Il giochino è sempre lo stesso. C’è una protesta legittima, che scoperchia un problema. Non ci sono i soldi né la volontà per venirne a capo. Si aspettano, o si provocano, le prime violenze. Si parla solo di quelle o quasi, fino a che la domanda di sicurezza non si mangia le ragioni della protesta. Così accade dalla notte dei tempi, così sta accadendo in Francia, in questi giorni.
Gli studenti protestano da settimane, e ogni giorno che passa sono sempre di più. Vogliono più personale. Vogliono più classi e meno sovraffollamento. Vogliono edifici scolastici all’altezza del loro ruolo. Sono studenti, e poi genitori, insegnanti, genitori, dipendenti pubblici, sindacati. E sono tantissimi, centinaia di migliaia tra Parigi, Lione e il resto della Francia.
Sono richieste chiare, legittime, cui difficilmente si potrebbe essere in disaccordo. Ma la Francia, semplicemente, non ha i soldi per soddisfare queste richieste. O comunque, vuole usarli altrimenti.
Il debito francese è l’osservato speciale dell’Europa: viaggia attorno al 120% del PIL, con un deficit al 5% circa e lo spread che nel giro di un’estate è passato da 70 a 110 punti base. Se l’Euro è così debole sui mercati è colpa del debito francese.
E poi c’è la spesa per le armi, ovviamente: nei prossimi quattro anni la Francia spenderà 36 miliardi in più per difendersi, con l’obiettivo di portare la spesa militare al 2,5% del prodotto interno lordo.
Tradotto: per gli studenti, gli insegnanti, le famiglie, le scuole non ci sono soldi.
E allora che si fa? Facile: si punta il dito contro la violenza della protesta – tanto rumorosa quanto minoritaria – contro la rabbia cieca dei giovani di seconda generazione, contro il fatto che sono troppi, che odiano la nostra società, che vorrebbero vederla bruciare, come fossero una gigantesca cellula di Al Qaeda o dell’ISIS.
La protesta viene mostrificata per spaventare i ceti medi francesi. Che anziché chiedere più scuola, finiscono per chiedere più sicurezza, più ordine, più armi. Gioco, partita, incontro.
Segnatevelo, perché le condizioni sono le stesse in Italia: scuole fatiscenti, zero soldi per l’istruzione pubblica, debito alle stelle, spread in risalita e la spesa per armamenti che viene prima di qualunque cosa. Mancano solo gli studenti in piazza, e lo spettacolo può cominciare pure da noi.