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Come ne usciamo dalla trappola dell’inflazione, con Azzurra Rinaldi

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Su i prezzi, ma crescita zero: questo è il grande spettro che aleggia sull'economia italiana. E capire come se ne esce diventa la prima cosa da fare. Ne parliamo con l'economista Azzurra Rinaldi

Partiamo da un numero: 4,2. Anzi: 4,2%. È il dato dell’inflazione, l’aumento dei prezzi che l’Istituto nazionale di statistica, l’Istat, ha comunicato per il mese di settembre. È un dato molto alto, superiore di mezzo punto alla media europea, che si ferma al 3,8%. E superiore di un punto all’inflazione italiana calcolata solo un mese prima, ad agosto, quando l’aumento dei prezzi aveva toccato quota 3,2%. Ancora: è un dato superiore a quello di Francia e Germania, inferiore solo a quello della Spagna, che arriva al 5%. Attenzione però: l’economia spagnola cresce a ritmi molto superiori alla nostra, attorno al 3%, mentre la crescita italiana non raggiunge l’1%. In altre parole, come al solito siamo in testa nella classifica dei guai: abbiamo una delle inflazioni più alte d’Europa e una delle crescita dell’economia più basse d’Europa.

Basta piangersi addosso, però. Cerchiamo piuttosto di guardarci dentro, a questa benedetta trappola dell’inflazione in cui siamo cascati. Per provare cosa l’ha causata, come potrebbe finire da sola, come potrebbe evolvere, come la stiamo combattendo tra tagli temporanei delle accise e bolli cancellati, e come potremmo combatterla, senza causare disastri peggiori, tipo un aumento fuori controllo del debito pubblico.

Per farlo, come al solito, ho chiesto l’aiuto a casa. E in soccorso questa volta è venuta a trovarmi Azzurra Rinaldi. È un’economista molto brava, una signora che parla di soldi, come si è ironicamente definita nel titolo di un suo libro. E soprattutto è una delle poche economiste italiane che studiano l’economia con uno sguardo rivolto al mondo femminile, visto che dal 2021 dirige la scuola di economia di genere all’Unitelma Sapienza.

L’inflazione, però è un problema che riguarda tutti, indistintamente. E allora ripartiamo da lì, per fare la nostra prima domanda ad Azzurra. Ci spieghi bene cosa vuol dire che l'inflazione è al 4,2% e perché stanno aumentando i prezzi?

“Il 4,2% anno è il dato che ci dà Istat a settembre, perché è importante questo dato?

Perché è il picco più alto che noi abbiamo osservato da settembre 2023, quando eravamo al 5,3%. Che cosa ci dice questo in termini molto concreti? Che quello che un anno fa pagavamo €100 quest'anno invece siamo costretti a pagarlo €104,20.

Di solito ci sono molte cause quando aumentano i prezzi, in questo caso ne abbiamo una fondamentale e la cosa è l'energia e i prezzi dei beni energetici sono aumentati del 22,3% nell'ultimo anno anche sul mercato tutelato gas e luce sono aumentati di quasi il 26%, quindi tantissimo.

Dobbiamo anche dire che il resto dell'economia regge molto meglio, noi misuriamo le inflazioni di fondo che è quella che stima i prezzi al netto di energia e alimentari freschi che è all'1,7%. Questo è importante perché ci dice che l'inflazione non è diffusa, è proprio concentrata su un fronte preciso, quello energetico che però è su 100 anche se è solo uno a colpire molto duramente le famiglie e aggiungo un'ultimissima riflessione.

L'inflazione riguarda tutte le persone ma non le colpisce allo stesso modo. È ovvio che colpisce più duramente proprio chi ha un reddito più basso perché proporzionalmente rispetto al proprio reddito sta pagando di più”.

