Non si placano le polemiche in casa leghista, dopo che il raduno di Pontida ha reso più chiara l'insanabilità dei rapporti fra Umberto Bossi e Matteo Salvini, deciso a dare al Carroccio una dimensione nazionale e sovranista. Bossi, che da tempo non ha più la maggioranza all'interno della Lega Nord, dove la sua corrente raccoglie percentuali molto basse, non ha partecipato finora alle kermesse leghista e non è prevista la sua presenza sul palco neanche alla festa nazionale della Lega Nord a Brescia.

Dopo qualche botta e risposta affidato a retroscena e indiscrezioni, oggi il senatur prende la parola e, in una intervista a La Stampa, spiega di non essere interessato a ritirarsi dalla vita politica ma, anzi, di essere determinato a tornare in Parlamento. Se non con Salvini, nelle liste di Silvio Berlusconi.

"Di certo Berlusconi l’offerta di candidarmi l’ha fatta", rivela Bossi, pur dicendosi convinto che "alla fine" un posto nelle liste della Lega Nord per lui ci sarà. Già, ma con chi? Bossi suggerisce di continuare il dialogo con Berlusconi di cui si fida perché "non dimentico quello che ha fatto, anche per la Lega Nord".

L'obiettivo a breve termine della Lega deve però essere quello di garantire la massima partecipazione ai referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto, che Bossi definisce "un modello per il Nord, talmente decisivi che tutto il resto passa in secondo piano" e un modo "per dimostrare a Roma che la Lombardia non ne può più", salvando "la nostra economia, perché o teniamo i soldi dei lombardi in Lombardia e dei veneti in Veneto o si rischia che la crisi economica diventi una crisi sociale".