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Stefano Ansaldi morto suicida a Milano
24 Dicembre 2020
11:28

Ginecologo morto a Milano, l’ultimo incontro saltato e affari mancati: cosa c’è dietro il suicidio

L’autopsia ha confermato il suicidio del medico campano Stefano Ansaldi, trovato senza vita sotto un ponteggio a Milano il 19 dicembre. I carabinieri stanno svolgendo le formalità per archiviare il caso, ma intanto seguono la pista dei debiti e stanno ricostruendo le sue ultime ore in città attraverso il “pedinamento virtuale” delle telecamere.
A cura di Salvatore Garzillo
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Stefano Ansaldi morto suicida a Milano

Il ginecologo Stefano Ansaldi era alto un metro e ottanta, è un dettaglio importante. Se gli avessero tagliato la gola da dietro, come si è ipotizzato in una prima fase di questa complessa indagine, avremmo avuto un assassino più alto della vittima che quindi non sarebbe passato inosservato alle tante telecamere installate attorno al ponteggio dove è finita la vita del medico campano. E invece da sotto quel ponteggio non è uscito nessuno. Certo, avrebbero potuto farlo inginocchiare ma dall’autopsia sono emersi elementi che non lasciano dubbi sulla “dinamica suicidiaria”, freddi tecnicismi più affilati di un rasoio.

Ci vorrà ancora qualche giorno per completare gli accertamenti formali che metteranno il punto alla storia e segneranno l’archiviazione, solo allora i carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova coordinati dall'aggiunto Laura Pedio e dal pubblico ministero Adriano Scudieri si potranno concentrare sui motivi che hanno spinto uno stimato professionista a togliersi la vita in quel modo, in quel posto, simulando un omicidio.

Il diritto di cronaca

A questo punto è bene fare una precisazione. Per molti giorni abbiamo ragionato sull’opportunità di anticipare i dettagli della fine di Ansaldi, consapevoli del dolore che avrebbe provocato alla sua famiglia. Tuttavia c’era un’intera città preoccupata per la ipotetica circolazione di due assassini ancora a piede libero. Nel bilanciamento degli interessi costituzionalmente rilevanti la Corte di Cassazione, già nel 1984, ha individuato tre condizioni per la diffusione di una notizia e una di queste è l’esistenza di un pubblico interesse alla conoscenza dei fatti accaduti (la cosiddetta pertinenza). Quindi, ha prevalso il diritto di cronaca.

La pista dei soldi, o meglio dei debiti

La pista principale al momento sono i soldi, o meglio i debiti che Ansaldi avrebbe accumulato negli ultimi tempi attraverso una società estera. La cifra non è stata ancora calcolata al centesimo ma sembra fosse scoperto di diverse centinaia di migliaia di euro. Una situazione diventata insostenibile per il ginecologo, apprezzato da moltissimi per la sua umanità e capacità professionale. Forse proprio per questo nessuno immaginava i suoi problemi economici ed è ancora più difficile accettare la sua decisione.

La trasferta milanese non era casuale, aveva avvertito la famiglia che avrebbe visto un amico dalla Svizzera senza chiarirne esattamente il motivo. L'obiettivo era incontrarlo nel tentativo di discutere d'affari e rimetterli in sesto ma, al momento, non risulta che il colloquio sia avvenuto. L’appuntamento saltato potrebbe aver aggiunto un tassello al quadro di disperazione di Ansaldi, che in quel momento deve aver imboccato la via di una decisione su cui stava ragionando, altrimenti non si spiegano i guanti in lattice e il coltello portati con sé.

Il pedinamento virtuale

I carabinieri, con un lavoro mastodontico, stanno ricostruendo il percorso del ginecologo dal suo arrivo in stazione Centrale fino agli ultimi passi che lo hanno condotto al ponteggio. Un pedinamento virtuale attraverso le telecamere di zona, un film delle ultime ore di Ansaldi, che mostrano una escalation verso il baratro. In uno dei capitoli finali della sua storia getta il cellulare in un cestino (sembra dopo aver ricevuto una telefonata, ma forse non ci sono nessi di causalità). Circa un’ora dopo, al termine di un girovagare senza meta, si toglierà la vita. 

La modalità scelta

La modalità così efferata ha suscitato sgomento e soprattutto incredulità. Come è possibile tagliarsi la gola da solo? Eppure la letteratura scientifica è piena di episodi dello stesso tipo. Il dissanguamento è una delle tipologie di suicidio più frequenti, anche se spesso avviene col taglio delle vene. La differenza è che ci vuole molto più tempo mentre col taglio della giugulare si sviene in pochissimi secondi. È probabile che Ansaldi lo sapesse. Fino alla fine è stato un bravo medico.

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