Dal 2000 a oggi, cinque Paesi dell’Unione Europea hanno cambiato la legge elettorale, Italia esclusa: il Belgio, la Grecia, la Polonia, l’Ungheria e la Romania. Nello stesso periodo di tempo, l’Italia l’ha cambiata cinque volte (più una): fino al 2005 c’era il Mattarellum, adottato nel 1993. Poi è subentrato il Porcellum (nome apocrifo, ma tant’è) nel 2005, dichiarato incostituzionale nel 2013, dopo essere stato usato tre volte. Poi l’Italicum, gettato via senza mai essere usato perché è stata bocciata la riforma costituzionale a cui era agganciato. Poi il Rosatellum, approvato in fretta e furia nel 2018 per non votare col Consultellum – cioè il Porcellum modificato dalla sentenza della Corte Costituzionale – e ora, nel 2026, lo Stabilicum.
Andiamo avanti: la Spagna non cambia la sua legge elettorale dal 1977, la Francia dal 1986, la Germania vota con lo stesso sistema – cui ha apportato alcune modifiche sostanziali nel 2023 – da settant'anni. La diciamo meglio, se volete: se foste nati in Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Portogallo o un qualunque Paese comparabile all’Italia per livello democratico, avreste votato sempre con la stessa legge elettorale. In Italia, nel nuovo millennio, non si è mai eletto il Parlamento con lo stesso sistema elettorale per almeno tre elezioni di fila.
Andiamo avanti: delle cinque leggi elettorali che abbiamo cambiato solo una, quella che prende il nome dell’attuale presidente della Repubblica, fu approvata con una maggioranza parlamentare ampia. Il Rosatellum del 2018 fu votato da una maggioranza trasversale formata da Pd, Forza Italia e Lega, col voto contrario della seconda forza parlamentare, il Movimento Cinque Stelle. Porcellum e Stabilicum sono stati votati dalla sola maggioranza di governo, in entrambi i casi di centrodestra. L’Italicum fu votato dalla sola maggioranza di centro sinistra.
Andiamo avanti: con la sola eccezione dell’Italicum, ogni volta che abbiamo cambiato legge elettorale, l’abbiamo fatto a pochi mesi dal voto, nella coda della legislatura, coi sondaggi in mano.
Andiamo avanti: le ultime tre leggi elettorali, l’Italicum, Il Rosatellum e lo Stabilicum sono state votate ricorrendo al voto di fiducia, senza un vero e proprio dibattito parlamentare, ma mettendo di fatto in gioco la sopravvivenza dell’esecutivo e della legislatura come arma di ricatto nei confronti di parlamentari dubbiosi. Alla votazione del Porcellum le opposizioni non parteciparono, quindi anche in quel caso non vi fu un reale dibattito parlamentare.
Andiamo avanti: di cinque leggi elettorali che abbiamo cambiato negli ultimi venticinque anni, due sono state dichiarate incostituzionali, in attesa dei pronunciamenti della Corte sullo Stabilicum, che già sappiamo presenta elementi controversi per quanto riguarda la raccolta delle firme e il premio di maggioranza, soprattutto al Senato.
Ci vorrebbe un commento adesso, ma quando i fatti parlano da soli, serve aggiungere altro?