Ecco: se colpisce di più chi ha un reddito più basso c’è bisogno di politiche che redistribuiscano un po’ la ricchezza dall’alto verso il basso, no? Oppure sono altre le misure che il governo deve adottare, tipo spingere per alleggerire il peso del costo dell’energia a chi può far ripartire davvero la crescita economica, come le imprese? Ci sono molti modi per alleviare famiglie e imprese dall’aumento dei prezzi. Il problema, a proposito di inflazione, è quanto costano. Quante risorse abbiamo a disposizione nel farlo. E come per ogni medicina, quali sono gli effetti collaterali. Altro giro, altre domande per Azzurra, quindi.

“Gli strumenti esistono, ma bisogna anche riconoscere che lo spazio poi per utilizzarli è strettissimo. Ma in realtà quando soprattutto quando parliamo di energia, questo governo, del resto come molti governi precedenti si porta delle responsabilità precise anche che ci spiegano anche come siamo arrivati a questo punto.

Quindi faccio una distinzione fra breve periodo e lungo periodo che è molto tipico dell'economia. Nel breve periodo Ok, l'esecutivo ha stanziato circa un miliardo di euro fra la riduzione delle accise sui carburanti e il sostegno di alcune imprese tipo quello del di trasporto, della pesca. È una misura parziale ovviamente che aiuta proporzionalmente di più chi consuma di più, diciamo non è esattamente una politica redistributiva.

Bisogna dire che fare di più richiederebbe delle coperture che non abbiamo perché il debito pubblico sfiora il 138% del PIL e il deficit è appena sopra il limite europeo del 3%. Quindi, diciamo, lo spazio di manovra fiscale è oggettivamente limitato.

Ma se invece penso ad una prospettiva di lungo periodo il confronto da cui usciamo perdenti è quello con la Spagna perché la Spagna nel 2021 aveva una situazione in cui il gas formava il prezzo dell'elettricità spagnola per il 52% delle ore. Adesso secondo i dati dei primi mesi del 2026 quella quota è scesa al 9%. Come hanno fatto?

Il governo ha spinto una crescita di eolico e fotovoltaico del 37% fra il 2021 e il 2025 e questo noi lo vediamo nelle tasche delle famiglie, cioè una famiglia tipo spagnola risparmia 10 euro al mese in bolletta rispetto ad uno scenario senza rinnovabili. Questo è il risultato di scelte che ovviamente sono state fatte anni fa.

Da marzo 2026 la Spagna ha ormai stabilmente devo dire tra i prezzi elettrici all'ingrosso più bassi d'Europa e qui ci sarebbe tutta una riflessione da fare su tutte invece quelle boutade del governo contro le politiche green che diciamo sembravano un atto di forza e in realtà poi sono si sono trasformati in un indebolimento importante per le famiglie italiane.

Chiudo con qualche dato, in Italia il gas è ancora forma il prezzo dell'elettricità per diciamo una quota che va fra il 75 e 90% delle ore abbiamo anche la produzione fossile che copre il 43% della domanda elettrica italiana contro il 20% spagnolo purtroppo diciamo che il gli investimenti nel settore delle energie green sono stati rimandati e sono rimasti indietro per anni e quello che vediamo oggi è l'effetto cioè noi lo paghiamo in bolletta”.

Insomma: finora abbiamo capito due cose. Che l’inflazione italiana, soprattutto, dipende dai combustibili fossili come petrolio e gas e dall’aumento dei prezzi sul mercato dell’energia, causato in buona parte dalla crisi dello stretto di Hormuz e dalla guerra tra Usa e Iran. Anzi che Usa e Israele hanno scatenato contro l’Iran. E, due, che se c’era qualcosa da fare per combattere quell’inflazione, per far scendere i prezzi dell’energia, andava fatto anni fa, investendo pesantemente nelle energie rinnovabili come ha fatto la Spagna. Cosa che noi ci siamo ben guardati dal fare. Quindi, come al solito, dobbiamo sperare nella buona sorte, per ora. Ma c'è qualcosa che ci dice che questo aumento dei prezzi se ne può andare così com'è arrivato? Ad esempio: se finisce la guerra tra Iran e Usa, o tra Russia e Ucraina, i prezzi di gas e petrolio torneranno giù esattamente come sono saliti?

