Camion di aiuti umanitari incendiati dalle forze di polizia, scontri con manifestanti a colpi di arma da fuoco, milizie irregolari e diserzione di agenti. Son solo alcuni degli elementi che rappresentano il caos che in queste ore regna sovrano in Venezuela. Nel Paese sudamericano infatti sta andando inscena l'ultimo braccio di ferro tra forze governative di Maduro e le opposizioni capeggiate dall'autoproclamano presidente Juan Guaidò. Quest'ultimo ha annunciato l'inizio dell'operazione "pacifica, multilaterale e umanitaria" per fare entrare i convogli di aiuti inviati dalla comunità internazionale e insieme a migliaia di sostenitori da ore presenzia la frontiera sul confine colombiano. Qui però, dopo il passaggio sul ponte Francisco de Paula Santander, i primi camion di aiuti sono stati incendiati dalle forze di sicurezza di Maduro.

Sempre sul confine colombiano almeno tredici membri delle forze di sicurezza del Venezuela hanno disertato e sono entrati in Colombia. Lo hanno reso noto le autorità colombiane parlando anche di un Maggiore. Maduro in riposta ha annunciato la rottura di "tutte le relazioni diplomatiche e politiche" con il governo "fascista" della Colombia, esortando i diplomatici colombiani ad abbandonare il Venezuela "entro 24 ore". "Hanno già fallito il colpo di Stato e ora ci riprovano ma io sono pronto a governare ancora per molti anni" ha dichiarato il Presidente davanti ai suoi sostenitori, esortandoli:  "Se un giorno doveste ricevere la notizia che mi è accaduto qualcosa, scendete in strada insieme per fare una grande rivoluzione proletaria socialista"

Molto peggio sembra sia andata nel sud-est, alla frontiera con il Brasile dove ieri Maduro aveva disposto la chiusura della frontiera . Qui gruppi di miliziani irregolari chavisti hanno sparato sui manifestanti facendo alcune vittime. Secondo Alfredo Romero, direttore della ong Foro Penal, sopo i due morti di venerdì, le vittime di sabato sarebbero quattro, mentre i feriti sono almeno 18.