UN PROGETTO DI
1 Marzo 2026
9:30

I cani possono scoprire i traffici di animali selvatici annusando semplicemente l’aria dei container

L'aria dei container con cui vengono trasportati pellicce, ossa e altre parti di animali selvatici protetti può essere fatta annusare ai cani per scoprire i traffici illegali di fauna selvatica, uno dei business criminali più redditizi al mondo.

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I cani addestrati hanno individuato i campioni con un’accuratezza vicina al 98%

Ogni anno milioni di container attraversano i porti di tutto il mondo. Dentro ci può essere di tutto: vestiti, componenti elettronici, cibo. Ma anche animali o parti di animali selvatici protetti, trafficati illegalmente. Pellicce, corna, denti, artigli, ossa, il commercio illegale di fauna selvatica è uno dei business criminali più redditizi al mondo e secondo alcune stime vale circa 20 miliardi di dollari l'anno, solo armi e droga valgono di più.

Contrastare il traffico di fauna selvatica non è però affatto semplice ed è qui che entra in gioco il fiuto dei cani. Sappiamo già quanto l'olfatto dei cani può essere utile per seguire piste, trovare persone smarrite, ma anche per individuare malattie, esplosivi o sostanze stupefacenti. Ora però, un gruppo di ricercatori dell'Università di Adelaide ha messo a punto un metodo che potrebbe cambiare anche le regole nel contrasto al traffico di fauna selvatica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Conservation Biology, dimostra che è possibile individuare animali selvatici o loro parti analizzando semplicemente l'aria contenuta nei container, senza aprirli. Grazie proprio al super olfatto dei cani.

Annusare l'aria per individuare i traffici illeciti di fauna selvatica

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Il test è stato effettuato prelevando l’aria da i container in cui erano state nascoste pellicce di tigre, leone e altri felidi

L'idea è tanto semplice quanto efficace: invece di portare il cane davanti a ogni container – operazione spesso complicata e lenta – si preleva un campione d'aria dall’interno e lo si fa annusare al cane in un ambiente controllato. I ricercatori hanno così progettato un piccolo dispositivo portatile che si collega alle prese d'aria standard dei container. L'apparecchio aspira l'aria dall'interno e la fa passare attraverso un filtro. È su quel filtro che rimangono intrappolate le molecole odorose.

A quel punto entra in scena il cane da rilevamento, cioè un cane addestrato a riconoscere specifici odori. Se nel filtro sono presenti le molecole legate, per esempio, a pelli di grandi felidi, il cane lo segnala con il comportamento appreso durante l’addestramento (come sedersi o restare immobile davanti al campione).

Nel test sperimentale sono state nascoste pelli di leone africano, tigre, leopardo, leopardo delle nevi e ghepardo all'interno di container, simulando così condizioni realistiche di contrabbando: le pelli erano occultate anche dentro scatole di cartone, per rendere tutto ancora più difficile. Nonostante questo, il cane è riuscito a individuare correttamente la presenza delle pelli con un'accuratezza impressionante, vicina al 98%.

Perché i cani sono così efficaci?

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L’olfatto dei cani è incredibilmente più sviluppato del nostro è può individuare anche concentrazioni molto basse di molecole odorose

Il merito, naturalmente, è del loro olfatto. Il naso di un cane è molto più sensibile di quello umano: possiede centinaia di milioni di recettori olfattivi (le cellule specializzate nel captare gli odori), contro i pochi milioni di un essere umano. Questo significa che può percepire concentrazioni di sostanze odorose estremamente basse. Anche quando un oggetto è ben nascosto, infatti, rilascia comunque minuscole quantità di molecole nell'aria. In uno spazio chiuso come un container, queste molecole si disperdono e possono essere intercettate.

Secondo la ricercatrice Georgia Moloney, che ha guidato il progetto, il punto di forza del metodo è proprio questo: raccogliere questo odore e portarlo al cane, invece che portare il cane al container. In questo modo, i controlli possono essere molto più veloci ed efficaci.

Gli sniffer dog o detection dog, come i cani antidroga o anti-esplosivo, sono già utilizzati da dogane e forze di frontiera in tutto il mondo. Ma lavorare direttamente sui container presenta diversi limiti pratici: possono essere troppo in alto, difficili da raggiungere o collocati in ambienti non sicuri per gli animali. Con questo sistema, invece, i campioni d’aria possono essere raccolti rapidamente e analizzati in serie, senza bloccare le operazioni portuali e senza neppure aprire inutilmente il carico.

Uno strumento in più contro il traffico illegale di fauna selvatica

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Se sarà confermato da test sul campo, questo metodo potrebbe aiutare a contrastare in maniera più efficace i traffici illegali di fauna selvatica protetta

Il progetto, sviluppato anche in collaborazione con la compagnia di navigazione CMA CGM, rappresenta per ora una "prova concettuale", cioè una dimostrazione che il metodo funziona in condizioni controllate. I prossimi passi prevedono test direttamente nei porti operativi e con una gamma più ampia di prodotti illegali. L'obiettivo è fornire alle autorità uno strumento aggiuntivo, economico e facilmente trasportabile, per intercettare prima possibile il traffico di animali selvatici e smantellare le reti criminali che lo alimentano.

Se sarà confermato sul campo, questo approccio potrebbe poi essere adattato naturalmente anche ad altri tipi di contrabbando, come quello di armi e sostanze stupefacenti.

Il traffico illegale di animali selvatici rappresenta purtroppo uno della minacce principali per molte specie. Pensiamo ai trofei di caccia ai grandi predatori, ai corni dei rinoceronti, all'avorio degli elefanti o alle scaglie di pangolino. E affidarsi al naso di un cane – e a un po' di tecnologia – presto potrebbe davvero fare la differenza tra un carico contenenti questi animali che passa inosservato e una specie che invece viene salvata.

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