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17 Gennaio 2026
6:00

Perché Sant’Antonio Abate è il protettore degli animali: storia e tradizioni del 17 gennaio

Il 17 gennaio si celebra Sant’Antonio Abate, patrono degli animali: eremita del III secolo, legato al fuoco e al maiale, ispira ancora riti di benedizione.

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Il cardinale Angelo Comastri durante la benedizione degli animali per la celebrazione di Sant’Antonio Abate in Vaticano nel 2020

Il 17 gennaio la Chiesa cattolica ricorda Sant’Antonio Abate, il più amato dagli amanti degli animali nella tradizione cattolica, dopo San Francesco. In questa data, ancora oggi molto sentita si mescolano fede, storia e amore per i nostri amici a quattro zampe, non solo cani e gatti, ma anche quelli che tradizionalmente lavorano al nostro fianco come mucche e cavalli.

Per celebrarli, in molte città di Italia, dal Vaticano a Palermo, passando per Nuoro, si organizzano grandi benedizioni in piazza e momenti di raccoglimento.

Il rapporto di Sant'Antonio Abate con gli animali

Sant’Antonio Abate visse tra il III e il IV d.C. e la sua leggenda ricorda molto quella di San Francesco d’Assisi, altro nome della tradizione cattolica legato agli animali. Come il santo umbro, anche Antonio scelse una vita di radicale povertà: rinunciò ai beni familiari, li distribuì a poveri e bisognosi e si ritirò nel deserto egiziano, dove visse come eremita, dedicando le proprie giornate alla preghiera, al silenzio e alla meditazione. Questo stile di vita ha contribuito a consolidare nel tempo l’immagine di un santo in profonda armonia con la natura e con gli animali.

Nell’immaginario collettivo, però, Sant’Antonio Abate è soprattutto il protettore degli animali domestici. L’iconografia lo raffigura quasi sempre accompagnato da un maiale, spesso ai suoi piedi o tra le braccia. Questo animale è al centro di una delle leggende più note legate al santo: secondo il racconto popolare, Antonio sarebbe sceso negli inferi per sottrarre il fuoco ai demoni e donarlo agli uomini. Allo scopo di creare scompiglio avrebbe mandato avanti il suo maialino, con una campanella legata al collo, così da distrarre le creature infernali.

Il fuoco diventa così un altro simbolo distintivo del santo. A lui, infatti, viene attribuita la capacità di guarire dal cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio”, un termine con cui in passato si indicavano diverse patologie cutanee come l'herpes zoster. Queste venivano curate dai monaci Antoniani attraverso unguenti preparati con grasso di maiale e piante officinali, rafforzando ulteriormente il legame simbolico tra il santo e questo animale.

Le tradizioni con gli animali e le leggende legate al 17 gennaio

Ogni anno, il 17 gennaio, in molte città e campagne italiane si rinnova l’usanza di portare gli animali a ricevere la benedizione. Accanto ai cani e ai gatti accompagnati dal loro umano di riferimento, nelle zone agricole vengono condotti anche gli animali delle stalle, in un rito che richiama la protezione sul lavoro e sulla vita quotidiana. Succede a Bagheria, dove nella piazza antistante il Santuario Maria Santissima Immacolata si svolge la tradizionale benedizione degli animali e delle persone che li accompagnano. Il rito, officiato da padre Antonino Bruno, affonda le radici nella cultura contadina locale e celebra il rapporto di cura e responsabilità che unisce esseri umani e animali.

Tradizioni simili sono documentate in Vaticano, fino a piccoli centri rurali, dove il 17 gennaio è spesso accompagnato anche da falò rituali, simbolo di purificazione e rinnovamento. Secondo la Conferenza Episcopale Italiana e numerose diocesi locali, queste celebrazioni rappresentano un’occasione per riflettere sul valore del creato e sul ruolo dell’uomo come custode degli animali, non come dominatore, ma come umano di riferimento chiamato al rispetto e alla cura.

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