Il trucco è sempre lo stesso, alla fine: quando non vuoi metterci i soldi, trova un capro espiatorio. E quel che ha fatto ieri sulla scuola Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia, è l’ennesima variazione sul tema.
Partiamo dai numeri.
L’Italia spende per l’istruzione circa il 4% del suo prodotto interno lordo, ed è un dato che ci posiziona al terzultimo posto in Europa. Se vogliamo parlarne, di scuola, dovremmo farlo da qui.
Dovremmo parlare del personale che manca e dei ragazzi che iniziano l’anno, ogni anno, senza docenti di ruolo.
Dovremmo parlare degli stipendi degli insegnanti, quartultimi in Europa, con gli insegnanti italiani che guadagnano poco più delle metà di un loro collega tedesco.
Dovremmo parlare delle strutture fatiscenti, delle classi pollaio, del fatto che in metà del Paese il tempo pieno è ancora un’utopia nel 2026.
Dovremmo parlare della proposta di ritardare l’inizio dell’anno scolastico perché le aule italiane sono tra i pochi edifici del Paese a essere sprovvisti di aria condizionata.
Soprattutto, dovremmo parlare del fatto che dal 2027, lo dice il documento di economia e finanza presentato dal governo, i fondi per l’istruzione diminuiranno anziché aumentare, perché dobbiamo aumentare la spesa per la difesa, come abbiamo promesso a Trump, e i soldi da qualche parte vanno recuperati.
Come si fa a non parlarne? A distrarre l’opinione pubblica? A spostare il bersaglio?
Semplice: prendendosela, come al solito, con gli stranieri. A questo giro, coi bambini stranieri.
Che sono troppi, dice Meloni, anche se non è vero – sono uno su dieci, e molti di loro parlano italiano meglio di tanti figli di italiani.
Che fanno sentire gli studenti italiani stranieri a casa loro, in un Paese in cui ancora si insegna la religione cattolica a scuola suona surreale.
Con le ragazze musulmane che indossano il velo a scuola, un problema che – concretamente – non esiste, se non in pochi isolatissimi casi. E, pure esistesse, non sposta di una virgola i problemi dell’istruzione in Italia.
Insomma: cinque minuti d’odio contro i musulmani, come Orwell insegna, et voilà, nessuno pensa più ai veri problemi della scuola e ai soldi che non ci sono.
Quasi le invidiamo, Meloni e le destre, per come gli riesce facile. Ma del resto, se l’unico problema di chi si oppone sono le primarie per scegliere il candidato premier, il trucco funziona ancora meglio.