
Tra gli animali più "intelligenti", oltre a delfini, scimmie, elefanti e altri mammiferi, c'è un gruppo molto particolare di uccelli che viene sempre citato: i corvidi. Tra questi, il corvo imperiale (Corvus corax) – il corvide più grande al mondo insieme al corvo imperiale beccogrosso – è spesso etichettato come uno dei più "brillanti" e, soprattutto, più "curiosi". In realtà, questa fama non riguarda solo lui, ma accomuna molte specie della sua famiglia: cornacchie, ghiandaie, taccole e gazze.
I corvidi sono infatti considerati tra gli uccelli più "intelligenti" in assoluto per le loro capacità cognitive, cioè l'insieme di abilità legate all'apprendimento, alla memoria, alla risoluzione dei problemi e alla flessibilità comportamentale. Il corvo imperiale, in particolare, è diventato quindi una sorta di simbolo di queste qualità perché riesce a combinarle con comportamenti molto evidenti e parecchio studiati: esplora, osserva, manipola oggetti, interagisce con altri animali e, in alcuni casi, anche con gli esseri umani.
Non sarà probabilmente "l’animale più curioso" del mondo in senso assoluto, ma di certo incarna e rappresenta meglio di molti altri tutte le straordinarie capacità dei corvidi.
Le abilità del corvo imperiale

Per capire perché il corvo imperiale è considerato così intelligente, bisogna guardare alla sua etologia. In natura, questi uccelli vivono in ambienti molto diversi tra loro come montagne, foreste, coste, deserti e persino aree urbane. Per poter sopravvivere in contesti tanto diversi e variabili servono quindi grande adattabilità e capacità di problem solving, ovvero saper risolvere problemi, imprevisti e situazioni sempre nuove.
Numerosi studi hanno mostrato che i corvi imperiali sanno usare strumenti, una capacità rara nel mondo animale e ancora più insolita negli uccelli. Alcuni sono stati osservati piegare fili metallici per creare ganci su cui immagazzinare il cibo, oppure usare bastoncini per raggiungere larve e insetti nascosti. Questi comportamenti non sono affatto scontati, ma richiedono pianificazione, abilità cognitive complesse e comprensione della relazione causa-effetto.

Un'altra abilità chiave è la memoria. I corvi ricordano per anni i luoghi dove hanno nascosto il cibo e riescono anche a tenere conto di chi li osserva mentre lo fanno. Se sospettano di essere stati "spiati", tornano più tardi a spostare le scorte, dimostrando una sorprendente capacità di valutare le intenzioni e il comportamento altrui. Ma soprattutto cattività che queste doti emergono ancora più chiaramente.
I corvi imparano rapidamente regole, sequenze di azioni e persino semplici simboli. Alcuni individui riescono ad associare suoni o parole a oggetti specifici, mostrando una forma di apprendimento avanzato che li rende molto simili, per certi aspetti, ai pappagalli. Sanno risolvere puzzle, aprire porticine e barattoli e capiscono persino quando viene loro offerto uno scambio ingiusto durante un esperimento. Per certi versi, le loro abilità sono del tutto paragonabili a quelle die grandi primati, inclusi i bambini umani.
Da dove deriva la "curiosità" del corvo

La fama di animale "curioso" deriva proprio dalla combinazione di intelligenza, gioco ed esplorazione. Il corvo imperiale non si limita infatti a reagire agli stimoli necessari per sopravvivere, ma sembra spesso cercare attivamente nuove esperienze. Come altri corvidi, è in grado per esempio di imitare suoni e, in alcuni casi, di ripetere parole umane. Non lo fa per comunicare nel nostro linguaggio, ma perché è molto attento ai suoni e ama sperimentare con ciò che lo circonda.
Interagisce spesso con oggetti, li sposta, li nasconde o li usa in modi apparentemente "inutili", ma fondamentali per imparare e sviluppare una certa "curiosità". In questo senso, il gioco è un elemento centrale nelle abilità di questa specie. I corvi sono infatti tra le specie di uccelli che giocano di più. In natura sono stati visti scivolare o rotolare lungo i pendii innevati e sui tetti ghiacciati, apparentemente solo per divertimento, risalendo poi per ripetere l'esperienza, oppure "appendersi" a testa in giù da un ramo senza un evidente motivo.
Il gioco, dal punto di vista scientifico, è infatti un comportamento estremamente importante perché aiuta a sviluppare abilità cognitive e motorie e non è così comune fuori dai mammiferi. Ancora più sorprendenti, poi, sono i modi attraverso cui interagisce con gli altri animali. Corvi imperiali sono stati osservati mentre "giocavano" al "prova a prendermi se ci riesci" con lupi, orsi, cani e lontre, avvicinandosi e allontanandosi rapidamente per "stimolare" un inseguimento.
In altri casi, infine, infastidiscono aquile e altri grandi predatori per distrarli e rubare loro il cibo. Questi comportamenti richiedono tanto coraggio, ma soprattutto una buona capacità di saper valutare il rischio.
I corvi imperiali sono aggressivi?
I corvi imperiali non sono generalmente aggressivi e come molti altri animali intelligenti tendono piuttosto a evitare i conflitti inutili e a usare strategie alternative, come l'inganno o la cooperazione. Detto questo, sono anche uccelli molto grandi e robusti (un corpo imperiale ha un'apertura alare anche di oltre un metro e mezzo), con un becco grosso e potente, e non si tirano di certo indietro se si sentono minacciati.
Gli attacchi agli esseri umani sono molto rari e avvengono quasi esclusivamente durante il periodo riproduttivo, quando qualcuno si avvicina troppo a un nido. In questi casi, i corvi possono lanciarsi in picchiate intimidatorie, ma è improbabile che causino ferite gravi. Un esempio evidente di questo comportamento possiamo vederlo in un video diventato poi uno dei meme più popolari di sempre: un corvo imperiale che "attacca" un passate su un ponte a Bitritto, nel Barese. Quel corvo e quel ponte sono addirittura presenti su Google Maps.
Insomma, il corvo imperiale non è necessariamente l'animale più curioso del mondo, ma rappresenta meglio di molti altri cosa significa essere intelligenti, adattabili e desiderosi di esplorare il mondo con attenzione, interesse e soprattutto tanta creatività. Ed è per questo che questo uccello – insieme a tanti altri suoi simili – continua ancora ad affascinare ricercatori, appassionati e culture umane ormai da migliaia di anni.