
La Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari si è riunita il 24 febbraio 2026 per ascoltare il parere di Diana Russo, magistrata che ha condotto diverse inchieste relative al reato del traffico illecito di animali da compagnia.
La dottoressa Russo, raggiunta da Kodami, spiega come ha evidenziato lo stato delle cose, analizzando le fattispecie più comuni, il giro d'affari milionario e le condizioni precarie in cui gli animali, spesso cuccioli di cani e gatti, sono movimentati verso l'Italia soprattutto dai paesi dell'Europa dell'est.
Qual è il motivo per cui la Commissione parlamentare di inchiesta ha chiesto il suo parere?
L'audizione si colloca nell'ambito del filone d'inchiesta, già avviato dalla Commissione, concernente le attività illecite legate al fenomeno delle cosiddette “zoomafie”, nonché la verifica della corretta applicazione del titolo IX-bis del libro secondo del Codice penale, relativo ai delitti contro gli animali. La Commissione sta analizzando le pratiche criminose che coinvolgono gli animali, i maltrattamenti, il traffico anche internazionale di animali di affezione e i combattimenti tra cani, pure con riferimento al ruolo della criminalità organizzata.
In tale contesto, la Commissione ha chiesto la mia testimonianza, in virtù dell'esperienza investigativa e d'indagine che ho maturato nel settore come Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, in particolare in merito alle metodologie criminali ricorrenti e agli strumenti di prevenzione e contrasto utilizzati dalle Forze dell'ordine e dalla magistratura, nonché ad eventuali criticità normative e/o operative riscontrate.
In cosa consiste e quali sono le altre fattispecie più frequenti correlate reato di traffico illecito di animali da compagnia?
Uno dei procedimenti più delicati è originato da una segnalazione ricevuta dai Carabinieri di Crispano nel febbraio 2017 da parte di una guardia zoofila, Comune in provincia di Napoli. La segnalazione era relativa a un carico di cuccioli di cane di sospetta provenienza che sarebbe dovuto arrivare dall’Ungheria presso una attività commerciale dedita alla vendita di animali da compagnia sita in Cardito, sempre nel napoletano. Il negozio in questione intratteneva rapporti commerciali con una ditta di import-export di animali con sede pochi metri più avanti.
L'attività di indagine aveva condotto in prima istanza al sequestro di 73 cani di razze diverse, di età inferiore a quella dichiarata nei passaporti e in precarie condizioni di salute, tant'è che diversi esemplari decedevano nel giro di pochi giorni a causa di patologie gastrointestinali.A questo primo sequestro ne sono seguiti poi altri due, rispettivamente di 85 cani e poi di altri 52. Nel corso del tempo si è inoltre proceduto allo scavo di un terreno adiacente ai locali dell'attività commerciale, nel quale sono stati rinvenuti diversi cadaveri di cani e carapaci riconducibili a specie protette.
L'aspetto più delicato ha riguardato l'accertamento dell'età dei cuccioli e la non corrispondenza con i dati riportati nei rispettivi passaporti. Grazie all'interlocuzione con gli Uffici Veterinari per gli Adempimenti degli obblighi Comunitari e al prezioso supporto della facoltà di veterinaria dell'Università Federico II di Napoli, è stato possibile ottenere il risultato della condanna degli imputati per i reati di traffico, maltrattamento e falso.
Quando era sostituta procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord ha affrontato diversi casi. Ce ne può descrivere uno in particolare?
In altro procedimento definito nell'ottobre 2023, il Tribunale di Napoli Nord, in primo grado, ha disposto la "confisca per equivalente" dei beni e delle utilità presenti sui conti correnti degli imputati in sequestro fino a un ammontare complessivo pari a 6.277.196,47 euro. L'importo dà decisamente la misura del giro di affari sottostante il fenomeno del traffico illecito di animali da compagnia.
