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La crisi energetica non si risolve con uno sconto alla pompa di benzina, con Ferdinando Cotugno

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Gli sconti e i tetti ai prezzi di benzina, luce e gas decisi da Eni e altre aziende energetiche sembrano aver temporaneamente bloccato la crescita dei prezzi. Ma la crisi energetica che stiamo vivendo ha origini più profonde. E richiede soluzioni drastiche. Ne parliamo con Ferdinando Cotugno, uno dei migliori giornalisti italiani che si occupano di crisi climatica

“Il tetto al prezzo dei carburanti e lo sconto in bolletta deciso da Eni sono la soluzione al problema del costo dell’energia?”

Ovviamente no, Sergio. Ma credo lo sappia benissimo pure tu. Eppure sono in molti a pensare che il problema del costo dell’energia si possa risolvere con una spruzzata di conservatorismo e capitalismo compassionevole. Più precisamente: con tagli alle accise a cadenza trimestrale, perché non ci sono i soldi. Con sgravi fiscali come il taglio del bollo auto – che vedremo sarà strutturale come ha promesso il governo o avrà lo stuzzicadenti sopra, come gli assaggi al supermercato. Infine, con lo sconto deciso da Eni ai distributori di carburanti – 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il diesel -, cui è seguita a ruota un’analoga misura da parte di IP e Q8. Uno sconto, ricordiamolo, che durerà un mese pure questo. Poi si vedrà. Corollario finale: Eni ha deciso anche di tagliare del 30% circa il costo delle bollette di luce e gas e di mantenere questa scontistica attiva per un anno.

Comunque la pensiamo, di risolutivo c’è molto poco.

Soprattutto perché queste crisi energetiche sono la punta dell’iceberg di processi enormi. Che non si risolvono con uno sconto alla cassa, o con misure una tantum. Ma che richiedono uno sforzo e una visione che travalicano addirittura i confini nazionali. Se non quelli continentali. Ricordiamolo, giusto per non perdere la memoria, che questa crisi energetica nasce nel febbraio del 2022, quando Putin decide di invadere l’Ucraina, crisi che interrompe il flusso di gas e petrolio dalla Russia verso l’Europa, per effetto delle sanzioni di Bruxelles. A cui si somma, nel febbraio 2026, la crisi dello stretto di Hormuz, da cui passano buona parte degli idrocarburi prodotti e raffinati dai Paesi mediorientali, effetto della decisione di Trump e Netanyahu di attaccare l’Iran. A oggi, siamo lontanissimi dalla soluzione di entrambe le crisi.

Insomma: oggi vogliamo allargare un po’ lo sguardo. E raccontare questa crisi energetica per quella che è. Un processo enorme, strutturale, epocale che prende dentro tutto. Le guerre imperialistiche e coloniali degli ultimi anni. La lotta – e la non lotta – al cambiamento climatico. Le tensioni e le resistenze legate alla transizione energetica dalle fonti fossili. E infine, ovviamente, la crescita della domanda di energia legata all’avvento di una rivoluzione tecnologica chiama intelligenza artificiale.

Per farlo, ho dovuto affidare le mie domande al giornalista che meglio di chiunque altro sta raccontando questa crisi energetica. Il suo nome è Ferdinando Cotugno, scrive per il Domani e cura Areale, una newsletter sul clima che vi consiglio. È con lui oggi che parleremo di questa crisi energetica e di come se ne esce. Partendo, ovviamente, dalla strategia d’uscita del governo Meloni: bonus, bonus e ancora bonus. E aumento dell’estrazione di idrocarburi come gas e petrolio sul territorio nazionale.

“La crisi energetica toglie presente e toglie futuro all'Italia. Porta inflazione, l'inflazione è ai massimi da da 3 anni e questo spinge le famiglie, le aziende a tagliare consumi, prospettive, ma anche proprio a tagliare qualità della vita.

Poi avere l'energia più cara d'Europa ha un effetto deindustrializzante, uno dei motivi per cui l'Italia sta diventando un deserto e un deserto industriale e il fatto di pagare l'energia più cara d'Europa e purtroppo quello che servirebbe è immaginare, poi costruire, poi finanziare un sistema energetico moderno, moderno, flessibile, competitivo, decarbonizzato, all'altezza della crisi climatica, della transizione che comunque non lo si vogliano in atto e non ci sta aspettando.

