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Bimbo affetto da tumore grave non può iniziare le cure: genitori no vax gli negano il tampone Covid

Il bimbo doveva essere trasferito in una struttura ospedaliera per cominciare le cure, ma per farlo serviva un tampone Covid. I genitori si sono rifiutati e il pm li ha indagati per tentato omicidio, autorizzando lui stesso il prelievo di un campione biologico.
A cura di Enrico Tata
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Un bimbo di 4 anni e mezzo sta molto male e i genitori lo portano subito al pronto soccorso di un ospedale a Milano. La diagnosi è terribile: secondo i medici il piccolo è affetto una forma aggressivissima di tumore. L'unica speranza è iniziare subito un ciclo di cure, ma la struttura sanitaria più vicina che è in grado di somministrarle si trova fuori Milano.

I genitori no vax negano consenso per il tampone

Bisogna subito trasferire il piccolo, ma per farlo serve un tampone per verificare che il piccolo non sia affetto da Covid. Una procedura normale e richiesta da moltissimi ospedali e in questo caso assolutamente necessaria, poiché in quella struttura sono ricoverati molti pazienti immunodepressi. Una infezione da Covid potrebbe essergli fatale e quindi, per tutelarli, tutti i nuovi pazienti devono effettuare un tampone Covid. Ebbene, i genitori del piccolo, italiani e no-vax, si sono rifiutati e hanno negato il consenso ai medici. Niente tampone, niente trasferimento.

Pm li indaga per tentato omicidio

Come riporta sul Corriere della Sera Luigi Ferrarella, un pm della procura di Milano ha dovuto sbloccare la situazione. E lo ha fatto forzando le regole, perché il prelievo forzoso di campioni biologici può essere disposto soltanto a tutela di un'indagine. Per questo ha immediatamente aperto un fascicolo di indagine a carico dei genitori per l'ipotesi di tentato omicidio del figlio.Così è stato effettuato il tampone e il piccolo è stato trasferito in questo seconda struttura.

In merito alla vicenda ricorda Ferrarella che secondo l'articolo 359-bis di procedura penale  un "prelievo coattivo di campioni biologici su persone viventi" è ammesso soltanto "nei casi di urgenza quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave o irreparabile pregiudizio alle indagini". Per questo la procura ne ha immediatamente aperta una.

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