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Conflitto Israelo-Palestinese

Nove nonni di ostaggi di Hamas in moto fino al confine con Gaza: “Prendete noi”

Uno dei nonni: “Vogliamo dire alla nostra leadership che dobbiamo fare di tutto per riportarli a casa. Come anziani, siamo pronti a pagare un prezzo per riaverli indietro”.
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A cura di Davide Falcioni
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Nove nonni di ostaggi israeliani nelle mani di Hamas  sono arrivati in moto al confine con la Striscia di Gaza e hanno chiesto di essere scambiati con i loro nipoti. "Prendete noi", hanno gridato verso la Striscia.

L'azione simbolica – hanno spiegato al quotidiano israeliano Haaretz – è legata al fatto che Hamas lo scorso 7 ottobre ha utilizzato delle motociclette per trasportare dentro la Striscia i loro parenti. Il convoglio era composto da 45 moto con le bandiere israeliane. Shaul Levy, nonno di Naama Levy – una vedetta dell'esercito rapita nel kibbutz di Nahal Oz -, ha spiegato che il messaggio dell'iniziativa è diretto non all'organizzazione che islamista che amministra la Striscia di Gaza, bensì al governo israeliano e al primo ministro Benjamin Netanyahu, spesso accusato dai familiari degli ostaggi di non aver fatto abbastanza per riportare a casa i loro cari. "Vogliamo dire alla nostra leadership – ha sottolineato Shaul Levy – che dobbiamo fare di tutto per riportarli a casa. Come anziani, siamo pronti a pagare un prezzo per riaverli indietro".

Deborah Leshem, 87enne di Tel Aviv, ha detto ad Haaretz di essersi unita al convoglio e di aver portato con sé una borsa piena di medicine e vestiti, dicendosi pronta per essere scambiata con la nipote di 23 anni Roni Leshem Gonen. Kamila Hoter Yishai, del Kibbutz Be'eri, la cui cognata e nipote sono stati assassinati e la nipote di 13 anni Gali Tarshansky è stata presa in ostaggio, ha detto che il gruppo di nonni era fortemente determinato ad arrivare direttamente al confine di Gaza ed essere scambiato con il loro nipoti. "Sono giovani e innocenti", ha affermato.

Questa mattina, intervistato da Sky TG24, anche il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin ha lanciato un appello affinché vengano al più presto rilasciati gli ostaggi. "Ripeto l’appello del Papa – sottolinea Parolin – liberate gli ostaggi, è questo un punto chiave (VIDEO) per risolvere il problema in Medioriente. Poi bisogna cercare la soluzione definitiva del problema plaestinese. Come Santa Sede abbiamo sempre proposto la soluzione dei due popoli e due Stati, con l’aggiunta di uno Statuto internazionalmente garantito per Gerusalemme, dove tutti gli appartenenti alle religioni monoteiste possono avere accesso immediato. Certo – commenta il segretario di Stato – dopo questa situazione sarà difficile ritornare a questa formula. Spero si possa fare"

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