Invece quello che stiamo osservando è che si tira molto a campare di bonus in bonus questa fatica di Sisifo, prima 13 tagli delle accise della durata di una settimana e del costo di oltre 2 miliardi di euro e poi il soccorso dei petrolieri che in realtà stanno usando questa crisi energetica come formidabile strategia commerciale, perché ovviamente hanno la forza e hanno il margine dato dagli extra profitti di questi anni di mettere il price cap che è comunque temporaneo e non strutturale e questo ovviamente aumenta aumenta i ricavi, aumenta aumenta la l'afflusso nelle pompe di benzina dei grandi soggetti Eni, IP, Kuwait, ma non risolve di una virgola i nostri problemi strutturali.

L'Italia ha un tasso di elettrificazione del trasporto privato fra i più bassi d'Europa. A noi il gas fa così paura anche perché stiamo elettrificando pochissimo, perché noi abbiamo ancora un sistema, per esempio, di riscaldamento degli edifici interamente o quasi basato sul gas.

E questo questo fa sì che noi abbiamo un urgente, quasi disperato bisogno di una riforma strutturale del nostro sistema energetico, di ripensarlo da capo, perché incredibilmente novecentesco, noi siamo un petrostato, ci comportiamo come un petrostato, ma non abbiamo né petrolio né gas e quella misura propagandistica di aumentare le estrazioni in realtà è soltanto distrazione, proprio distrazione.

E invece di ripensare il nostro sistema energetico per guadagnare il tempo perduto, continuiamo a perderne”.

A proposito di tempo perso. Oggi stiamo perdendo un sacco di tempo. E il motivo è, ovviamente, la frenata che Donald Trump ha imposto al mondo in tema di transizione energetica. Il discorso di insediamento in cui ha detto “drill baby dril”, trivella baby trivella. L’abbandono americano degli accordi di Parigi. E poi le guerre alla ricerca disperata di nuove fonti fossili, dal Venezuela all’Iran, fino ai propositi di annessione di Canada e Groenlandia. E più in generale un negazionismo climatico che ha raggiunto il suo climax quando il presidente americano, testuale, ha detto all’Assemblea Generale della Nazioni Unite, che il cambiamento climatico era “la più grande truffa mai perpetrata al mondo”: Testuale: "Tutte queste previsioni fatte dalle Nazioni Unite e da molti altri – ha detto Trump, era il 2025 – Sono state fatte da persone stupide e sono costate fortune ai loro Paesi. Se non vi allontanate da questa truffa green, i vostri Paesi falliranno".

Per noi che siamo sulla sponda opposta dell’Atlantico – il petrostato senza petrolio, come l’ha definito Cotugno – questo è un bel problema. Perché se il mondo continuerà a investire e a trivellare alla ricerca di idrocarburi, noi continueremo a comprare altrove la nostra energia. Viceversa, un mondo che promuove la transizione e che sostiene lo sviluppo e l’adozione di fonti rinnovabili è un mondo che aderisce maggiormente ai bisogni e alle caratteristiche dell’Italia. Capire da che parte va il mondo, in altre parole, è fondamentale per capire che ne sarà di noi. Per dirne una: per quanto potremo permetterci di sostenere militarmente l’Ucraina e contemporaneamente rinunciare al gas russo? Più in generale: gli anni che verranno saranno anni in cui continueremo a usare gas e petrolio come dice Trump o la transizione a nuove fonti di energia – rinnovabili o nucleare – sarà comunque inarrestabile?

"Lo scenario globale dell'energia in questo momento è completamente spaccato in due. Da qualche anno ormai si parla di guerra fredda energetica e quindi da un lato hai il blocco dell'idrocarburo e vediamo le somiglianze di questo blocco dell'idrocarburo, i paesi del Golfo, gli Stati Uniti principali produttori mondiale di gas e petrolio, la Russia che è perfettamente organica in questo agli interessi di Trump che stanno facendo di tutto per rallentare la transizione.

Il punto è che non ci riusciranno.

Potranno sicuramente rallentarla quanto basta perché gli effetti della crisi climatica si aggravino, purtroppo, ma non potranno fermarla perché c'è una convenienza inarrestabile del solare, dell'eolico, dell'elettrificazione dei trasporti e questa cosa non la ferma nessuno e dell'altro versante del mondo, noi diciamo la Cina, ma non è più solo la Cina e se si guardano gli indicatori energetici dell'India oggi sono come quelli della Cina 15 20 anni fa, quindi stanno andando in quella direzione lì.

