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Perché il carcere minorile Beccaria sta collassando e a nessuno sembra importare

Sovraffollamento, lavori di ristrutturazione che durano da anni, carenza di personale e tre direttori che cambiano in meno di un anno: sono queste le criticità con cui il carcere minorile Beccaria è costretto a convivere. Lo stesso in cui è maturato un episodio di violenza e torture ai danni di un 16enne.
A cura di Ilaria Quattrone
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Nel carcere minorile Beccaria ci sono stati tre direttori in meno di un anno, i ragazzi sono 46 nonostante la capienza massima sia di 31 e i lavori di ristrutturazione, iniziati diversi anni fa, non sono stati ancora completati.

È in questo scenario che si è verificato un episodio di violenza inaudita: nella notte tra il 7 e l'8 agosto 2022 un ragazzo di appena 16 anni è stato violentato e torturato per ore. I suoi aguzzini hanno aspettato il cambio di turno degli agenti per picchiarlo, legarlo a una finestra e stuprarlo con alcuni oggetti. E quanto accaduto ad agosto, per quanto sembri essere solo un episodio isolato, è sintomatico proprio delle condizioni in cui versa il carcere.

Chi sono i detenuti dei carceri minorili

È vero che in Italia il carcere minorile rappresenta una extrema ratio considerato che, come spiega a Fanpage.it Valeria Verdolini, referente per la Lombardia dell'Associazione Antigone "per i minorenni si cerca di trovare sempre soluzioni alternative perché si sa quanto questa esperienza possa pesare sulla traiettoria di vita dei giovani".

Ma proprio per questo chi viene mandato in carcere ha bisogno ancora più degli altri di qualcuno che possa fornirgli alternative."La popolazione che troviamo all’interno dell’istituto, è composta da ragazzi che hanno pochissime risorse personali su cui contare e quindi la loro possibilità di imbroccare strade migliori è molto limitata. E per questa ragione, il carcere può diventare un’occasione di formazione".

Per esempio per chi non è potuto andare a scuola: "Al Beccaria alcuni ragazzi stanno ancora completando il ciclo delle scuole elementari". Dati alla mano, l'anno scorso c'erano tre minori al corso di alfabetizzazione, due alle scuole medie, 17 alle superiori e cinque ragazzi impiegati in attività lavorative.

La carenza di personale

Oltre alla scuola, sono previste altre attività di formazione. Il problema è che però queste spesso saltano: "Questa mattina, durante un'iniziativa organizzata dal rapper Emanuele Frasca e dalla Propaganda Agency  in cui si è discusso del senso della musica e del trovare canali differenti per incanalare la rabbia in modo costruttivo, i ragazzi lamentavano la carenza di personale: le attività ci sono, ma non sempre c'è copertura".

"La carenza di personale infatti – continua la referente – non consente di poter svolgere le attività previste e in un carcere minorile, questa problematica risulta ancora più grave che in una struttura per adulti". In effetti in un contesto minorile sono ancora più importanti che altrove.

Il cambio di direttore

A questo problema, nel caso del Beccaria si aggiunge il cambio di direttori in meno di un anno: "Da parte nostra c'è la richiesta che possa essere individuata una figura stabile perché si tratta di una struttura che ha delle complessità innanzitutto per i numeri: oggi ci sono 46 ragazzi quando la capienza massima è di 31".

"Ci auspichiamo, come Associazione Antigone, che ci sia quanto prima una stabilizzazione del personale che lavora all’interno dell’istituto, con una direzione altrettanto stabile. Il Beccaria merita un direttore che resti in carica per un tempo congruo e che non sia impegnato anche in altri istituti".

"Questa situazione purtroppo si è spesso verificata nell'ultimo anno perché i pensionamenti avevano portato a una riduzione del numero di direttori presenti sul territorio nazionale. L'ultimo concorso è stato bandito l'anno scorso, ma i vincitori hanno un periodo di formazione prima di diventare operativi. E quello precedente risaliva ben al 1996".

La situazione in cui si trova il carcere minorile Beccaria di Milano è identica a quella di molti altri istituti penitenziari, una condizione ormai perenne che sembrerebbe voler dire che chi è nato ai margini della società deve rimanerci a vita. Non può, infatti, esserci riscatto per un minore che sconta una pena in carcere se non esistono strumenti o strutture adeguate a fornirgli alternative.

E purtroppo non basta l'impegno di educatori e volontari se questi sono costretti a fare i conti con la carenza di personale. Né basta quello dei direttori che spesso non hanno nemmeno il tempo di conoscere le realtà alle quali vengono assegnati perché assunti part-time o perché presto trasferiti in altre strutture.

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