L'omicidio di Aldo Gioia ad Avellino
23 Febbraio 2022
16:31

Countdown su Whatsapp, poi l’omicidio: nuova udienza per il delitto di Aldo Gioia

Prosegue il processo per il delitto di Aldo Gioia ad Avellino: ascoltati nuovi testimoni, tra questi un’amica di Giovanni Limata che avrebbe “saputo” dell’omicidio dopo aver visto una storia su Whatsapp.
A cura di Giuseppe Cozzolino
Elena Gioia e Giovanni Limata.
Elena Gioia e Giovanni Limata.
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L'omicidio di Aldo Gioia ad Avellino

Una storia WhatsApp con un countdown, alla cui scadenza sarebbe avvenuto l'omicidio di Aldio Gioia e dell'intera famiglia. Nella nuova udienza del processo ai due fidanzati Giovanni Limata ed Elena Gioia, accusati dell'omicidio del padre della giovane, pugnalato ripetutamente nella notte dello scorso 23 aprile, è emerso un nuovo raccapricciante dettaglio. A quasi un anno dall'efferato omicidio che scosse tutta Avellino per la sua brutalità, l'ipotesi sempre più consistente è che il tutto fosse stato pianificato attentamente dai due giovani, che rischiano pene esemplari.

"Mi disse che doveva uccidere tutta la famiglia di Elena"

In tribunale oggi ha deposto, tra gli altri, anche un'amica di Giovanni Limata che ha confermato di essere stata a conoscenza del delitto imminente. Si tratta di S.N., che conosceva il giovane dal 2015 e per il quale aveva avuto anche una cotta, pur senza fidanzarsi. La ragazza ha raccontato in tribunale che si erano sentiti raramente negli ultimi anni, per poi riprendere a sentirsi "dopo aver visto il countdown sulle storie WhatsApp. Io gli chiesi cosa significasse questo conto alla rovescia", ha detto la giovane in tribunale ad Avellino questa mattina, "e lui affermò che doveva uccidere due adulti e due ragazzi. Io gli chiesi di spiegarsi meglio e Giovanni ha aggiunto che doveva eliminare una famiglia. Alla fine si è aperto e mi raccontato che doveva uccidere tutta la famiglia di Elena". La giovane, tuttavia, non ha mai sporto denuncia ed ora rischia assieme ad altre due ragazze l'accusa di falsa testimonianza e di favoreggiamento. Ma le sue versioni sarebbero al vaglio degli inquirenti perché considerate contraddittorie.

L'aggressione al padre di un'altra fidanzata

Parole pesantissime quelle della giovane, che dimostrerebbero in primis la chiara pianificazione del delitto, circostanza che era già emersa dalle analisi delle chat dei due fidanzati, Giovanni ed Elena. Tra i vari testimoni ascoltati oggi, c'era anche il Luogotenente dei Carabinieri Gianluca Contini, che ha raccontato di conoscere il giovane "a seguito di numerosi episodi di polizia giudiziaria" ai suoi danni. Tra questi, un tentato suicidio dopo che il rapporto con un'altra giovane era contrastato dai genitori di lei. "Passava rapidamente dalla rabbia alla depressione, aveva sbalzi di umore importanti", ha raccontato il luogotenente Contini, che ha spiegato anche come nei confronti del giovane ci fossero anche querele sporte dal padre di un'altra ragazza con cui aveva avuto una storia, che lo aveva denunciato dopo che Giovanni Limata lo aveva aggredito.

Le prossime tappe del processo

Il processo va avanti: il prossimo 30 marzo verranno sentiti altri testimoni della parte civile, mentre il 27 aprile in aula ci saranno i due imputati: Elena Gioia, difesa dall'avvocato Livia Rossi, e Giovanni Limata, difeso dagli avvocati Kalpana Marro e Fabio Russo. Giorno che potrebbe essere decisivo per le sorti del processo, e udienza che cade a un anno quasi esatto (23 aprile 2021) dal delitto di Aldo Gioia.

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