
I media russi hanno riportato la notizia dopo la comunicazione da parte del Cremlino, e lo stesso hanno fatto quelli giapponesi: è morta Yume, la femmina di Akita giapponese che il Paese del Sol Levante aveva regalato, da parte della prefettura di Akita, a Vladimir Putin in segno di amicizia per la solidarietà ricevuta nel 2012 dopo il terremoto e il conseguente tsunami di Tōhoku.
Yume aveva 12 anni e fu consegnata al leader russo a Sochi, quando ci fu l'incontro tra quest'ultimo e l'allora primo ministro del Giappone, Shinzo Abe. Sempre la prefettura di Akita aveva donato a Putin, l'anno dopo l'arrivo di Yume, anche un gatto siberiano, chiamato Mir, pure lui morto nel dicembre del 2024.
La passione per gli animali in generale e per i cani in particolare del Presidente della Russia è particolarmente nota. Non è il primo "uomo di potere" che manifesta una certa empatia con le altre specie avendo invece il "polso duro" nella gestione delle cose pubbliche. E' rimasto nell'immaginario collettivo un suo intervento particolarmente assertivo quando si ritrovò in una situazione che rappresentava un evidente caso di maltrattamento di un cucciolo che, anche in quell'occasione, gli era stato donato.
Putin era ospite, nell'ottobre del 2017, in Turkmenistan. Il suo alter ego locale, Gurbanguly Berdymukhamedov, gli aveva fatto trovare chiuso in una gabbietta il cucciolo di un cane pastore dell'Asia Centrale.

Tirandolo fuori dal kennel, il presidente turkmeno lo aveva trascinato per la collottola, sollevandolo in aria come un oggetto e Vladimir Putin non aveva sopportato quel trattamento: era intervenuto togliendoglielo dalle mani e portandoselo al petto, accarezzandolo dolcemente e rassicurando l'animale. Quel cane è ancora con Putin, si chiama Verni e ha passato gran parte della sua vita in compagnia della cagna che ora non c'è più e di altri cani del Presidente russo.
Cani e politica, la storia degli animali come strategia di potere
I cani, come altri animali, fanno parte di quelli che sono veri e propri "rituali" di diplomazia. Per i cani si parla proprio di "dog diplomacy" ma, ad esempio, la Cina è nota per regalare Panda in giro per il mondo in segno di amicizia. Questi individui sono però in realtà solo dei simboli di rapporti commerciali e interessi economici, sebbene appunto ci siano figure storiche famose che dei loro animali ne hanno fatto vera e propria ragione di vita.
Il caso più noto, sicuramente, è quello della passione per i Pastori Tedeschi da parte di Adolf Hitler. Il simbolo di tutti i cani che ha avuto è Blondi, considerata il suo cane preferito e che gli era stato donato da Martin Bormann nel 1941. La storia racconta che Hitler la teneva spesso al proprio fianco, permettendole di dormire nella sua camera da letto nel bunker. L'origine del suo amore per la razza per eccellenza della Germania pare sia nata da un altro individuo che visse con lui prima degli anni dell'ascesa al potere: si narra che il cane scappò e tornò da lui e il dittatore, assistendo a questa prova di lealtà, sviluppò un amore assoluto per questa tipologia.
La fine di Blondie è legata alla fine di Hitler che ordinò a uno dei suoi medici personali di testare sul cane le pillole di cianuro che gli sarebbero servite per il suicidio. I soldati dell'Armata Rossa, una volta giunti sul posto, trovarono i corpi di Blondi e di un suo cucciolo.
Ci sono altri personaggi storici legati a regimi dittatoriali che attraverso i cani o altri animali hanno creato legami con specie diverse sia per ostentare la loro "forza" attraverso il simbolismo dell'altro essere vivente che davvero per una passione forte nei confronti di esemplari come orsi, cavalli e così via. Benito Mussolini, ad esempio, si mostrava con un leone, chiamato Ras. Lenin era un autentico amante di cani e gatti e numerose sono le foto d'archivio che lo ritraggono con loro. Stalin, mentre era in esilio politico negli anni 10 del secolo scorso, si fece regalare un cane da compagnia dalla gente del posto mentre viveva in un remoto villaggio siberiano e incoraggiò durante il suo governo l'allevamento del Black Russian Terrier, che sarebbe stato soprannominato poi non a caso "il cane di Stalin".