In questo caso, si trattava dell'imposta sul valore aggiunto evasa dagli imputati mediante il meccanismo della cosiddetta "frode carosello". In pratica, chi effettua un acquisto intracomunitario acquista senza IVA e rivende con IVA, maturando un debito di imposta che è tenuto a riversare allo Stato. Il titolare della ditta dedita alla vendita di animali aveva costituito una società fittizia, al solo scopo di acquistare gli animali dalle società ungheresi per rivenderli alla ditta medesima, in modo da consentire a quest'ultima di scaricare l'IVA.
Che fine fanno gli animali quando vengono sequestrati?
La gestione degli animali vivi in sequestro è uno degli aspetti più problematici di questi procedimenti, tenuto conto specialmente dell'elevato numero degli esemplari e delle delicate condizioni di salute in cui gli stessi versano.
La legge n. 82/2025 ha introdotto l'istituto dell'Affido definitivo, mutuando una prassi virtuosa già diffusa in alcuno uffici giudiziari, fra cui, appunto, la Procura di Napoli Nord. Praticamente è consentito di cedere gli animali in sequestro alle associazioni previamente individuate con decreto del Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Interno. L’associazione interessata versa una cauzione per ciascun animale affidato su un libretto intestato alla procedura e, in caso di condanna, resta acquisita all'erario. L’importo è stabilito dall’autorità giudiziaria, tenendo conto della tipologia dell’animale e dello stato sanitario dello stesso, nonché delle cure e dei costi che la gestione dell’animale richiede nel lungo periodo a seguito dell’affidamento definitivo.
Quali sono le maggiori criticità?
Partendo da questo ultimo punto, temo che l'applicazione di una riforma non possa prescindere dalla elaborazione di Protocolli operativi, anche per garantire la rotazione delle associazioni affidatarie nonchè la corretta informazione delle stesse.
In ogni caso, resta, a mio avviso, irrisolta la problematica relativa alla collocazione degli animali nell'immediatezza del sequestro eseguito di iniziativa dalla polizia giudiziaria. Non bisogna dimenticare che i cuccioli vittima di traffico illecito spesso affrontano lunghi viaggi in condizioni disagevoli e di promiscuità, contagiandosi malattie potenzialmente letali rispetto alle quali è necessario intervenire prima possibile. Il tempo intercorrente fra il sequestro di iniziativa e la presa in carico da parte dell'autorità giudiziaria può rivelarsi fatale.
Sarebbe opportuno predisporre strutture, preferibilmente pubbliche, sufficientemente capienti e idonee a somministrare cure adeguate ai cuccioli. E sarebbe estremamente utile disporre di tabelle aggiornate per la liquidazione dei compensi ai custodi (allo stato previste solo per il sequestro di veicoli e natanti).
E quali le soluzioni dal suo punto di vista?
Sul piano legislativo, la legge Brambilla ha previsto tra le altre cose anche un aumento di pena per il delitto di traffico illecito di animali da compagnia. Tuttavia, l'entità della pena preclude ancora l'accesso a strumenti investigativi preziosi, come le intercettazioni, e alle misure cautelari. La conseguenza è che i processi, trattati a piede libero, sovente si concludono con l'estinzione dei reati per prescrizione. Per scongiurare questo esito, potrebbe ipotizzarsi un regime speciale di prescrizione.
Ancora: l’inesistenza di norme comuni a livello comunitario sull’allevamento di animali da compagnia e le divergenze legislative fra gli Stati membri in punto di benessere animale determinano profonde differenze di prezzo fra gli esemplari venduti sul mercato interno, differenze di cui gli allevatori non autorizzati approfittano. L'armonizzazione fra le legislazioni degli Stati membri è stata peraltro indicata dal Parlamento Europeo nella Risoluzione del 12 febbraio 2020.
Un altro aspetto problematico riguarda l'assenza, in generale, di coordinamento fra autorità sanitaria e giudiziaria e che, invece, nell'ambito del nostro procedimento si è rivelata efficace strategia di contrasto al fenomeno.
Ulteriori strategie sono il coordinamento degli uffici di Procura, la specializzazione di tutti gli operatori, giuridici e sanitari, dei veterinari anche privati, l'educazione della popolazione che spesso con superficialità effettua acquisti avventati, magari in rete.