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Chiede soldi ai pazienti per fargli saltare le liste d’attesa per le operazioni: indagato un oculista

Un oculista dell’ospedale di Esine (Brescia) è indagato perché accusato di aver intascato soldi dai pazienti per fargli saltare le liste d’attesa. Il medico è un collega dell’ex primario Giovanni Mazzoli, ora ai domiciliari per le stesse accuse in attesa del processo.
A cura di Enrico Spaccini
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Un oculista dell'ospedale di Esine, in Val Camonica (provincia di Brescia), è indagati dalla Procura di Brescia perché accusato di aver intascato denaro dai pazienti per fargli saltare le liste d'attesa previste per interventi chirurgici agli occhi. Il medico, finito al centro dell'inchiesta che riguardava l'ex primario Giovanni Mazzoli (già arrestato, ora ai domiciliari e in attesa del processo), si sarebbe accorto di una cimice ambientale che gli investigatori avevano piazzato nel suo studio e l'avrebbe scattata. Le indagini nei suoi confronti, quindi, stanno continuando attraverso le testimonianze dei pazienti e le analisi delle liste d'attesa che sarebbero state modificate.

Il caso dell'ex primario Giovanni Mazzoli

Lo scorso giugno Giovanni Mazzoli è stato arrestato per truffa aggravata, peculato, falso in atto pubblico e indebita induzione a dare o promettere utilità. Il 63enne in qualità di primario del reparto Oculistica dell'ospedale di Esine si sarebbe fatto pagare dai pazienti per fargli saltare la coda prevista dalle liste d'attesa. Chiedendo in genere mazzette tra 300 e 700 euro, l'ormai ex primario faceva finire in sala operatoria in tempi strettissimi persone che avrebbero dovuto attendere mesi.

Per la Procura, quindi, Mazzoli "ha dimostrato di ricevere proventi dall’attività illecita approfittando senza alcuno scrupolo del ruolo pubblico ricoperto". In tutto sarebbero circa 50 i casi contestati al 63enne, ricostruiti attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali: "Vedo cosa riesco a fare senza andare in prigione", era solito dire ai suoi pazienti.

Il college intercettato

È stato proprio tramite una di queste intercettazioni che i carabinieri di Breno hanno deciso di allargare l'indagine a un collega di Mazzoli. Oculista nello stesso ospedale, avrebbe utilizzato lo stesso metodo del suo primario di allora per agevolare i suoi pazienti.

Questo secondo medico, però, si sarebbe accorto della presenza di una cimice ambientale installa nel suo studio dai militari e l'avrebbe staccata, facendo così saltare il piano dell'intercettazione. Il suo nome risulta comunque iscritto nel registro degli indagati dei sostituti procuratori Donato Greco e Claudia Moregola. Ora gli inquirenti dovranno cercare eventuali prove di irregolarità nelle liste d'attesa che sarebbero state modificate e dalle testimonianze dei pazienti che sono riusciti a raccogliere.

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