UN PROGETTO DI
14 Gennaio 2026
17:27

I cani in Italia sono ancora a catena: i controlli che non ci sono e la legge che in pochi rispettano

In provincia di Bologna uno Shar Pei è stato sequestrato dopo che sono state verificate le condizioni di incuria in cui si trovava: legato a una catena, impossibilitato a muoversi e anche malato. Il cane è stato sequestrato ma sono rari i casi in cui ciò avviene, spesso ci si limita a sanzionare la persona di riferimento e i controlli successivi sono rari.

Immagine

Lo Shar Pei che vedete nella foto in testa a questo articolo è solo uno degli ultimi casi venuti alla luce e solo grazie all'operazione condotta dalle Guardie Zoofile dell’OIPA a San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna. Sì, è successo al Nord, sebbene si pensi che tenere i cani a catena sia un'usanza "tipica" del centro sud dello Stivale e sebbene sia ormai vietato non più solo da singole leggi regionali ma dalla legge nazionale 82/2025, salita agli onori della cronaca nel luglio 2025 come "nuova legge sul maltrattamento degli animali" in cui è diventato un reato in tutta Italia detenere "il miglior amico dell'uomo" in queste condizioni.

Le condizioni dello Shar Pei trovato in catene: "detenzione incompatibile con il benessere dell'animale"

L’intervento avvenuto a Persiceto ha permesso agli operatori di verificare di persona quelle che Erika Ciccioli, Coordinatrice Guardie Zoofile OIPA Bologna, ha definito "una detenzione assolutamente incompatibili con il benessere dell’animale", precisando pure che le condizioni di salute dello Shar Pei erano pessime, tanto che l'animale presentava pure gravi problemi di salute, con la prostata molto ingrossata e la "necessità di un'operazione urgente". Paradossalmente questo cane si deve ritenere fortunato di avere un problema così emergenziale legato alla sua salute, perché è ciò che ha consentito di procedere immediatamente al sequestro, quando troppo spesso situazioni del genere, ovvero di cani gestiti senza alcun riguardo rispetto alle loro esigenze etologiche, pur venendo segnalati rimangono nelle disponibilità dei loro "proprietari" cui si intima solo una sanzione amministrativa e non vengono portati via.

Pochi controlli ma ancora meno i sequestri, nonostante la legge che ha inasprito le pene

Ciò accade al di là dei proclami sulle leggi che vengono emanate come quella cosiddetta "Brambilla" che ha apportato sicuramente dei miglioramenti ma che, puntando specialmente sull'inasprimento delle pene, non ha dato però quel necessario segnale di cambiamento culturale rispetto alla questione della vera tutela dell'animale. Come infatti già era previsto nelle leggi regionali, di fronte a un animale detenuto a catena vengono comminate delle sanzioni a carico della persona che ma non si procede con il sequestro automatico.

Il detentore riceve delle indicazioni, come quella di non mettere più un atto questo tipo di condotta, e dovrebbe essere poi sottoposto a ulteriori controlli che, diciamo le cose come stanno, ricadono sempre sui volontari che a loro volta sono quelli che segnalano le situazioni alle Forze dell'ordine. Il cane dunque rimane nella disponibilità del suo "carceriere",  a meno che non si riscontrino delle condizioni come quelle dello Shar Pei , ovvero un evidente stato di incuria che comporta un malessere fisico.

Dal punto di vista etologico si ha oggi per fortuna ci sono veterinari esperti in comportamento che sono in grado poi di verificare le condizioni rispetto al risvolto psicologico di soggetti che sono privati del movimento, ma comunque devono essere riscontrate situazioni davvero gravi perché si operi il sequestro dell'animale (mancanza di acqua e cibo, luogo insalubre, etc.). Ma la cultura a cui facciamo riferimento non riguarda solo il cittadino comune, ma anche appunto chi effettua i controlli che deve essere ancora maggiormente formato e consapevole di cosa significa davvero "benessere" per un cane. Del resto non è solo la detenzione a catena a identificare un cane maltrattato: vengono segnalati tantissimi cani, ad esempio, che sono praticamente abbandonati nei giardini delle abitazioni e vivono in uno stato di perenne isolamento che li aliena e frustra, al punto tale da causare veri e propri comportamenti ossessivo compulsivi che si traducono in azioni ripetitive o anche autolesioni, come la stereotipia di rincorrersi la coda. Questi animali, però, solo perchè hanno uno spazio esterno non vengono proprio presi in considerazione molte volte, nonostante l'impegno sempre dei volontari o anche solo di singoli cittadini che si rivolgono alle Forze dell'ordine per segnalarli.

In Italia da Nord a Sud basterebbe ogni tanto gettare lo sguardo nelle campagne del nostro Paese, dietro i cancelli delle ville o anche nei terreni delle zone periferiche per verificare quanti cani tenuti a catena ancora ci sono. Succede appunto ovunque, e la legge nazionale ha solo unificato un divieto che in molte regioni era già presente, mentre avrebbe dovuto insistere maggiormente per fermare davvero questa orribile abitudine umana, sicuramente incidendo sul campo delle ipotesi per procedere al sequestro. 

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views