“Anche nella teoria economica si dice che i prezzi sono flessibili verso l'alto e flessibili verso il basso, quindi a seconda delle dinamiche poi dell'economia possono variare.

Storicamente è già successo: noi abbiamo avuto un picco di inflazione energetica post pandemia nel 2022-2023, poi i prezzi si sono effettivamente abbassati e l'inflazione italiana è tornata all'1% a gennaio del 2026. Il meccanismo è un po' lo stesso, quindi diciamo si abbassano le tensioni geopolitiche e i prezzi di gas scendono e così anche le bollette.

In pratica, però, c'è un problema di trasmissione e questo ce lo dice un'altra parte della teoria economica e penso a Keynes. Cioè, i prezzi in realtà tendono a salire velocemente, ma a scendere lentamente o a volte proprio a non scendere, ma questo ce lo dice anche il nostro senso comune e la pratica di vita che abbiamo avuto.

C'è proprio un secondo problema specifico per l'Italia che in Italia l'inflazione energetica tende a trasferirsi sulle altre componenti dei prezzi in una maniera più stabile e persistente rispetto agli altri paesi europei. Che cosa significa questo?

Che quando anche i prezzi dell'energia si placano, i prezzi dei servizi e dei beni alimentari, che sono stati influenzati dall'aumento dei prezzi dell'energia, in realtà ancora continuano a salire per qualche trimestre.

Noi abbiamo adesso le previsioni di Banca d'Italia che prevedono un rientro al 2% dell'inflazione entro il 2027, ma ovviamente questo dipende assolutamente da cosa succede sui mercati energetici, in una prospettiva di tensioni geopolitiche internazionali, è chiaro che un'ennesima escalation rimette tutto completamente in discussione”.

Insomma, le cose si complicano. Uno shock energetico di lungo periodo può infatti essere estremamente problematico perché produce due effetti: un aumento dei prezzi di quasi tutto che si scarica sui consumatori, ma anche sulle imprese, i cui prodotti diventano meno concorrenziali sui mercati mondiali rispetto a quelli di Paesi che quello shock energetico non lo sentono. In altre parole, le nostre imprese vendono a prezzi più alti i loro prodotti, o sono costretti a tenerli bassi e a ridurre drasticamente i margini e il capitale da investire per non essere buttati fuori dal mercato. E le famiglie italiane pagano bollette e benzina molto più di prima e molto più che altrove. Questo mix ha un nome e si chiama stagflazione. Tradotto: crescita zero e prezzi alle stelle. È il mostro finale delle economie in crisi e noi siamo nella sua pancia. Spoiler: uscirne è molto molto complicato.

“Definiamo intanto la stagflazione, che è una combinazione fra bassa crescita della ricchezza, quindi del prodotto interno lordo, e inflazione elevata. Il termine, in questo momento e nel caso italiano, è assolutamente corretto, perché descrive quello che stiamo vivendo.

Nel 2026, secondo le principali stime che ci arrivano da Banca d'Italia e Commissione Europea, il PIL italiano dovrebbe crescere fra lo 0,5 e lo 0,7%. È ovvio che con questo ritmo e con un inflazione che invece cresce al 4,2%, il potere d'acquisto reale delle famiglie vada ad erodersi.

Anche la Commissione Europea, in realtà, nelle previsioni che aveva fatto in primavera, aveva proprio esplicitamente citato il rischio di stagflazione nel caso in cui la crisi energetica si fosse prolungata. Allora, c'è da dire che uscire dalla stagflazione è proprio difficile da un punto di vista strutturale, perché gli strumenti tradizionali si contraddicono. Faccio un esempio.

