18 novembre 2022, si è svolta la conferenza stampa di presentazione della relazione finale del dibattito pubblico sullo stadio San Siro. Durante gli incontri sono emersi una quantità enorme di spunti di riflessione.

A far capire quanto la cittadinanza abbia a cuore lo stadio è l'importante partecipazione agli incontri: "Devo dire che nel corso del dibattito sia il Comune, ma soprattutto i club hanno compreso l'importanza di questo dialogo con i territori e hanno dato una grandissima disponibilità": a dirlo a Fanpage.it è Andrea Pillon, coordinatore del dibattito pubblico su San Siro.

Oggi è stata presentata la relazione finale sul dibattito pubblico a San Siro. Cosa è emerso?

Sono emerse una quantità enorme di spunti di riflessione sia per il Comune che per i due club calcistici. Parliamo di interventi, aspetti tecnici funzionali dello stadio, accessibilità e qualità dell'aria. Il dibattito ha fatto emergere tante questioni sia di carattere generale, ma anche di carattere molto specifico che riguardano i possibili impatti sul quartiere.

Che cos'è un dibattito pubblico? Come funziona?

Il dibattito pubblico è stato introdotto nel 2018 in Italia e in Francia. Esiste da 25 anni ed è un grande processo di ascolto del territorio su grandi opere in Italia. Fino adesso ne sono stati fatti molti, ma su opere infrastrutturali, ferrovie, strade.

Questo è il primo che si fa di fatto su un intervento privato perché il nuovo impianto di San Siro verrebbe finanziato esclusivamente dai due club ed è un processo in cui si presenta ai cittadini la proposta progettuale.

Si ascoltano quali sono le osservazioni favorevoli e contrarie, le criticità, eccetera. Il compito del coordinatore è quello di organizzare gli incontri e far emergere tutti questi interessi, raccoglierli in una relazione finale – che oggi è stata presentata – e consegnare questo documento al Comune e ai club.

Questi hanno due mesi di tempo per scrivere una propria relazione che si chiama dossier conclusivo finale dove devono dire se intendono proseguire con la realizzazione dell'opera e quali modifiche intendono fare, ma soprattutto dire rispetto alle proposte emerse dai cittadini, quali non accettano.

Perché è stato ritenuto necessario, per un argomento come San Siro, creare un dibattito pubblico?

Perché in questo è caso previsto per legge. Il decreto prevede che per opere di carattere sportivo, sociale, scientifico sopra una certa soglia – la legge dice 100 milioni di euro – bisogna fare il dibattito pubblico. Questo intervento è da 1,3 miliardi di euro. In questo caso era proprio un obbligo di legge e quindi il Comune era obbligato a rispettare questa normativa.

Devo dire che nel corso del dibattito sia il Comune, ma soprattutto i club hanno compreso l'importanza di questo dialogo con i territori e hanno dato una grandissima disponibilità. In tutti gli incontri erano presenti sia il Comune che i club con decine di funzionari, dirigenti, tecnici, eccetera.

Chi sono le persone, quindi che partecipano al dibattito pubblico?

Sono le più diverse. Sono i singoli cittadini non organizzati, ma che magari sono interessati all'argomento. Quelli che ritengono di essere impattati sia positivamente che negativamente dall'opera. Noi abbiamo fatto in modo, attraverso degli incontri di approfondimento, di coinvolgere gli altri portatori di interesse, quindi le associazioni di categoria o il mondo accademico. Abbiamo fatto per esempio un incontro al Politecnico.

Abbiamo coinvolto anche gli ordini professionali e i gruppi economici. Proprio perché accanto alla discussione con il pubblico o con i cittadini, si potessero affiancare anche osservazioni, proposte di persone che portano degli interessi particolari che siano economici o di altro tipo.

C'è stata una grande partecipazione durante gli incontri?

Sì, sì, assolutamente. Perché noi abbiamo avuto oltre 3000 presenze. Abbiamo organizzato 13 incontri, di cui tre, come laboratori di quartiere, direttamente su San Siro. Gli incontri sono stati organizzati in modalità ibrida: in parte in presenza e in parte online con una grande partecipazione online, erano molto più le persone collegate da casa che seguivano gli incontri che quelle che quelle in presenza.

Possiamo dire che quello del dibattito pubblico è uno strumento utile?

È uno strumento sicuramente utile per illustrare alla popolazione, alla cittadinanza che cosa si vuole fare. E questo è già un elemento importantissimo perché normalmente molti progetti vengono realizzati senza che la popolazione conosca realmente che cosa accade vicino a casa loro.

L'altra cosa molto importante è che in tutti i dibattiti, e spero anche in questo, emergono delle osservazioni e delle proposte che fanno riflettere i progettisti su alcuni aspetti che magari conoscevano ma che non ritenevano così importanti.

E quindi spesso i progetti che entrano nel dibattito pubblico sono diversi da quelli che escono. Nel caso di San Siro non so cosa accadrà, però è possibile che succeda.

Quindi, per esempio, quali proposte sono emerse, quali anche criticità sono emerse durante il dibattito?

Quello che mi ha colpito di più è che abbiamo dedicato molto spazio all'inclusione, all'accessibilità, alla parità di genere. Abbiamo avuto uno sguardo veramente diverso da parte di persone che sono svantaggiate, ma che hanno portato consigli molto utili per i progettisti per rendere quell'impianto veramente accessibile a tutti.

