Insegnanti misurano la febbre in entrata ai bambini (foto Fanpage.it)
in foto: Insegnanti misurano la febbre in entrata ai bambini (foto Fanpage.it)

Asili nidi aperti e sicuri: è questa la richiesta di alcuni sindacati (Usb-Diccap-Sialcobas e Slaicobas) che domani, giovedì 19 novembre, saranno presenti al presidio organizzato davanti Palazzo Marino a Milano. Quello di domani sarà un anticipo dello sciopero previsto per il 25 novembre. L'obiettivo è quello di chiedere maggiori tutele per bambini ed educatrici che, in questi ultimi mesi, sono stati investiti dalla nuova ondata di contagi da Coronavirus.

Almeno sei casi al giorno nelle scuole

Secondo i dati forniti a Fanpage.it dai sindacati e da Stefano Mansi, rappresentante Rsu per la salute e la sicurezza, dal 22 settembre al 17 novembre si contano "226 educatrici, 28 educatrici di sostegno, otto segretarie e sette direttrici risultate positive al Coronavirus. Ci sono almeno sei casi al giorno – precisa Mansi – A loro si aggiungono 182 bambini e oltre 4mila piccoli in isolamento fiduciario perché considerati contatti stretti. Sempre dal 22 settembre sono state 299 su 1155 le sezioni chiuse (a oggi sono 76) a causa del Covid". I dati sono stati confermati a Fanpage.it anche dal Comune di Milano che ha precisato che si riferiscono a un flusso di quasi tre mesi di scuola e ha fornito anche il quadro aggiornato: "Al momento abbiamo 59 educatori di sezione, sette di sostegno, una segretaria, sei direttrici
e 41 bambini positivi su 1157 sezioni tra nido e infanzia con 3800 educatrici".

Assenza di personale e classi-pollaio

Secondo i sindacati, i contagi sono causati soprattutto dagli spazi: "Il Comune già durante la prima ondata aveva assicurato che sarebbero stati individuati degli spazi in oratori o parrocchie per garantire la massima sicurezza, ma per ora non è stato così e ha aperto gli asili e le scuole senza adottare misure di sicurezza adeguate". A questo problema si aggiunge anche quello della carenza di personale: "Abbiamo delle vere classi pollaio dove ci sono 25 bambini insieme con un'unica insegnante. Servirebbe più personale, ma allo stesso tempo una migliore divisione degli alunni che potrebbero frequentare classi meno numerose". Mansi lamenta poi la non idoneità dei dispositivi di protezione: "I bambini così piccoli non hanno l'obbligo di mascherina nonostante siano veicoli di contagio e questo fa sì che le insegnanti, entrando a contatto con loro, si ammalino. Le educatrici inoltre indossano solo la mascherina chirurgica per diverse ore che non è idonea soprattutto se si è in presenza di persone che non ce l'hanno".