Se la Banca Centrale alza i tassi per frenare l'inflazione, sappiamo che frena anche la crescita, perché prendere denaro in prestito diventa più complicato, si alzano i mutui e così via. Se il Governo spende per sostenere la crescita e quindi diciamo, bilanciare quello che ha fatto la Banca Centrale, alimenta l'inflazione, perché quando il Governo spende, ovviamente, aumentano i redditi e aumenta l'inflazione.

Quindi, la via d'uscita reale più probabilmente sul lato dell'offerta, cioè ridurre la dipendenza energetica dall'estero attraverso, come dicevamo, rinnovabili, attraverso un incremento dell'efficienza, ma anche aumentare la produttività, ma anche investire in capitale umano, cioè spingere in altro modo la crescita del prodotto interno lordo e quindi la crescita della ricchezza nazionale.

È ovvio che sono obiettivi di lungo periodo. Quindi, mi faccio la domanda e mi rispondo: come se ne esce nel breve periodo? Nel breve periodo non se ne esce, si gestisce.

Quindi, la la stagflazione si può gestire nel breve periodo e si gestisce in una prospettiva di equità sociale, proteggendo i redditi più bassi e mettendo in campo delle misure per esaurire o, diciamo, contenere più rapidamente possibile lo shock energetico”.

A questo punto, però, proviamo a tirare la fila una volta per tutte. Abbiamo un’inflazione da record che dipende dall’energia, che a sua volte dipende da guerre di cui non vediamo la fine. Abbiamo prezzi che aumentano e potrebbero non diminuire, anche se la guerra in Iran vedesse la fine e il prezzo dell’energia calasse. Abbiamo un’economia a crescita zero sempre a causa del costo dell’energia. E abbiamo pochissimi strumenti per farvi fronte, perché uscire dalla trappola della stagflazione è molto complicato, soprattutto se hai pochi soldi da spendere. Che si fa allora? È quello che abbiamo chiesto come chiosa finale ad Azzurra Rinaldi. Che dobbiamo fare, o meglio che possiamo fare noi? E cosa può fare il governo?

“Allora, a chi ci ascolta, direi questo: l'inflazione che stiamo vivendo è quasi interamente di origine esterna e, come dicevamo, colpisce in modo diseguale. Quindi, per esempio, se avete un mutuo a tasso variabile, potrebbe essere il momento di valutare la rinegoziazione.

Se avrete se avete un contratto di fornitura energetica che sta scadendo, confrontate le offerte perché il mercato libero in questa fase può essere meno conveniente di quanto non sembri.

E se per caso vi trovate in difficoltà con le bollette, esistono esiste il bonus sociale energia e gas, il 40% di questi bonus non vengono richiesti, quindi vale la pena, eventualmente, verificare se ne avete diritto perché, appunto, molte famiglie non lo richiedono pur avendone i requisiti.

A chi governa tre cose.

La prima, le misure di sostegno energetico dovrebbero essere disegnate in modo che vadano ai redditi più bassi e non a pioggia, cioè un taglio generalizzato delle accise aiuta chi consuma di più che potenzialmente potrebbe anche essere, invece, chi ha redditi più alti.

La seconda, noi abbiamo ancora, in questo momento, il PNRR che è il principale strumento anticiclico che abbiamo a disposizione, quindi spenderlo bene in tempo per quel poco tempo che ci rimane non è semplicemente un dettaglio burocratico. La terza, la transizione energetica, veramente io sono convinta che sia la sola possibile risposta strutturale alla vulnerabilità energetica italiana.

In questo, davvero, credo che ogni mese perso in rinvii, diciamo, e imposizioni contrarie a queste nuove forme di energia sia un mese in più di dipendenza a cui si sottopone l'intero paese rispetto al gas importato”.

La parola è una sola insomma, per uscire dalla trappola dell’inflazione: rinnovabili, rinnovabili, e ancora rinnovabili.

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