
Negli Stati Uniti è in corso una marcia per la pace che durerà circa 120 giorni e che porterà un gruppo di monaci buddisti a percorrere a piedi oltre 3.700 chilometri, attraversando alla fine ben dieci Stati diversi. Tuttavia, lungo questa lunga traversata c'è una "figura" che attira sguardi, foto e sorrisi quanto – se non più – dei monaci stessi: un cane dal passo tranquillo e dallo sguardo attento, con una macchia bianca a forma di cuore sulla fronte, diventato ormai noto online come il "Peace Dog". Il suo nome è Aloka.
Aloka cammina accanto ai monaci mentre la "Walk for Peace" sta attraversando in questi giorni la South Carolina. A volte procede con passo sicuro qualche metro più avanti, altre resta al loro fianco, e quando è stanco si lascia di tanto in tanto trasportare. Non abbaia, non si agita, non cerca attenzioni. Semplicemente, è lì. E questa presenza silenziosa e discreta, ma costante, è bastata a renderlo uno dei simboli più riconoscibili dell'intero pellegrinaggio, oltre che una "star" sui social.
Chi è Aloka, "il cane della pace" che attraversa gli USA insieme ai monaci
Secondo le informazioni condivise sui suoi profili social "personali", Aloka ha circa quattro anni ed è un cosiddetto cane "pariah", una tipologia di cane molto diffusa nel subcontinente indiano. La sua storia, infatti, non inizia negli Stati Uniti. Aloka era uno dei tanti cani liberi che vivono in India e ha incontrato i monaci durante una precedente marcia per la pace. Li ha seguiti per un tratto, poi per un altro, fino a non andarsene più. Da allora non li ha più lasciati, trasformando quella che poteva essere una semplice coincidenza in un legame duraturo.
Oggi quella stessa "fedeltà" lo accompagna chilometro dopo chilometro nella lunga marcia americana. La Walk for Peace, organizzata dal Huong Dao Vipassana Bhavana Center, è un pellegrinaggio di oltre 3.700 chilometri e ben 120 giorni di cammino. È partita da Fort Worth, in Texas, il 26 ottobre e attraversa dieci Stati prima di arrivare a Washington D.C. I monaci viaggiano a piedi, portando con sé pochissimi oggetti e affidandosi all'ospitalità e alla generosità delle comunità che incontrano lungo il percorso.
L'intento della marcia è quello di promuovere la nonviolenza e la compassione attraverso un gesto semplice e quotidiano come il camminare. Non ci sono slogan urlati né manifestazioni rumorose. C'è solo il corpo che si muove nello spazio e il tempo dedicato al pellegrinaggio. In questo contesto, la presenza di Aloka non è quindi solo un dettaglio folkloristico o che strappa un sorriso, ma parte integrante del messaggio: la pace come relazione, come cammino condiviso, anche tra specie diverse.
Negli ultimi mesi, Aloka è diventato inoltre una vera e propria star dei social network. Foto e video lo ritraggono mentre attraversa strade trafficate o riposa accanto ai monaci, e i suoi profili sono seguiti da centinaia di migliaia di persone (quasi mezzo milione solo su Facebook). Ma la sua popolarità non nasce da comportamenti "straordinari" o complessi: a colpire sono "solo" la sua calma, la sua costanza e la sua presenza paziente e costante, sia con i suoi compagni di viaggio che con i "fan" che incontra lungo il cammino.
I cani pariah, i più antichi e "primitivi" amici dell'uomo

Per capire meglio chi è Aloka, vale però la pena soffermarsi sui cosiddetti cani pariah, o cani del villaggio. Il termine "pariah" viene usato per indicare i cani autoctoni del subcontinente indiano che non appartengono a una razza selezionata dagli esseri umani, ma che sono al contrario il risultato di migliaia di anni di evoluzione "naturale" tra i villaggi e accanto alle comunità umane. Sono cani generalmente di taglia media, con orecchie dritte, corporatura agile, di colore bruno e bianco e dalle grandi capacità di adattamento.
A differenza delle razze moderne, selezionate per caratteristiche estetiche o funzionali precise, i cani pariah sono sopravvissuti da soli grazie alla robustezza e alla loro capacità di saper leggere l'ambiente umano. Vivono in libertà o semi-libertà, sviluppano forti abilità sociali e sono molto attenti ai segnali delle persone. Non sono "randagi" nel senso stretto del termine, ma fanno parte del tessuto sociale dei luoghi in cui vivono e delle comunità umane in cui sono inseriti.
Aloka incarna molte di queste caratteristiche. È autonomo, equilibrato e capace di inserirsi in un gruppo umano senza creare conflitti, mantenendo allo stesso tempo sempre una certa indipendenza. Il suo comportamento durante la marcia – sempre calmo, mai invadente – è probabilmente il frutto di questa lunga storia evolutiva di questi cani. Oggi, molte organizzazioni cinofile e enti internazionali preferisco chiamare i pariah "cani primitivi" o "aborigeni", poiché molto simili ai primissimi cani domesticati dagli esseri umani.
Mentre la Walk for Peace continua il suo percorso attraverso la South Carolina e gli altri Stati, residenti, curiosi e automobilisti si fermano, salutano, offrono cibo e parole di incoraggiamento. In molti si avvicinano proprio per lui. Aloka però non parla, non spiega, non predica. Cammina. E in questo gesto semplice, condiviso con i monaci buddisti, diventa forse il messaggio più immediato della marcia: la pace non è qualcosa da dire, ma qualcosa da fare, un passo dopo l'altro e tutti nella stessa direzione. Animali umani e non.