Dopo le polemiche per la costituzione della sua segreteria e nel pieno dello scontro fra Carlo Calenda e alcuni storici dirigenti del partito, torna a parlare il segretario democratico Maurizio Martina, con una lunga intervista rilasciata a Carlo Bertini su La Stampa. Nella sua lettura, non bisogna "nascondere la fase storica che stiamo vivendo, un conflitto che mette a durissima prova la sinistra" e lavorare affinché il PD riesca a recuperare la propria centralità, con alcuni punti irrinunciabili: "Quale prospettiva di Europa, quale idea di sviluppo, lotta alle nuove disuguaglianze, la questione generazionale e il grande tema della cittadinanze". Un progetto che dovrebbe far passare in secondo piano le polemiche interne al partito, sorte in particolare dopo la nomina dei componenti della segreteria. Martina però si difende: "So bene che quando si fanno queste scelte si scontenta qualcuno. Ho cercato di fare una segreteria di competenze e novità che lavori con me all’agenda del Pd. La mia scommessa è un impegno quotidiano nel paese reale: voglio un partito di strada che abbia un rapporto diretto con i bisogni degli italiani".

L'agenda "di cambiamento" che Martina intende costruire passa inevitabilmente per il contrasto al governo di Lega e Movimento 5 Stelle, su cui il giudizio è nettissimo: "La tutela dell’interesse nazionale può stare meglio nelle mani di altri: perché le loro scelte minano l’interesse nazionale, come si vede in queste ore. Quando un ministro dell’Interno predica più sicurezza e poi si scopre che con le sue scelte l’Italia resta più isolata e altri Paesi scaricano il problema anziché condividere responsabilità, si mina l’interesse nazionale. O quando si negano gli accordi di libero scambio in quel modo, si mettono a rischio migliaia di imprese e tanti territori, che su quelle esportazioni costruiscono un pezzo del nostro futuro. Sono convinto che ci sia uno spazio vero di lavoro per noi".

In tale contesto, netta appare anche la chiusura nei confronti di possibili accordi col Movimento 5 Stelle, nel caso si rompa il patto con la Lega di Salvini: "Non vedo le condizioni perché M5s scarti questa situazione con un briciolo di autonomia e cambiando rotta. So che un’opposizione all’altezza del suo ruolo deve lavorare per aprire contraddizioni nella maggioranza. E poi penso che il M5s si sia legato mani e piedi a questa esperienza, egemonizzata dalla Lega. E che al momento non ci sono segnali di ravvedimento".