Premessa doverosa: io non ho nessun pregiudizio contro l’energia nucleare e contro le centrali nucleari. E, di base, che la maggioranza abbia votato affinché il governo Meloni abbia la facoltà di scrivere una legge delega per installare i cosiddetti “reattori di piccole dimensioni” non è qualcosa per cui sono pregiudizialmente contrario. Però.
Vorrei che l’Italia investisse in un’energia che ci consentisse di decarbonizzare il nostro mix energetico radicalmente e piuttosto velocemente, diciamo entro il 2035. E siccome la prima centrale nucelare – se tutto va benissimo – la vedremo, tra iter legislativo, permessi, costruzione, collaudo e messa in servizio, tra circa quindici anni, quindi nel 2041, quell’energia non è il nucleare.
Vorrei anche che l’Italia investisse in un’energia che ci consentisse di emanciparci dall’acqusitare energia da Paesi come la Russia, che usano la dipendenza energetica come ricatto. E visto la Russia detiene un terzo delle riserve mondiali di uranio ed è leader mondiale nell’arricchimento dello stesso, processo necessario al funzionamento di una centrale, quell’energia non è il nucleare.
Vorrei pure che l’Italia investisse in un’energia che distribuisca ricchezza nella produzione e non lo concentri nelle mani di pochi attori, come accade ad esempio con le comunità energetiche che producono energie rinnovabili. E siccome per fare una centrale servono investimenti enormi, e ci sono pochissime aziende in grado di farlo – una decina in tutto il mondo – quell’eneegia non è il nucleare.
Vorrei, già che ci siamo, un'energia sicura, che mi tenga al riparo da incidenti, e da attacchi militari o di cyberwar in grado di provocarli. E visto quel che sta accadendo in Ucraina o in Iran, quell'energia non è il nucleare.
Vorrei poi un’energia che costi poco agli utenti e visto che l’energia solare costa tra i 3 e i 14 centesimi di euro per kilowatt/ora, quella eolica ta i 4 e i 9 centesimi, mentre quella nucleare tra i 14 e i 49 centesimi, quell’energia non è il nucleare.
Vorrei, già che ci siamo, un’energia che mi costi poco in quanto contribuente. E siccome una centrale nucleare costa, ad andare benissimo, tra i 10 e i 15 miliardi di euro – più frequentemente tra i 20 e i 30 miliardi – e generalmente chi la costruisce chiede allo Stato e ai contribuenti sussidi, sgravi fiscali, sostegno al debito o coperture sul prezzo, quell’energia non è il nucleare.
Vorrei infine, un’energia che sia rispettosa della sovranità popolare – il minimo sindacale in un Paese in cui, da Costituzione – la sovranità appartiene al popolo. E siccome contro il nucleare gli italiani hanno votato due volte, nel 1987 e nel 2011, mi dispiace, ma quell’energia non è il nucleare.
Se vogliamo un’energia che ci consenta di decarbonizzare velocemente, che diffonda e distribuisca potere e ricchezza, che ci renda indipendenti dalle autocrazie, che costi poco agli utenti e poco ai contribuenti e che rispetti il voto popolare quell’energia, anzi quelle energie, si chiamano rinnovabili.
E perché il governo e la maggioranza non puntino tutto su quelle, nelle condizioni in cui siamo, ma si affanni tanto a portarci sulla strada del nucleare è uno dei grandi misteri della politica. O forse no.