Abbiamo casi di studio formidabili come il Pakistan che è un grande paese dper dimensioni e si è sottratto molto più di altri alla crisi del blocco di Hormuz perché?

Perché ha installato grandissime quantità di energie solare e in Europa abbiamo il caso della Spagna. Quindi il mondo è proprio lacerato in due e quello che non si può fare è stare in mezzo e quindi abbiamo il paradigma del passato che durerà ancora, quindi il paradigma del passato fossile non sparirà nel corso di un decennio.

Però non ha nella lunga durata e la lunga durata è comunque la lunga durata che è la scala dei 30 anni che è anche lo stesso tempo che ci separa, per dire, dagli anni 90, quindi non è fra secoli.

E quello è un paradigma destinato a finire e morire e quindi chi si troverà su quel carro ne pagherà tanto, tanto danni e l'Italia rischia di essere su quel fronte lì, in questo momento è su quel fronte lì, sta facendo tutte scelte di dall'opporsi a all'allargamento dell'ETS, a provare a estrarre più gas e petrolio che non abbiamo, a continuare ad avere un sistema fondato sulla benzina e sul gas per riscaldare gli edifici, continuiamo a stare dal lato sbagliato della storia".

So che ci state rimuginando da prima. Quando ho parlato di nuove fonti di energia ho parlato anche di nucleare. E in effetti è lì che c’è dibattito, in Italia. Che ricordiamolo, ha detto no all’energia nucleare per ben due volte in due diversi referendum, nel 1987 e nel 2011. È di qualche giorno fa il voto del Parlamento che ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge Delega sul nucleare sostenibile, che riapre la strada al ritorno dell'energia atomica nel mix energetico nazionale. Una scelta, questa, che ha scatenato polemiche in ragione del sovvertimento della volontà popolare. Ma che, tuttavia, appare coerente con l’obiettivo di decarbonizzare e di ridurre l’impatto degli idrocarburi nel nostro mix energetico, sostituendoli con una fonte energetica a emissioni molto ridotte, qual è quella nucleare.

Anche in questo caso, la domanda la giriamo a Ferdinando Cotugno: si tratta di una mossa che va nella direzione giusta? Che ne pensi della scelta che ha fatto il governo italiano di ripartire col nucleare nonostante due referendum abbiano detto di no all'energia atomica?

“C'è un grande divario fra come viene raccontato il ritorno al nucleare dell'Italia e quello che è davvero. Non c'è nessun ritorno del nucleare in Italia, c'è una legge delega che crea delle condizioni affinché delle tecnologie che oggi non sono minimamente operative possano essere adottate.

Il perimetro tecnologico del ritorno del nucleare in Italia sono i piccoli reattori modulari, i reattori modulari avanzati e la addirittura la fusione nucleare. Sono cose che nella migliore delle ipotesi riguardano il sistema energetico italiano fra 15-20 anni.

La più vicina a noi su scala temporale che sono gli SMR, al momento non non ce ne sono operativi nel mondo, ci sono dei progetti, dei prototipi, non producono energia commerciale.

Forse quelli che oggi sono avanzati, nel senso che sono costruzioni in corso da anni, come quello in Canada a Darlington in Ontario, forse incominceranno a produrre energia all'inizio degli anni 30, ma quelli che sono stati cantierizzati 5 anni fa. In Italia c'è tutto un tema di tempi che viene completamente ignorato.

Si parla con grande libertà, come ha fatto il ministro Pichetto Fratin, di produzione da energia da fissione nel 2030-35, 3 2034, ma sono tempi completamente irrealistici, un pochino sparati a caso, perché c'è da contare che comunque l'Italia è un paese dove si fa fatica a fare gli impianti rinnovabili e quindi a trovare i siti per questi SMR non è una una passeggiata, abbiamo il problema del deposito delle scorie, ma soprattutto a monte abbiamo una tecnologia che maturerà ben oltre l'orizzonte di questa crisi energetica, non in tempo per affrontare la crisi climatica, che comunque è il nostro obiettivo principale, e quindi è una programmazione di lungo, in alcuni casi di lunghissimo termine, perché nella legge delega il direttore si parla di fusione nucleare, che è veramente una frontiera della ricerca interessantissima, forse i nostri nipoti vedranno un mondo alimentato a fusione, ma i nostri problemi del presente, ma anche dell'immediato futuro, e direi del medio termine, non sono in nessun modo risolti dal nucleare.

