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Guerra in Ucraina

“Senza armi occidentali la Russia potrebbe dare una svolta alla guerra in Ucraina”: l’analisi di Chiapperini

L’intervista di Fanpage.it al generale Luigi Chiapperini: “Russia in vantaggio sull’Ucraina? Se nelle prossime settimane Kiev non dovesse ricevere gli aiuti militari chiesti, potrebbe esserci una svolta nelle operazioni con uno sfondamento delle linee e la perdita ulteriore di territorio da parte di Kiev”.
Intervista a Luigi Chiapperini
Generale di Corpo d’armata dei lagunari.
A cura di Ida Artiaco
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"Se nelle prossime settimane Kiev non dovesse ricevere gli aiuti militari chiesti, potrebbe esserci una svolta nelle operazioni con uno sfondamento delle linee e la perdita ulteriore di territorio, questa volta significativa, da parte ucraina. I russi, dal canto loro, potrebbero riuscire a rompere la linea del fronte e il Donbass sarebbe nelle loro mani".

Così Luigi Chiapperini, generale in quiescenza di Corpo d'Armata in quiescenza dei lagunari, già pianificatore nel comando KFOR della NATO, comandante dei contingenti nazionali NATO in Kosovo nel 2001 e ONU in Libano nel 2006 e del contingente multinazionale NATO su base Brigata Garibaldi in Afghanistan nel 2012, autore del libro “Il Conflitto in Ucraina”, attualmente membro del Centro Studi dell’Esercito, ha commentato a Fanpage.it l'analisi dell'Intelligence inglese secondo cui Mosca avrebbe al momento un "significativo vantaggio" su Kiev a oltre due anni dall'inizio del conflitto in Ucraina.

Generale Luigi Chiapperini.
Generale Luigi Chiapperini.

L’intelligence inglese ha affermato che nella guerra in Ucraina c’è un “significativo vantaggio russo” per le armi. Che significa?

"Significa che se nelle prossime settimane Kiev non dovesse ricevere gli aiuti militari chiesti, potrebbe esserci una svolta nelle operazioni con uno sfondamento delle linee e la perdita ulteriore di territorio, questa volta significativa, da parte ucraina. Dopo il fallimento della seconda controffensiva degli ucraini dell’estate del 2023 i russi, per usare un linguaggio sportivo, li hanno presi in contropiede contrattaccando mentre ancora l’esercito di Kiev era in una postura offensiva e quindi senza una organizzazione difensiva idonea.

È stato così che i russi sono riusciti ad acquisire negli ultimi mesi circa 400 chilometri quadrati di territorio ucraino che peraltro non sono da considerarsi grandi conquiste. Nei fatti, lungo una linea del fronte di circa 1000 km e profondo 200, i territori occupati a seguito di queste offensive sono pari, tanto per farsi un’idea, a un rettangolo ampio 40 km e profondo 10, localizzabile quasi tutto nell’area della cittadina di Avdiivka. Ma l’attuale superiorità russa in termini di strumento bellico schierato sul terreno è indiscutibile.

Ad esempio, il munizionamento utilizzato giornalmente dalle artiglierie russe è attualmente almeno tre volte superiore rispetto a quello ucraino, come anche gli assetti aerei e missilistici di Mosca che assicurano una superiorità locale a vantaggio dello sforzo delle sue forze terrestri. Anche in termini di carri armati e di mezzi da trasporto truppe, i russi sono in vantaggio tanto da potersi permettere di lanciare attacchi di grosse formazioni corazzate come quello di qualche giorno fa vicino al villaggio di Tonenke sul fronte di Avdiivka: ben 36 carri armati e 12 mezzi da combattimento della fanteria, quasi un intero reggimento corazzato che questa volta, fortunatamente per gli ucraini, è stato fermato anche se non senza difficoltà".

Quali risvolti sul campo può effettivamente avere questo vantaggio?

"Questi attacchi reiterati da parte dei russi non possono essere fermati all’infinito specialmente se, lo ripeto, non dovessero giungere a Kyiv gli strumenti idonei a fronteggiare l’attuale superiorità dell’esercito di Mosca. Non che detti aiuti si siano fermati. Ad esempio, la Germania e la Grecia hanno stanziato rispettivamente ulteriori 500 e 150 milioni di euro per contribuire all’acquisto di munizioni. Ma potrebbero non essere sufficienti specialmente se dovessero ritardare.

I russi, che stanno attaccando al momento con alterna fortuna in vari punti (in particolare mi riferisco a Kupjansk, Bakhmut, Avdiivka, Marinka e Robotyne), prima dell’arrivo di tutti gli aiuti promessi all’Ucraina potrebbero riuscire a rompere la linea del fronte in una di quelle aree immettendo nella breccia le proprie forze in seconda schiera e in riserva e dilagando verso gli obiettivi operativi che al momento individuo nel confine settentrionale del oblast di Donetsk. In tal maniera l’intero Donbass sarebbe nelle loro mani".

