
Lasciato agonizzante in strada, e non da chiunque. Ma dal veterinario della Asl 02 “Lanciano Vasto Chieti” che era stato contattato per soccorrere un cane libero gravemente ferito a Lanciano, dove era stato ritrovato con il ventre squarciato dai cittadini che subito si erano attivati per prestargli soccorso ma che si sono sentiti negare l’intervento da parte del medico che li ha invitati a “fare una colletta” e badare loro alle cure del caso.
Quanto accaduto è stato testimoniato anche dai Carabinieri Forestali di Lanciano che sono loro sì intervenuti e hanno portato l’animale al Canile Sanitario di Lanciano per le prime cure urgenti. Il cane era in condizioni talmente gravi, a causa anche della lunga attesa, che successivamente è stato trasferito d’urgenza presso l’Ospedale Veterinario Universitario Didattico di Teramo” dove poi è morto.
Il dirigente che si è rifiutato d’intervenire è stato indagato per il reato di maltrattamento di animali per omissione di soccorso e nel corso dell’udienza preliminare ha richiesto la messa alla prova, così da evitare tutto il percorso giudiziario.
Ad ora si attende la decisione del giudice, ma sul caso è scesa in campo la sezione locale della Lega Italiana dei Diritti dell’Animale (LIDA) – Sezione di Ortona che si è costituita parte civile. L’associazione sottolinea che qualora la decisione del magistrato propenda per la messa in prova, sarebbe un caso grave di non punibilità, considerando che “non siamo di fronte a una semplice omissione, ma a una grave violazione dei doveri di pubblico ufficiale del Dirigente Medico Veterinario ASL, chiamato a garantire il soccorso agli animali vaganti. Quel giorno, se confermato, avrebbe lasciato soffrire e agonizzare per ore un cane ferito, e avrebbe indotto i cittadini in errore: un comportamento gravissimo sul piano umano e professionale.”
Quello che emerge dalle varie testimonianze infatti, e che ancora di più farebbe emergere la mancanza di alcuna attenzione a ciò che stava accadendo, è che il medico avrebbe chiesto alle persone di “organizzarsi da sole e fare una colletta” visto che si trattava di un cane di quartiere, seguito appunto dai cittadini del posto. Una valutazione del tutto errata, perché comunque anche un cane reimmesso sul territorio rimane di “proprietà” del Sindaco e sono i servizi veterinari, sempre, che devono provvedere alla tutela e al soccorso in casi come questi.
L’agonia del cane di Lanciano è durata tantissimo tempo e, qualora sarà riconosciuto nelle sedi opportune, per la mancanza di intervento da parte di chi di dovere. “Per due ore quel cane è rimasto a terra, vivo, cosciente, in condizioni di sofferenza estrema – scrivono dalla LIDA – Solo grazie alla tenacia dei cittadini che hanno infine chiesto l’intervento dei Forestali, guidati dal Maresciallo Capo Massimiliano Borrelli, l’animale è stato soccorso ma purtroppo era troppo tardi per salvarlo”.
L’associazione mette in evidenza che la gravità dell’omissione sta nel non aver ottemperato, da parte del veterinario, al giuramento che ogni medico fa nell’ambito della pratica della professione, ovvero quella promessa solenne “di dedicare le proprie competenze alla cura e al benessere degli animali, favorendone il rispetto in quanto esseri senzienti”.
“Questa vicenda dimostra che le pene per i reati contro gli animali sono ancora poco significative, – concludono dall’associazione – incapaci di contrastare fatti gravi come questo. La richiesta di messa alla prova da parte del Veterinario non cancella la gravità dei fatti. Questa vicenda, se confermata, solleva pesanti interrogativi sul funzionamento del sistema pubblico di tutela animale”.