“Non sono più l’uomo di 5 anni fa. L’Alberto Genovese di quel tempo, il gran lavoratore che ha creato Facile.it (azienda poi ceduta nel 2014 ndr), che ha fondato un impero dal niente, non c’è più. Ora non sono nulla di tutto questo”. 
Alberto Genovese si descrive così al pm Rosaria Stagnaro e al capo della Squadra Mobile Marco Calì durante le 4 ore di un interrogatorio che agli inquirenti è sembrato solo la prima parte di un incontro che andrà avanti.

L’imprenditore del digitale è accusato di aver violentato una modella di 18 anni dopo averle somministrato un mix di droghe nel corso di una festa nel suo lussuoso attico con vista Duomo organizzata lo scorso 10 ottobre. Teso, nervoso, provato nel fisico e nello sguardo, probabilmente per l’astinenza da sostanze stupefacenti.

Alberto Genovese interrogato in Procura per 4 ore

Nelle oltre 4 ore di interrogatorio (iniziato alle 10.30) il tema della droga è stato affrontato lungamente e il consumo di grandi quantità è alla base della difesa di Genovese.  Il 43enne non ha ammesso chiaramente le proprie responsabilità, nonostante ci siano dei video di quelle ore di violenza che sarebbero una prova schiacciante. Agli inquirenti avrebbe ripetuto che non aveva intenzione di fare del male alla ragazza e che “se ciò è avvenuto” è stato per colpa della droga.

L'imprenditore ha ribadito i suoi problemi di tossicodipendenza

Tutta la sua “caduta” sarebbe causata dalle sostanze, che avrebbero preso il controllo della sua vita."Ero drogato. E quando assumo droghe sono fuori di me, non sono più consapevole di ciò che faccio", avrebbe detto. 
La durata dell’interrogatorio è dipesa dalle condizioni psicofisiche di Genovese, che spesso aveva bisogno di fare una pausa per riprendere il filo dei propri pensieri. In più momenti ha portato le mani alla fronte, ha appoggiato la testa poggiata sul tavolo, si è piegato in due ed è arrivato quasi allo svenimento.