E questo è abbastanza una novità nella discussione delle grandi opere pubbliche. Poi abbiamo sicuramente delle criticità che riguardano la viabilità, i parcheggi, l'accessibilità all'area perché il quartiere è già un'area che soffre di alcune criticità. C'è stata una forte attenzione al tema della qualità dell'aria. Ci hanno chiesto quanta CO2 produrrebbe? Quali sono le tecniche per ridurre questi impatti?

Altro tema molto sentito è quello del verde presente nel quartiere. Quindi come verrà riorganizzato il verde.

Con questo dibattito c'è la possibilità di arrivare a un referendum sul tema a San Siro?

Il referendum, come sapete, è già stato chiesto, proposto e bocciato dai garanti del Comune e i due istituti. Quello del dibattito pubblico e del referendum sono due istituti molto diversi, non è che si elidono e si escludono a vicenda. È chiaro che quando uno fa una discussione così approfondita su un tema si arriva a vedere come migliorare il progetto.

Immaginare di avere anche un referendum dopo sarebbe una cosa non tanto positiva, però i cittadini possono chiederlo. La procedura c'è, quindi non so cosa potrà accadere.

In relazione a tutto quello che ci siamo detti finora. Possiamo dire che c'è interesse pubblico?

Sì. Uno dei temi più forti che è emerso dal dibattito pubblico è che l'area di San Siro in generale non solo lo stadio, ha bisogno di importanti interventi di rigenerazione urbana, di riqualificazione, perché i problemi già ci sono e quindi hanno chiesto di intervenire rispetto a quello che hanno proposto i club, magari con alcune modifiche. C'è un interesse pubblico da questo punto di vista, così come risolvere tutta una serie di altre criticità presenti presenti nell'area.

E invece, tornando a quanto è successo questa mattina, sono esploso un po' di polemiche, soprattutto nella giornata di ieri relativamente al fatto che veniva presentata la relazione sul dibattito pubblico senza pubblico. Come rispondete a queste critiche?

Questa è stata una mia scelta come coordinatore del dibattito pubblico, perché abbiamo fatto veramente molti incontri sul territorio che sono durati più di 3 ore ciascuno. Ho ritenuto che i temi fossero veramente emersi e i vari gruppi e organizzazioni avevano avuto modo di esprimersi.

Ho voluto fare una cosa più raccolta – che poi era pubblica perché rivolto alla stampa ed è andato in streaming – per dedicare un po' di tempo alla relazione e quindi poterle illustrare senza prevedere degli interventi dal pubblico, ma perché al pubblico bisogna dare anche il tempo di leggerla la relazione e vedere cosa è emerso e poi discuterla.

Potranno esserci altre occasioni di discussione. La mia scelta è stata quella appunto di creare uno spazio alla presentazione dei risultati, che poi sono i risultati che i cittadini hanno portato, non io. Io non ho fatto altro che tenere insieme e cercare di dare omogeneità o comunque scrivere quello che loro mi hanno detto in modo sintetico.

L'ipotesi di un trasferimento del progetto in un altro Comune, come è stata vissuta da parte dei cittadini?

È un tema che è emerso poco nel dibattito pubblico, anche perché le squadre sono state molto chiare sia nella documentazione che hanno presentato che nel corso del dibattito pubblico. Il loro interesse principale è rimanere nell'area di San Siro per ragioni storiche e perché l'area è molto accessibile.

Le squadre hanno anche detto che se nel proseguo del processo amministrativo non dovessero esserci le condizioni per rimanere lì, è chiaro che come imprese si guarderanno intorno. L'altra cosa importante che è emersa è che normalmente nei dibattiti pubblici c'è sempre un'opzione zero, cioè che alcuni dicono non bisogna fare nulla.

Qui non è accaduto. Qui tutti riconoscono il fatto che sull'impianto di San Siro bisogna intervenire, che le squadre hanno bisogno di un impianto di proprietà, un impianto che consenta ai due club di competere con gli altri club nazionali e internazionali. Poi ci si divide sul come farlo: chi dice bisognerebbe ristrutturare il Meazza, altri che invece sono più favorevoli a questo progetto.

I cittadini hanno apprezzato la possibilità che ci fosse un dibattito pubblico, che è stato possibile far sentire la loro voce al di là delle loro posizione?

Sì. Anche se secondo me alcuni se lo immaginavano diverso. Ci sono state delle criticità e anche delle critiche che mi sono state rivolte sulla modalità di conduzione degli incontri, sul numero degli incontri, eccetera. Io credo che poi un dibattito pubblico vada valutato anche un po' nel tempo. Adesso la discussione è un po' calda quindi la polemica è ancora molto viva.

Ritengo che i temi che dovevano emergere sono emersi e le persone che hanno voluto partecipare hanno avuto la possibilità di farlo e di esprimersi. Noi abbiamo veramente discusso per ore di questo progetto, di tutti gli aspetti, cosa che capita veramente molto raramente.

È stato il dibattito più lungo e più partecipato? 

Non più lungo perché è stato abbastanza corto e questa è un'altra delle critiche che ci è stata sollevata, perché effettivamente il progetto è complicato e quindi i cittadini, chiedevano anche più tempo per avere più tempo tra un incontro e l'altro, per potersi preparare. Noi abbiamo rispettato tempi abbastanza stretti, molto contingentati per chiudere in fretta.

Dal punto di vista, invece della partecipazione, sì perché veramente è stata grossa la partecipazione. L'altra cosa che è stata importante è la copertura mediatica che ha avuto il dibattito, perché, a parte gli incontri, abbiamo avuto un 300 circa articoli di stampa in un mese e mezzo. Quindi c'è stato, da questo punto di vista anche un'informazione informazione molto, molto ampia.

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