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4 Marzo 2026
17:00

Come facevano i piccioni viaggiatori a trovare la strada di casa: quando furono usati e perché

I piccioni viaggiatori, usati per secoli come “postini alati”, trovavano la strada di casa grazie al campo magnetico terrestre, alla posizione del Sole, ma anche grazie agli odori e alla memoria visiva.

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I piccioni viaggiatori hanno consegnato messaggi per secoli, riuscendo sempre a trovare la strada di casa

Per secoli sono stati una delle reti di comunicazione più efficaci e affidabili del mondo. I piccioni viaggiatori erano infatti in grado di tornare sempre a "casa", anche dopo essere stati trasportati a centinaia o migliaia di chilometri di distanza. Grazie a questa capacità incredibile, chiamata homing (ritorno a casa, appunto), sono stati così usati per inviare messaggi urgenti in tempo di guerra, durante assedi o spedizioni militari e ci sono prove che venissero usati per inviare posta già nell'Antico Egitto, nel 1350 a.C.

Il sistema era semplice, ma ingegnoso: il messaggio veniva scritto su un foglietto leggerissimo, arrotolato e inserito in un piccolo cilindro fissato alla zampa dell'animale. Il piccione veniva poi liberato e, se tutto andava bene, faceva ritorno alla colombaia di partenza, dove il messaggio veniva infine recuperato e letto. I piccioni viaggiatori non potevano infatti recapitare messaggi a chiunque, ma solo verso il luogo in cui era nato. In un certo senso, bisognava avere "in rubrica" i piccioni di tutti i potenziali destinatari.

Il loro contributo è stato decisivo in molte fasi della storia, dall'antichità fino alla Prima e alla Seconda guerra mondiale. Prima del telegrafo e del telefono, erano spesso il mezzo più veloce per trasmettere informazioni su lunghe distanze. Ma come facevano, esattamente, a ritrovare sempre la strada di casa? E che fine hanno fatto oggi?

Come funziona il senso dell'orientamento dei piccioni viaggiatori

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Per secoli i piccioni viaggiatori sono stati il più efficace e veloce sistema di comunicazione

Il comportamento che permette a questi uccelli di tornare al proprio nido si chiama homing, un termine inglese che indica la capacità di orientarsi e rientrare in un luogo familiare anche partendo da punti completamente sconosciuti e distanti centinaia di chilometri. I piccioni riescono a farlo mettendo insieme capacità innate e comuni a tanti altri uccelli, integrate da un insieme di informazioni complesse che raccolgono dalla ambiente grazie ai loro sensi super-sviluppati.

Sono per esempio in grado di percepire variazioni nel campo magnetico della Terra, che funziona come una sorta di bussola naturale. Non "vedono" le linee magnetiche, ma sono sensibili alla loro intensità e inclinazione. Non è ancora del tutto chiaro come ci riescono, ma secondo studi recenti potrebbero farlo grazie minuscole correnti elettriche generate nei fluidi dell'orecchio interno.

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I piccioni riescono a trovare la strada di casa utilizzato un mix di fattori per orientarsi, tra cui il campo magnetico terrestre, la posizione del sole, l’olfatto e i punti di riferimento visivi come strade e ferrovie

Grazie alle informazioni ottenute dal campo magnetico terrestre, un piccione riesci quindi a capire orientativamente in che direzione partire. Da solo, tuttavia, non basta per ritrovare la strada di casa e così, una volta in viaggia, ha bisogno di altre informazioni per correggere la rotta. In primo luogo, utilizzano il Sole, la cui posizione e movimenti durante il giorni aiutano a "tarare" l'orologio biologico interno durante il volo.

Studi recenti, hanno inoltre dimostrato che man mano che si avvicinano a casa, riconoscono gli odori trasportati dal vento e li confrontano con quelli del proprio nido. Infine, correggono ulteriormente il tiro e la rotta utilizzando riferimenti visivi come fiumi, strade, edifici, coste e catene montuose, soprattutto negli ultimi chilometri. In pratica, la loro "bussola interna" è un sistema multisensoriale. Se uno dei canali viene meno, possono compensare con gli altri.

È per questo che riescono a tornare a casa nella maggior parte dei casi, anche se non sempre con precisione assoluta.

