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24 Febbraio 2026
17:00

Cosa significa quando un’upupa si avvicina alle nostre case: cosa le attira

L'upupa è da sempre considerata uno degli uccelli migratori più belli della nostra avifauna. Simbolo della primavera, non ha però sempre goduto di una buona reputazione.

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L’upupa (Upupa epops) è da sempre considerato uno degli uccelli più belli dell’avifauna italiana

L'upupa è uno degli uccelli più riconoscibili dell'avifauna europea e italiana. Lunga poco meno di 30 centimetri, ha ali larghe con vistose bande bianche e nere e una cresta color cannella che può aprire a ventaglio quando è allarmata. Il suo nome scientifico è Upupa epops e come quello comune non è altro che un'onomatopea dell'iconico e inconfondibile canto primaverile della specie: "hup-up-up".

È un uccello molto diffuso in Italia, soprattutto nelle aree rurali, nei paesaggi agricoli tradizionali, tra i frutteti e nelle campagne alberate. Nidifica in cavità, come buchi negli alberi, nei muri o tra i ruderi. È anche una specie migratrice: le popolazioni europee trascorrono infatti l'inverno in Africa sub-sahariana e tornano nel Vecchio Continente tra marzo e aprile per nidificare. Anche per questo è considerata una delle specie simbolo della primavera e della migrazione degli uccelli, insieme a rondini e balestrucci.

Proprio perché si tratta di una delle specie più facili da vedere e riconoscere, nei secoli l'upupa ha anche attirato su di sé numerosi significati simbolici e culturali. In alcune tradizioni è legata per esempio al ritorno della bella stagione, in altre ha avuto invece un'aura un po' più cupa e "negativa". Oggi, però, è soprattutto il simbolo della tutela della natura e dell'avifauna: è infatti l'emblema della LIPU, una delle più importanti associazioni ambientaliste italiane.

Cosa simboleggia l'upupa nella cultura popolare?

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L’upupa non ha sempre goduto di una buona reputazione: per Foscolo e altri poeti era associata all’impurità e alla morte

L'upupa compare già in numerosi testi antichi. Ne Le Metamorfosi di Ovidio, per esempio, è uno degli uccelli in cui vengono trasformati i personaggi mitologici, in questo caso Tereo, re di Tracia. Successivamente, in epoche e luoghi diversi, gli sono stati poi attribuiti diversi altri significati simbolici, anche molto differenti tra loro. Nella tradizione islamica, per esempio, è vista come un messaggero tra il mondo visibile e quello invisibile.

In alcuni testi antichi si racconta che fu inviata dal re Salomone per portare verità e conoscenza, tanto che nei racconti viene immaginata come un essere nobile, perfino incoronato in senso simbolico per la sua funzione. La simbologia cambia invece completamente nel mondo cristiano e nella tradizione occidentale successiva.

Qui l'upupa è stata per molto tempo considerata "impura", associata agli odori sgradevoli dovuti a secrezioni che rilascia nel nido e al suo canto molto simile a quello di un rapace notturno, che hanno alimentato nei secoli diverse dicerie negative: dall'impurità al peccato, fino a legami con cimiteri o luoghi tetri, come emerge nelle descrizioni di alcuni poeti del passato, come in Dei Sepolcri di Ugo Foscolo.

Nonostante questi pregiudizi, poeti moderni come Eugenio Montale hanno invece saputo restituire all'upupa una luce nuova e più veritiera, trasformandola in simbolo di primavera e di meraviglia per chi la incontra nei prati e nei campi aperti: "Upupa, ilare uccello calunniato dai poeti".

Infine, proprio per la sua riconoscibilità, la bellezza e il ruolo ecologico per le campagne italiane, l'upupa è stata anche scelta come logo nel 1971 dalla LIPU, la Lega Italiana Protezione Uccelli. Per l'associazione ambientalista è diventata così un simbolo di tutela della natura e dell'avifauna, un emblema che richiama attenzione non solo alla specie in sé, che non è particolarmente a rischio, ma più in generale alla conservazione degli ambienti e degli ecosistemi rurali e naturali.

Perché le upupe si avvicinano alle nostre case?

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Spesso, le upupe che vediamo dal balcone sono individui di passaggio o in sosta durante la migrazione

L'upupa è ancora oggi una delle specie più comuni e facili da osservare tra le campagne italiane. Nel periodo giusto, può quindi capitare abbastanza facilmente di vederla anche molto vicino casa e persino in città, soprattutto in alcuni mesi dell'anno. Quando accade, di solito, le spiegazioni sono quasi sempre due.

La prima è la migrazione. Tra marzo e maggio le upupe tornano dall'Africa verso i siti riproduttivi europei e italiani. In questo periodo (ma anche durante la migrazione di andata, in autunno) possono sorvolare o sostare temporaneamente in giardini, orti, prati urbani e perfino nei cortili cittadini, soprattutto se trovano terreno morbido dove cercare cibo. Si nutrono infatti di insetti, per lo più larve e altri piccoli invertebrati come vermi, che catturano sondando il suolo con il lungo becco ricurvo.

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Le upupe nidificano in cavità, come fori degli alberi o nei muri

La seconda possibilità è che viviamo vicino a un nido. Le upupe nidificano in cavità naturali come i buchi nei tronchi, ma non disdegnano anche quelle artificiali: crepe nei muri, vecchi casolari, ruderi, muretti a secco. Preferiscono di solito ambienti aperti con alberi sparsi, come campagne, vigneti, oliveti, parchi urbani con alberi e grandi prati. Se il nostro quartiere conserva queste caratteristiche, è possibile che una coppia abbia scelto proprio quell'area per nidificare.

Se un'upupa si avvicina a casa nostra, quindi, probabilmente è solo di passaggio durante la migrazione oppure ha trovato nei paraggi un luogo adatto per riprodursi.

Cosa fare se vediamo un'upupa sul balcone?

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Le upupe sollevano la testa quando sono allarmate o eccitate

Se abbiamo la fortuna di vedere un'upupa sul nostro balcone, la prima cosa da fare è: non fare nulla. Osserviamolo a distanza, senza disturbarla o spaventarla avvicinandoci troppo. Avvicinarsi troppo, soprattutto se sospettiamo la presenza di un nido, può causare stress agli adulti o spingerli persino ad abbandonare la cova. È altrettanto importante anche non offrire mai cibo. Gli uccelli, come qualsiasi animale selvatico, non vanno alimentati (se non in casi particolari, per esempio in inverno): sanno cavarsela da soli e può essere dannoso per loro.

Diverso è il caso di un animale ferito, debilitato, caduto dal nido o in evidente difficoltà. In queste circostanze, occorre metterlo in sicurezza con cautela, all'interno di una scatola di cartone chiusa e forata, e contattare immediatamente un Centro di Recupero per Animali Selvatici: i CRAS sono le uniche strutture autorizzate e in grado di aiutare la fauna selvatica.

Se un'upupa si posa sul balcone o in giardino, stiamo semplicemente assistendo a uno dei tanti piccoli spettacoli della natura e della biodiversità italiana. Con la sua cresta arancione, il volo ondulato e il canto inconfondibile, è considerata da sempre uno degli uccelli più belli della nostra avifauna. E la sua presenza, più che un segno misterioso o simbolico, è spesso e più semplicemente un buon indicatore di un ambiente ancora sano e ricco di vita.

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