C’è un primo ministro che dal podio dell’assemblea delle Nazioni Unite, ieri, ha avuto il coraggio di sfidare Donald Trump, parlandone come di un uomo egoista, ignorante e crudele che sta deliberatamente e consapevolmente demolendo l’Onu e un’ordine mondiale multilaterale fondato su pace e cooperazione.
Che ha puntato il dito contro chi scatena guerre illegali, tratta gli esseri umani come bestiame e inquina il pianeta come se fosse una sua proprietà.
Che ha rivendicato il fatto che il suo governo si è rifiutato di aumentare la spesa militare al 5% del PIL come aveva ordinato il presidente americano, che ha sanzionato sia la Russia sia Israele, che si è rifiutato di concedere le proprie basi per la guerra illegale di Trump e Netanyahu all’Iran, che ha condannato e chiamato col suo nome il genocidio a Gaza. E che quando gli Usa hanno tagliato di un terzo i loro aiuti per la cooperazione allo sviluppo, li ha aumentati del 60%.
E che ha fatto tutto questo perché quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio, il suo Paese ha continuato a lottare per un futuro fatto di pace, sostenibilità e giustizia.
Questo discorso, che sarebbe bello poter citare dalla prima all’ultima parola, è stato pronunciato dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Ed è la più lucida e brutale disamina di quel che sta succedendo oggi al mondo e all’Occidente, sotto l’egida di Donald Trump, dei suoi sodali e di chi si finge morto mentre il presidente americano fa quel che vuole.
Pronuncia queste parole, Sanchez, mentre Trump annuncia basi militari americane in Groenlandia, mentre Netanyahu nega il genocidio a Gaza, mentre il presidente argentino Javier Milei – osannato dai "liberali" di casa nostra – si augura che l’Onu scompaia, mentre il segretario generale dell’Onu Guterres denuncia il rischio di pulizia etnica in Cisgiordania.
Conclude il suo discorso, Pedro Sanchez, rivolgendosi alle future generazioni: che quando si guarderanno indietro ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto e che cosa avremo fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio?
E mentre lui dice tutto questo, non possiamo fare a meno di notare che Giorgia Meloni, la nostra presidente del consiglio, non ha pronunciato nessun discorso all’Assemblea dell’Onu. Anzi, nemmeno ci è andata, preferendo la settimana della moda di Milano.
Da che parte stavamo noi, quando Trump distruggeva tutto? Che posto avremo nei libri di storia di domani quando parleranno di questi anni? Eravamo alle sfilate.
Forse basterà questo dettaglio, per rispondere.