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Johnny Dorelli prova a vendere una scultura falsa: finisce in tribunale, ma viene assolto

Johnny Dorelli ha acquistato un’opera d’arte senza sapere che fosse falsa, quando ha provato a rivenderla è finito in tribunale. L’attore e cantante è stato assolto perché per la giudice “non aveva le cognizioni tecniche per capire fosse falsa”. Dorelli l’aveva acquistata in una galleria autorizzata. La procura ha fatto ricorso perché l’opera non è stata esclusa dalla circolazione.
A cura di Sara Tirrito
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Giorgio Domenico Guidi, in arte Johnny Dorelli
Giorgio Domenico Guidi, in arte Johnny Dorelli

Johnny Dorelli, a processo perché accusato di aver venduto all'asta un'opera d'arte falsa, è stato assolto dal tribunale di Milano perché "il fatto non costituisce reato". Dorelli ha effettivamente venduto il falso, ma non sapeva che l'opera fosse contraffatta. La sentenza è stata emessa qualche mese fa, ma nelle ultime ore la pm Francesca Crupi ha presentato ricorso in appello perché l'opera apocrifa venga esclusa dalla circolazione.

L'opera d'arte finita in tribunale

Come riporta il Corriere della sera, la scultura a processo si chiama Tre tempi e misura 30cmx30x6. Fu creata in tre esemplari dall'artista Fausto Melotti a partire dal 1971. È realizzata in oro e argento e alterna forme piene e vuote, con elementi a punta che evocano delle frecce. La fama di Melotti, morto nel 1986, è arrivata al grande pubblico anche grazie alla stima che dei suoi lavori aveva Italo Calvino. L'autore dichiarò di essersi ispirato a lui per la scrittura delle Città invisibili: "Mi veniva da scrivere città sottili – disse – come le sue sculture".

Johnny Dorelli era entrato in possesso dei Tre tempi negli anni 80, quando, come testimonia in aula la moglie di Dorelli, Gloria Guida, l'aveva comprata a Bologna, alla Galleria di San Luca, che oggi non esiste più.  Poi aveva provato a venderla nel 2017-2018 e per farlo si era rivolto alla casa d'aste Christie's di Milano. La fondazione di Melotti, incaricata di valutare l'opera prima che venisse messa all'asta, si è accorta che la punzonatura con cui l'artista si firma non era come le altre.

La sentenza che assolve Johnny Dorelli e il ricorso perché l'opera non è stata confiscata

Dorelli ha dichiarato in aula di "non essere un conoscitore delle tecniche dell'artista", di aver sempre acquistato le opere "per diletto" e secondo "il suo gusto estetico", quindi di non essersi mai accorto che l'opera fosse falsa. La sentenza con cui è stato assolto risale a mesi fa, poco prima della pausa estiva dei processi. La giudice Patrizia Costa aveva stabilito che non fosse "esigibile che un individuo", come Giorgio Domenico Guidi, in arte Johnny Dorelli, appassionato d'arte per diletto e non per professione, "che nell'acquisto si rivolge a gallerie autorizzate, abbia le nozioni tecniche necessarie a riconoscere la natura apocrifa delle note". Per questo motivo, Costa aveva assolto l'attore, per cui non si poteva dimostrare "la prova incontrovertibile dell'elemento psicologico" del dolo.

"Il fatto sussiste ma non costituisce reato", aveva stabilito la giudice. Nelle scorse ore, la pm Francesca Crupi ha presentato ricorso in appello perché non è stata disposta "la confisca obbligatoria" della scultura falsificata. Per Crupi è necessario "impedire la circolazione di opere d'arte contraffatte ma vendute come autentiche". La pm chiede in subordine che venga effettuata una perizia per ufficiale la falsità dell'opera e contrassegnarla come apocrifa.

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