Perché i piccioni riuscivano sempre a tornare indietro

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Un piccione con un messaggio legato alla zampa

La capacità di tornare al nido ha quindi una forte base biologica. In natura, l'antenato selvatico dei piccioni domestici è una specie che nidifica spesso su pareti rocciose a picco sul mare. Ritrovare il proprio sito riproduttivo è quindi fondamentale per riuscire a tornare al nido durante riproduzione quando sia allontana per cercare del cibo, ma anche per ritornare a nidificare una volta lasciato il nido e raggiunta la maturità sessuale, nel caso dei giovani.

Su questa predisposizione naturale è poi intervenuta anche la selezione umana. Per secoli, allevatori e colombofili hanno scelto e fatto riprodurre solo gli individui più veloci, più resistenti e con il miglior senso dell'orientamento. In questo modo hanno potenziato una capacità già presente nella specie.

È importante però ribadire un aspetto spesso non compreso del tutto: i piccioni viaggiatori non "portavano" messaggi in qualunque direzione. Tornavano sempre e solo verso la loro colombaia. Per questo motivo, nei contesti militari o commerciali si tenevano gruppi di piccioni in più luoghi strategici, pronti a essere trasportati e poi liberati per inviare comunicazioni veloci verso casa.

Qual è la distanza massima che un piccione viaggiatore può percorrere

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I piccioni riescono a ritrovare la strada di casa anche se vengono liberati in un luogo sconosciuto distante oltre 1.000 km

Un piccione viaggiatore forte e ben addestrato può coprire normalmente e senza problemi tra i 300 e i 1.000 chilometri in una singola giornata, a seconda anche delle condizioni meteorologiche. La velocità media si aggira tra i 60 e gli 80 chilometri orari, ma in condizioni favorevoli può superare tranquillamente i 100 km/h.

Esistono tante storie sui viaggi e le imprese dei piccioni viaggiatori che abbiamo usato nel corso dei secoli, così come tanti casi documentati di voli ancora più lunghi e incredibili. Nelle competizioni moderne di colombofilia si organizzano gare che superano abbondantemente i 1.000 chilometri. Mai record più incredibili soprattutto i piccioni che sono stati usati durante assedi e guerre mondiali.

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Durante entrambe le Guerre Mondiali i piccioni viaggiatori sono stati fondamentali e molti di loro hanno ricevuto importanti onorificenze militari. Foto da Wikimedia Commons

Uno dei piccioni più celebri di sempre fu Cher Ami, decorato della Croix de Guerre francese per aver consegnato 12 importanti messaggi durante la Prima Guerra Mondiale, nonostante fosse stato gravemente ferito (era stato colpito al petto, accecato a un occhio e aveva una zampa completamente fuori uso). Mentre Spike, invece, riuscì a portare a termine ben 52 missioni senza essere mai ferito.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, tra i 32 piccioni che si sono distinti per meriti militari, c'erano per esempio l'irlandese Paddy, l'americano GI Joe e l'inglese Mary of Exeter, che ricevettero tutti la Medaglia Dickin, creata appositamente per gli animali eroi in guerra, insieme a cani, cavalli e a un gatto. Questi record dimostrano quanto fossero affidabili in un'epoca in cui altre tecnologie non esistevano o erano facilmente intercettabili.

Esistono ancora i piccioni viaggiatori?

I piccioni viaggiatori vengono allevati tutt'oggi, ma non sono più uno strumento di comunicazione militare o civile. Vengono invece usati perlopiù nelle competizioni di volo sportivo, molto popolari soprattutto in Gran Bretagna, in Belgio e in altri paesi del Nord Europa. I piccioni da competizione vengono trasportati lontano dalla colombaia e liberati insieme: vince l'uccello che rientra "a casa" nel minor tempo possibile.

Esistono veri e propri circuito nazionali e internazionali, dove partecipano appassionati pronti a spendere anche cifre enormi per accaparrasi gli uccelli geneticamente più forti. Il più costoso al mondo è stato New Kim, una femmina belga di due anni venduta all'asta nel novembre 2020 per la cifra record di 1,6 milioni di euro.

Anche se la tecnologia ha reso orai superfluo il loro ruolo storico ne consegnare messaggi, i piccioni viaggiatori restano comunque un esempio straordinario di adattamento biologico e di collaborazione tra esseri umani e animali domestici. La loro storia millenaria racconta di un tempo in cui un piccolo uccello – oggi purtroppo non sempre apprezzato – poteva davvero cambiare il destino di una battaglia, o salvare centinaia di vite, semplicemente trovando la strada di casa.

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