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Conflitto in Ucraina
19 Maggio 2022
23:04

Ucraina, il vicecomandante del battaglione Azov nega la resa: “Siamo ancora dentro lo stabilimento”

In un video diffuso in serata, il vicecomandante e portavoce del reggimento Azov, Sviatoslav Kalina Palamar, ha detto di essere ancora nello stabilimento di Mariupol e ha negato la sua resa annunciata dai russi.
A cura di Tommaso Coluzzi
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"Oggi è l'85esimo giorno di guerra. Io e il mio comando siamo sul territorio dello stabilimento Azovstal. È in corso un'operazione, i cui dettagli non annuncerò. Grazie al mondo, grazie all'Ucraina. Ci vediamo". Un brevissimo videomessaggio, diciannove secondi in tutto, diffuso sui canali Telegram e dall'Ukrainska Pravda. A parlare è il vicecomandante e portavoce del reggimento Azov, Sviatoslav Palamar, soprannominato Kalina. Il video – comparso nel tardo pomeriggio di oggi – è arriva a poche ore dalla notizia diramata da fonti russe, che avevano annunciato l'evacuazione da parte del militare avvenuta ieri sera.

Le stesse fonti russe, però, dicevano che conferme sul campo non ce n'erano e, allo stesso tempo, parlavano di un gruppo di militari che ancora resiste all'interno dell'acciaieria di Mariupol, che da due mesi è diventata un fortino inespugnabile su cui si concentra una delle battaglie più devastanti della guerra in Ucraina. Chiamati in causa, i militari del battaglione Azov hanno deciso di dirlo chiaramente: non c'è stata alcuna resa ai russi. Intanto, secondo quanto diffuso dal ministero della Difesa russo, almeno 1.730 soldati ucraini si sono arresi e sono usciti dallo stabilimento Azovstal. I militari sono stati portati in territori controllati da Mosca. "Le misure per evacuare i soldati ucraini da Mariupol continuano – ha detto il brigadiere generale Oleksii Gromov, capo del dipartimento operativo dello Stato maggiore di Kiev – Sappiamo che il nostro nemico è insidioso, ma crediamo che la parola data verrà mantenuta".

"La guerra non è finita, la guerra su vasta scala è appena cominciata. Dovrete diventare comandanti e assumere il controllo o scappare e poi soffrire perdite ancora più grandi – ha scritto in un post su Instagram il maggiore Bohdan Krotevych, capo dello staff del reggimento Azov, poche ore fa – La Russia, come gli Usa, è abituata a combattere contro Paesi molto più deboli, e ogni problema veniva risolto con massicci bombardamenti d'artiglieria o raid aerei. Noi siamo più deboli nel potenziale militare, ma la fiducia in sé del nemico è la nostra carta vincente". Anche Krotevych si trova ancora dentro lo stabilimento di Mariupol.

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