Il nucleare in un mondo decarbonizzato avrà la sua funzione però ha dei tempi di realizzazione che lo rendono molto utile per chi ce l'ha già, ma ha un orizzonte molto lontano per chi non ce l'ha e deve ripartire da zero, soprattutto se si vuole partire con tecnologie che oggi sono ancora solo dei prototipi”.

L’ultima questione, che non può essere elusa, riguarda l’intelligenza artificiale. Perché si possiamo scegliere di ridurre la nostra dipendenza energetica dall’estero. E sì, possiamo pure scegliere di decarbonizzare l’Italia, abbandonando le fonti fossili. Ma probabilmente non riusciremo a evitare l’enorme aumento di domanda di energia causato dall’intelligenza artificiale e, soprattutto, dai datacenter che serviranno per alimentare la sua potenza di calcolo. Si stima che i consumi dei data center raddoppieranno tra oggi e il 2030 e che l’adozione dei modelli di intelligenza artificiale finirà per spingere il pianeta verso il massimo storico dei suoi consumi di elettricità.

Questo è un problema, ovviamente. Perché a questo punto sarà dura evitare di usare il gas per produrre elettricità, ad esempio, visto che sottoterra ce n’è ancora parecchio. E di conseguenza sarà sempre più difficile decarbonizzare, col rischio di veder aumentare ancora di più la temperatura dell’aria. Cosa che richiederà ulteriore consumo di energia per raffreddare gli edifici. Detta in soldoni: andiamo verso una fase in cui l'energia diventerà la vera risorsa scarsa del pianeta? Che la crisi energetica, in altre parole, diventi la nuova normalità?

“L'Agenzia Internazionale per l'energia ci dice che due saranno i grandi le grandi fonti di aumento dei consumi energetici. La prima è a causa delle ondate di calore la diffusione sempre più capillare del dell'aria condizionata.

Il secondo sono i data center e l'intelligenza artificiale è affamata di energia e quindi ogni decisione, ogni scelta che viene fatta deve anche prendere in considerazione il fatto che la torta dell'energia crescerà.

La torta dell'energia crescerà perché crescono i consumi ovunque nel mondo, perché lo sviluppo dei Paesi emergenti non farà che che rendere il fabbisogno sempre più grande. E in questo noi purtroppo sottovalutiamo un tema che può sembrare noioso che che non ha che è uno di quei temi su cui sono sono in apparenza tutti d'accordo, ma poi non si fa mai niente e che è quello dell'efficientamento.

Oltre a elettrificare e decarbonizzare, noi dobbiamo efficientare. Questi sono le tre direzioni che dovrebbero essere i punti cardinali del nostro agire, per cui noi dobbiamo togliere emissioni dall'energia perché altrimenti la crisi climatica non farà che aggravarsi.

Per farlo dobbiamo elettrificare, quindi dobbiamo trasferire la maggior parte dei consumi che possiamo sull'elettricità e quindi riscaldamento, trasporti sono le le prospettive più immediate e poi dobbiamo ridurre i consumi. Ridurre i consumi è una cosa che si può fare senza ridurre prosperità, senza necessariamente innescare un cambiamento culturale che invece è molto più complesso.

L'efficienza energetica invece è  una strada che noi possiamo praticare, che noi possiamo praticare e che però avrebbe bisogno di essere messa come una priorità assoluta. Quindi in questo l'energia sarà la valuta con cui si giocheranno il destino, l'ascesa e il declino dei Paesi, delle civiltà, delle economie, ma non si può soltanto pensare di ingrandire.

Ingrandire è una cosa che accadrà, è una dinamica inevitabile, naturale dello sviluppo, ma ingrandendo dobbiamo efficientare. Secondo me questa è la chiave nascosta, il giacimento di petrolio vero, per usare questa metafora orribile che spero a un certo punto vada fuori moda, il giacimento di petrolio nascosto a cui possiamo attingere è l'efficientamento”.

Quindi no, mi spiace. Gli sconti alla pompa e in bolletta non servono a nulla, se non a respirare per qualche mese. Per uscire dalla crisi energetica in cui siamo precipitati servirà molto di più. E meno agiremo per combattere il riscaldamento climatico, più le cose peggioreranno.

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