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Diego Rota ucciso dalla moglie, la cognata: “Era una persona riservata, non conoscevamo le loro difficoltà”

La cognata di Diego Rota, ucciso giovedì 25 gennaio da sua moglie Caryl Menghetti, ha ricordato il 55enne: “Era una persona discreta”, ha detto, “se ci avesse avvisato che era in quella situazione saremmo intervenuti”.
A cura di Enrico Spaccini
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Caryl Menghetti e Diego Rota (foto da Facebook)
Caryl Menghetti e Diego Rota (foto da Facebook)

Diego Rota è stato ucciso nella tarda serata di giovedì 25 gennaio con almeno 10 coltellate nella sua camera da letto, a Martinengo (in provincia di Bergamo). A colpirlo cogliendolo di sorpresa è stata sua moglie, Caryl Menghetti, mentre la loro figlia dormiva nella stanza accanto. La 46enne ora è nel carcere di via Gleno, accusata di omicidio volontario. Le indagini per chiarire quanto accaduto quella sera in via Cascina Lombarda sono ancora in corso. Sono in molti, però, a chiedersi perché, viste le difficoltà psicologiche di Menghetti, le minacce di morte rivolte al marito e la visita di quella stessa mattina in Psichiatria a Treviglio, le era stato concesso di poter tornare a casa.

Le difficoltà psicologiche di Menghetti

"Ce lo chiediamo anche noi", ha dichiarato al Corriere della Sera Evi Ranghetti, moglie di Angelo Rota e cognata di Diego. Il 55enne, falegname originario di Brusaporto, è stato descritto dalla moglie di suo fratello come una persona discreta, che non parlava mai agli altri dei suoi problemi. "Per me era come un fratello", ha commentato Ranghetti, "se giovedì ci avesse avvisato che era in quella situazione saremmo intervenuti".

Per anni Rota e Menghetti hanno provato ad avere un figlio, senza successo. Poi, però, grazie all'inseminazione artificiale cinque anni fa hanno avuto una bimba. La neo mamma originaria di Vercelli è entrata dal giorno del parto in un periodo di depressione che tre anni fa l'ha portata a ricevere un trattamento sanitario obbligatorio. Dopo quell'episodio sembrava che si fosse rimessa, ma poi sono subentrate le difficoltà legate al lavoro. Pochi giorni fa, infatti, le era stata revocata la convenzione per la gestione del chiosco comunale di gelati nel Parco Suardi di Bergamo.

La visita di giovedì e l'omicidio di Rota

Giovedì mattina Menghetti avrebbe avuto una crisi. La 46enne aveva iniziato a dire cose senza senso e ad accusare il marito di essere coinvolto in brutti giri, aggiungendo che se questo fosse stato vero lo avrebbe ucciso. Rota, così, ha deciso di accompagnarla al pronto soccorso dell'ospedale di Treviglio. Là è stata visitata nel reparto di Psichiatria e le è stato riscontrato un atteggiamento psicotico con allucinazioni e frasi insensate. Nonostante ciò, è stata dimessa ed è tornata a casa insieme al marito che avrebbe ucciso poche ore più tardi.

Già lunedì 29 gennaio Menghetti potrebbe essere sottoposta all'interrogatorio di convalida davanti al gip, mentre martedì 30 gennaio sarà eseguita l'autopsia sulla salma di Rota, ora nell'obitorio dell'ospedale Papa Giovanni XXIII. Intanto, Asst Bergamo Ovest ha svolto alcuni accertamenti circa quanto avvenuto giovedì mattina: "Il medico ha fatto la sua diagnosi e ha prescritto i farmaci che ha ritenuto necessari", ha fatto sapere il direttore generale Giovanni Palazzo, "era impossibile prevedere quello che sarebbe successo".

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