
La guerra in Ucraina continua a causare distruzione, città devastate e vittime, non solo umane. Tra le conseguenze meno visibili del conflitto, ma non per questo meno gravi, ci sono anche quelle ambientali, come quella che attualmente sta colpendo il Mar Nero e la sua fauna. A dicembre, una serie di bombardamenti russi contro i porti della regione di Odessa ha infatti provocato la fuoriuscita di migliaia di tonnellate di olio vegetale in mare, con effetti devastanti sugli ecosistemi costieri e sugli animali selvatici.
Tra il 19 e il 21 dicembre, alcuni depositi di olio di semi di girasole appartenenti alla compagnia Allseeds sono stati colpiti dai raid. I serbatoi danneggiati hanno riversato il loro contenuto in mare, dando origine a una vasta macchia oleosa. Secondo l‘Ukrainian Scientific Center of Marine Ecology, la contaminazione si è estesa dall'estuario di Hryhorivskyi fino alla baia di Odessa, interessando una superficie che potrebbe aver raggiunto i 730 chilometri quadrati, numeri che rendono questo incidente uno dei più grandi casi di sversamento di olio mai registrati.
Le prime vittime sono stati gli uccelli acquatici. Decine, forse centinaia di animali sono stati trovati morti lungo la costa, mentre molti altri sono stati soccorsi dai volontari. Tra le specie più colpite ci sono folaghe e svassi, uccelli acquatici che si muovono in mare aperto o lungo acque costiere. In uno dei video diffusi dagli operatori di un centro di recupero di Odessa si vedono decine di svassi maggiori recuperati ancora vivi, ma imbrattati, mentre vengono ripuliti con pazienza dai volontari.
Quando le piume vengono ricoperte di olio, gli uccelli perdono una funzione fondamentale: l'impermeabilità. Le penne e le piume, infatti, servono anche a trattenere uno strato d'aria che isola il corpo dall'acqua fredda. Senza questa protezione, gli uccelli che in questo periodo stanno svernando in attesa del ritorno della primavera, vanno rapidamente incontro a ipotermia e spesso muoiono nel giro di poche ore o giorni.

Le autorità portuali hanno avviato operazioni di contenimento e bonifica, installando barriere galleggianti per cercare di limitare la dispersione dell'olio. Sono state utilizzate anche navi specializzate e skimmer, dispositivi che permettono di raccogliere dalla superficie dell'acqua le sostanze inquinanti galleggianti, come accade anche per le fuoriuscite di petrolio. All'inizio di gennaio erano già stati recuperati più di 235 barili di olio nelle acque del porto di Pivdennyi, ma la quantità totale sversata resta difficile da stimare.

Dal punto di vista ecologico, il problema non riguarda però solo gli uccelli. Anche se si tratta di olio di girasole e non di petrolio, l’impatto sull’ambiente marino può essere molto serio. Questo tipo di olio modifica le proprietà fisiche e chimiche dell'acqua, formando una pellicola superficiale che riduce lo scambio di ossigeno con l'atmosfera. Gli organismi più vulnerabili sono quelli piccoli, come molluschi e altri animali filtratori, ma anche le specie che vivono in acque basse lungo la costa.
Nel frattempo, volontari, centri di recupero e anche alcuni zoo si sono fatti carico del recupero e della riabilitazione degli animali colpiti, offrendo cure veterinarie, riparo dal freddo e strutture adeguate per ripulire gli animali e permettere alle piume di tornare funzionali. In Ucraina, non sembra esserci pace neppure per gli animali selvatici. Dopo la disastrosa fuoriuscita di petrolio causata dalla petroliera che si è spezzata in due nel dicembre 2024, che uccise centinaia di uccelli e cetacei, ora e di nuovo emergenza.