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Conflitto Israelo-Palestinese

Di nuovo lontano l’accordo sulla tregua a Gaza, Israele diserta i negoziati: “Da Hamas risposte parziali”

Dopo le dichiarazioni di una possibile apertura sui negoziati per la tregua a Gaza, il raggiungimento di un accordo sembra farsi di nuovo lontano. I colloqui sono ripresi al Cairo con i mediatori regionali e gli americani, ma Israele non ha inviato la sua delegazione di fronte al rifiuto di Hamas di consegnare la lista degli ostaggi detenuti nella Striscia. I miliziani palestinesi chiedono l’immediata cessazione delle ostilità che sono proseguite anche nelle ultime ore.
A cura di Eleonora Panseri
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Si è tornati di nuovo a un punto morto nei negoziati sulla tregua a Gaza. Dopo le dichiarazioni di apertura fatte ieri, sabato 2 marzo, da un alto funzionario statunitense, il raggiungimento di un accordo sembra farsi ancora lontano. I colloqui sono ripresi al Cairo con i mediatori regionali e gli americani, ma Israele non ha inviato una sua delegazione.

La motivazione è che Hamas si rifiuterebbe di fornire una lista degli ostaggi ancora in vita e avanza richieste considerate "assurde". Il movimento palestinese, invece, insiste per un cessate il fuoco permanente come condizione per liberare il resto degli israeliani ancora nelle sue mani. E così al Cairo oggi, domenica 3 marzo, si sono presentate solo le delegazioni di Hamas, Qatar e Stati Uniti si sono riunite intorno al tavolo delle trattative

La ripresa dei negoziati in Egitto e le richieste di Israele e Hamas

Gli emissari degli Usa e del Qatar sono tornati nella capitale egiziana con la speranza di facilitare un cessate il fuoco entro il Ramadan, il 10 marzo. Washington aveva riferito che infatti Israele era disponibile ad accettare in linea di principio un accordo per una pausa nelle ostilità di 6 settimane e il rilascio in prima battuta di una quarantina di ostaggi. Ma lo Stato ebraico si è rifiutato di partecipare ai colloqui, accusando Hamas di aver fornito risposte "parziali".

In particolare, pesa il rifiuto di fornire l'elenco dei 130 ostaggi ancora detenuti a Gaza. Un altro nodo irrisolto è che Hamas ha ribadito di volere un cessate il fuoco permanente o almeno un'intesa su un percorso in quella direzione. Mentre il premier israeliano Benyamin Netanyahu non sembra intenzionato a fermare l'offensiva militare per "distruggere" il gruppo che governa la Striscia.

I miliziani di Hamas hanno inoltre espresso la richiesta del ritorno degli sfollati nel nord di Gaza e un aumento degli aiuti umanitari nell'ordine di "400-500 camion al giorno", rispetto agli 80 attuali. Tutte questioni che sono rimaste aperte e che allontano l'ipotesi fatta in precedenza di un accordo in 24-48 ore.

Proseguono le operazioni militari

Intanto, parallelamente proseguono le operazioni militari e non si fermano le ostilità. Il ministero della Sanità di Gaza guidato da Hamas ha denunciato 90 morti in 24 ore, tra cui 14 membri di una famiglia, compresi due gemellini di 4 mesi, che sarebbero stati colpiti mentre si trovavano nella loro casa a Rafah.

Mentre, le forse di difesa israeliane (Idf) hanno nuovamente respinto le proprie responsabilità nella strage di civili in attesa degli aiuti, avvenuta giovedì 29 febbraio: "L'indagine iniziale – ha riferito il portavoce Daniel Hagari – ha confermato che nessun attacco è stato condotto verso il convoglio di aiuti e che in maggioranza i palestinesi sono rimasti uccisi o feriti come conseguenza di una calca".

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