
Nel rapporto con il nostro cane siamo influenzati dalla relazione che abbiamo avuto con i nostri genitori: il loro metodo educativo si riflette sul nostro nei riguardi di Fido. E' uno studio scientifico a indicare che le persone, relativamente al panel che è stato identificato, applicano uno stile genitoriale simile a quello che hanno vissuto in prima persona nel rapporto con la madre e il padre. In particolare, tendiamo ad essere permissivi con i cani a fronte di scelte poi che riguardano l'orientamento personale.
La ricerca, intitolata "Trasmissione intergenerazionale degli stili genitoriali umani alle relazioni uomo-cane" è stata portata avanti da due ricercatori delle Università di Stirling e Glascow e pubblicata sulla rivista scientifica Animals.
Gli esperti, attraverso un approccio multi settoriale, hanno coinvolto 391 persone che vivono con un cane per arrivare a stabilire che "questo studio ha scoperto che uno stile genitoriale permissivo tende a essere trasmesso di generazione in generazione, con individui che lo hanno sperimentato crescendo più propensi a usarlo con i loro cani".
Sono quattro, infatti, gli stili genitoriali che vengono definiti nella psicologia e ricordati nello studio: autorevole, autoritario, permissivo e non coinvolto. Come spiegato nel testo della ricerca, ecco la corretta definizione di tutte le ipotesi previste:
- Lo stile genitoriale autorevole è caratterizzato da elevata esigenza e reattività, in cui i comportamenti sono monitorati con aspettative e obiettivi e valori sono comunicati tra genitori e figli.
- Lo stile genitoriale autoritario è caratterizzato da un uso coercitivo del potere, in cui ci si aspetta una rigorosa aderenza alle regole senza che vengano fornite spiegazioni chiare. Questo stile tende a enfatizzare l'autorità genitoriale e le relazioni gerarchiche, con uno spazio limitato per la negoziazione o l'autonomia da parte del bambino e una bassa reattività ai bisogni del bambino. L'enfasi è sull'obbedienza piuttosto che sulla comprensione, favorendo un ambiente in cui la conformità alle regole è l'obiettivo primario.
- Lo stile genitoriale permissivo comporta un'elevata reattività ma una bassa esigenza, con genitori affettuosi e che riconoscono i bisogni dei loro figli ma privi della capacità di fornire direzione e struttura.
- Lo stile genitoriale non coinvolto riflette bassi livelli sia di esigenza che di reattività, rappresentando lo stile genitoriale con il più basso sforzo.
Attraverso le interviste, in particolare, è emerso che le esperienze infantili hanno avuto un impatto notevole "sull'adozione di specifici comportamenti genitoriali verso i cani" ma ciò che è anche chiaro è che l'approccio autoritario è quello che meno funziona nel saldare la relazione tanto tra umani che nel rapporto con l'altra specie. "Studi hanno suggerito che lo stile genitoriale autorevole è lo stile genitoriale ottimale – scrivono gli esperti nel paper – mentre uno stile genitoriale autoritario è stato associato a maggiori problemi comportamentali e disadattamento emotivo nei bambini", ritrovando lo stesso risultato in chi ha questo tipo di approccio con i cani.
Essere permissivi, però, non significa necessariamente operare per il bene del cane. Lì dove ad esempio i comportamenti genitoriali permissivi "sono percepiti come più calorosi, i cani mostrano maggiori comportamenti di ricerca di prossimità in situazioni minacciose" e questo tipo di approccio alla relazione "è stato associato al sovrappeso nei cani".
Il senso è che un eccessivo accudimento e un'attenzione sì ai bisogni del cane ma il riversare proiezioni personali che non centrano l'obiettivo della coerenza esitano nella mancanza di uno "stile autorevole", ovvero quello più indicato anche in umana per una sana crescita all'interno del nucleo familiare. Ciò comporta che l'individuo cane, dall'altro lato, non riesce a raggiungere una sua autonomia, auto stima e auto efficacia.
"I nostri risultati offrono implicazioni pratiche per l'educazione dei cani e gli interventi di riabilitazione comportamentale – concludono gli esperti – sottolineando la necessità di approcci personalizzati che tengano conto dell'educazione e degli orientamenti degli individui verso gli animali non umani. Tali intuizioni possono in ultima analisi contribuire a strategie più efficaci per migliorare il benessere e per promuovere relazioni positive tra umani e cani in contesti del mondo reale".