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3 Aprile 2026
13:48

Morta l’elefantessa Chanchal, dipinta di rosa per uno shooting: polemica social contro la fotografa

È morta l'elefantessa Chanchal, dipinta di rosa per degli scatti pochi mesi prima. Scoppia la polemica social contro la fotografa, che si difende: "Usata vernice naturale, atossica e lavabile". L'elefantessa era anziana, ma la questione sullo sfruttamento è molto più ampia.

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Chanchal durante il servizio fotografico dello scorso novembre. Foto di Julia Buruleva via Instagram

La morte di Chanchal, un'elefantessa asiatica di circa 65 anni, sta scatenando un forte dibattito in questo ore. Lo scorso novembre, l'animale era infatti finito al centro di un servizio fotografico realizzato a Jaipur, nello Stato indiano del Rajasthan, dalla fotografa russa Julia Buruleva, dove era stato interamente dipinto di rosa insieme a una modella. Le immagini, diffuse online, avevano già suscitato polemiche. Poi, a febbraio, la notizia della sua morte avvenuta a distanza di pochi mesi ha fatto il resto.

Le autorità forestali indiane hanno aperto un'indagine per verificare se durante lo shooting siano state rispettate tutte le norme sul benessere animale. Al momento, però, non ci sono prove che colleghino direttamente il decesso dell'elefantessa al servizio fotografico.

La fotografa si difende: "Morta per cause naturali"

Secondo il custode dell'animale e la stessa fotografa Buruleva, Chanchal sarebbe in realtà morta per cause naturali. Un'ipotesi abbastanza plausibile: gli elefanti asiatici (Elephas maximus) in natura vivono mediamente tra i 50 e i 60 anni, anche se in cattività possono superare questa soglia. A 65 anni, quindi, Chanchal era quindi già un individuo molto anziano.

La stessa fotografa ha respinto con forza le accuse, spiegando che per dipingere l'elefantessa è stata utilizzata una vernice naturale e non tossica, applicata per un tempo molto limitato e facilmente lavabile. Ha inoltre precisato che la sessione è stata breve e supervisionata dal custode dell'animale, e che Chanchal appariva calma e reattiva. Il progetto, secondo Buruleva, voleva richiamare pratiche culturali locali, dove gli elefanti vengono decorati durante festività e cerimonie tradizionali.

Nonostante queste precisazioni, la reazione pubblica è però stata durissima. Sui social, molti utenti hanno parlato apertamente di sfruttamento animale, sostenendo che la libertà artistica non può giustificare pratiche così invasive e crudeli. La fotografa ha detto anche di aver ricevuto anche minacce e messaggi d'odio.

Un problema molto più ampio: lo sfruttamento degli elefanti

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In Asia, molti elefanti vengon ancora sfruttati per attività turistiche e spettacoli

Al di là delle presunte responsabilità sul decesso dell'animale, il caso riporta al centro una questione molto più ampia: lo sfruttamento degli elefanti in contesti turistici, culturali e commerciali. In molte aree dell'Asia, questi animali vengono infatti ancora impiegati per attività che vanno dalle passeggiate con i turisti (spesso spacciate per attività rispettose e sostenibili) agli spettacoli, fino appunto ai servizi fotografici. Proprio per questo, lo zoo di Bali ha deciso recentemente di bandire le passeggiate dorso di elefante.

Anche quando non ci sono maltrattamenti evidenti o immediatamente dimostrabili, esiste però anche un problema più sottile, ma altrettanto serio: quello della spettacolarizzazione. Gli elefanti sono animali sociali, dotati di una complessa vita cognitiva ed emotiva. In natura, vivono in gruppi familiari stabili, comunicano tra loro con suoni a bassa frequenza e mostrano forme di "intelligenza", empatia e auto-consapevolezza estremamente complesse.

Trasformarli in "scenografie viventi" per l'intrattenimento o la realizzazione di immagini significa spesso calpestare la loro natura e la loro dignità. Anche pratiche apparentemente innocue, come appunto dipingere il corpo di un animale o obbligarlo a posare con persone, implicano comunque un certo grado di stress e disagio, che possono incidere sul suo benessere.

La questione va oltre la morte di Chanchal

Per questo motivo, esperti e numerose organizzazioni per la tutela degli animali chiedono da tempo regole ancora più severe sull'impiego degli elefanti in cattività o sulla loro detenzione all'interno di zoo e parchi faunistici, soprattutto in contesti non necessari, come quello dell'intrattenimento o del turismo, che possono anche incentivare ulteriormente lo sfruttamento e il maltrattamento di questi animali.

La morte dell'elefantessa Chanchal, molto probabilmente, non è direttamente collegata al servizio fotografico o alla vernice rosa che è stata utilizzata per dipingere il suo corpo. Ma anche se è morta per la sua età ormai molto avanzata, quello che sta accadendo non chiude la questione. Il problema non è infatti solo come questi animali muoiono in contesti di cattività, ma anche e soprattutto come – e per cosa – vengono fatti vivere.

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