Putin ha inoltre firmato un decreto per il reclutamento di altri 150mila soldati. È pronto a dare una svolta al conflitto?

"Il presidente russo aveva in precedenza affermato che non sarebbero state necessarie ulteriori mobilitazioni ma in un conflitto che dura ormai da più di due anni risulta ineludibile per entrambi i contendenti alimentare periodicamente le forze che combattono con nuovi reclutamenti.

I 150mila soldati russi potrebbero essere impiegati per ripianare le perdite, che continuano ad essere elevate, oppure proprio per attuare quello sfondamento di cui parlavo prima nel caso in cui l’Ucraina non fosse in grado di attuare al più presto un’analoga mobilitazione. I russi devono sfruttare al massimo la finestra di opportunità che si è aperta a loro favore prima dell’auspicato arrivo degli ulteriori aiuti occidentali di cui ha assolutamente bisogno Kiev, essenzialmente missili, aerei, carri armati, droni e mezzi per lo sminamento.

Alcuni contestano all’Occidente, che continua ad aiutare l’Ucraina, una scelta errata che starebbe prolungando a loro dire inutilmente una guerra sanguinosa. Credo che gli unici che dovranno decidere se e quando questa guerra dovrà terminare sono gli ucraini. Abbiamo il dovere di supportarli finché lo vorranno altrimenti approveremmo la legge del più forte, quella della giungla, in barba al diritto internazionale".

Cosa potrebbe fare a questo punto l’Ucraina?

"Kiev sta facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità attuando una strategia su due fronti. Il primo è quello terrestre, sulla linea di contatto. Mentre sta allestendo ostacoli attivi e passivi nelle retrovie del fronte a sud ma anche nelle aree di Sumy e Kharkiv per attestarvisi in caso di andamento negativo delle operazioni, l’esercito ucraino conduce un’azione di contenimento delle spinte offensive terrestri russe cercando di fronteggiare per quanto può la superiorità del fuoco indiretto dell’avversario e manovrando le proprie forze per rispondere agli attacchi delle fanterie nemiche essenzialmente con mezzi blindati da combattimento come i Bradley e con piccoli ma pur sempre efficaci droni lanciati contro le artiglierie e i reparti in attacco nemici. I pochi carri armati a disposizione li mantiene in riserva per recidere eventuali penetrazioni russe.

L’altra battaglia che sta conducendo Kiev è quella in profondità, cioè azioni condotte, oltre che con missili, anche con droni più potenti, con maggiore autonomia e dotati di intelligenza artificiale, per recidere le vie di rifornimento logistico dell’avversario e per colpire in territorio russo obiettivi militari e strategici, essenzialmente fabbriche di equipaggiamento militare e raffinerie di petrolio, come è avvenuto nei giorni scorsi nelle aree di San Pietroburgo e in Crimea ma anche a più di 1200 km di distanza come a Elabuga nel Tatarstan, ad est della capitale Mosca, dove verrebbe prodotta la versione russa dei droni iraniani Shahed-136.

Oltre al valore psicologico di questi attacchi, essi stanno effettivamente indebolendo, anche se non in maniera decisiva, l’economia russa, con la perdita secondo alcune stime di circa il 10% delle riserve di carburante e conseguenti ripercussioni anche sul costo della vita. Naturalmente la stessa cosa stanno facendo i russi che giornalmente tentano di disarticolare la rete di distribuzione energetica ucraina con missili e bombe plananti. In prospettiva gli ucraini, pur essendo in difficoltà, dovrebbero riuscire a resistere all’attuale pressione russa fino all’arrivo delle armi occidentali per poi riorganizzarsi ed eventualmente assumere nuovamente l’iniziativa. Al momento però è arduo poter esserne certi e le prossime settimane saranno decisive".

In tutto ciò, resta sempre la minaccia nucleare da parte del Cremlino. Resta pur sempre una minaccia o dopo l’attentato a Mosca diventa uno scenario possibile?

"Non collegherei l’attentato a Mosca alla guerra in Ucraina, anche se dalla Russia hanno provato a metterli in relazione con forzature poco credibili. Chi ha operato a Mosca, l’Islamic State, fa parte del terzo incomodo nel complesso scacchiere mondiale. Quei terroristi considerano indistintamente tutti loro nemici, l’Occidente e gli attuali avversari dell’Occidente, come appunto Mosca. Valuto inoltre improbabile il ricorso al nucleare, sia in caso di andamento negativo delle operazioni sul terreno sia a maggior ragione nel caso in cui le cose dovessero continuare ad andare bene, poiché una scelta del genere rappresenterebbe paradossalmente l’ammissione di una debolezza intrinseca del proprio apparato bellico oltre che una sconfitta politica a livello interno ed internazionale dalle conseguenze inaccettabili anche da parte di una classe dirigente rivelatasi sinora a dir poco disinvolta".

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