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Migranti manganellati al Cpr di Milano: “la Prefettura impedisce l’ispezione a un consigliere regionale”

“Riteniamo questa forma di ostruzionismo un abuso che va totalmente contro la normativa”, spiega a Fanpage.it Cesare Mariani dell’associazione Naga.
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A cura di Sara Tirrito
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Il consigliere regionale della Lombardia Luca Paladini è entrato a sorpresa nel centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli a Milano, insieme a Teresa Florio di Mai più lager-No ai cpr, Cesare Mariani dell’associazione Naga e il medico Nicola Cocco. In una visita non annunciata, resasi necessaria dopo la protesta di sabato sera dei trattenuti e soprattutto della successiva repressione violenta. Nel primo pomeriggio del 10 febbraio i quattro visitatori hanno parlato con quattro trattenuti, un operatore, un infermiere e il vicedirettore della struttura.

È stato però negato l’accesso ai moduli abitativi del Cpr, come anche la visione delle cartelle cliniche, nonostante entrambe le richieste fossero legittime. "Riteniamo questa forma di ostruzionismo un abuso che va totalmente contro la normativa", spiega a Fanpage.it Cesare Mariani. Dall'ispezione sono emersi dettagli poco rassicuranti, come condizioni igienico-sanitarie simili al periodo precedente l’intervento della Procura e numerosi interventi dell’ambulanza nel mese di gennaio. Poco si sa sulle due persone che nella notte di domenica hanno subito le percosse. "Da quel che risulta, sono stati portati entrambi in pronto soccorso nove ore dopo gli scontri e poi dimessi. – dice l'esponente del Naga –  Uscito dall’ospedale, il 18enne è stato rimesso in libertà".

L’ispezione nel Cpr di via Corelli

La visita è durata cinque ore, dalle 14.45 alle 19.45 circa. "Ci hanno impedito di entrare nei moduli abitativi contro ogni rispetto della legge", spiega Mariani. Secondo il regolamento Cpr, disciplinato dalla direttiva del Ministero dell'Interno, tra le persone ammesse senza autorizzazione (art. 7 comma 1) ci sono gli stessi soggetti a cui è consentito accedere alle carceri dal regolamento penitenziario (art. 67 legge 354/1975). Tra questi, i consiglieri regionali con i loro collaboratori (al plurale). "Avremmo dovuto avere accesso libero alla struttura ma non ce l’hanno permesso – spiega Mariani – Per noi è un abuso serio".

Il diniego sarebbe arrivato proprio dal Prefetto: "La direttrice del Centro ha chiamato la Prefettura e, a sua volta, ce lo ha comunicato per telefono", dice Mariani. Ai tre è stato concesso di parlare solo con alcuni dei trattenuti e non nelle stanze in cui dormono. "Abbiamo prima sentito la versione del personale del cpr e dell’ispettore di Polizia. Hanno detto che non erano presenti durante gli scontri tra migranti e Guardia di Finanza e ci hanno riferito di averlo saputo dai video della rete".

Grazie a questi colloqui è emersa una nuova versione delle ragioni che avrebbero portato gli agenti a intervenire. In un primo momento si era pensato che la protesta fosse nata in seguito alla chiusura di una finestrella attraverso cui passano gli oggetti dall’esterno. Le cose però sembrerebbero andate diversamente: "Secondo il personale – racconta Mariani – c'era stata un’aggressione a un operatore da parte di un ragazzo. Si era rifiutato di mangiare la pasta alle otto di sera e aveva buttato il piatto di pasta verso un operatore. Secondo quanto riscontrato durante i colloqui l’intervento della guardia di Finanza era poi avvenuto alle due di notte".

Negato anche l'accesso alle cartelle cliniche

Solo diverse ore dopo, intorno alle 11, i due ospiti che avevano subito le percosse sarebbero stati trasportati in ospedale. "I testimoni con cui siamo riusciti a parlare ci hanno riferito che sono andati in codice verde al Policlinico. Non sappiamo come stiano adesso, ma ci è stato detto che sono stati entrambi dimessi e che il 18enne è stato rimesso in libertà", spiega Mariani.

Sabato pomeriggio, alcuni migranti erano rimasti seminudi per ore sotto la pioggia battente. A generare quella protesta sarebbe stato invece il cibo deteriorato e le condizioni igienico sanitarie critiche. "Ci hanno riferito di alimenti sempre uguali, scarsi e maleodoranti, che confermano le denunce precedenti al commissariamento", spiega Mariani.

Ai quattro è stato negato anche l’accesso alle cartelle cliniche, sebbene la consultazione fosse stata autorizzata dai pazienti, che in teoria sono gli unici a poter decidere sulla visione. "Sappiamo solo che l’invio al pronto soccorso è avvenuto a circa nove ore dagli scontri con gli agenti. Per fortuna sembra stiano bene, ma le cose potevano andare diversamente", riferisce Mariani.

Tante le mancanze legate alla sfera sanitaria emerse dalla visita e in parte approfondite dall'infettivologo Nicola Cocco. "L’infermeria è esattamente come nel nostro ingresso nel marzo 2023. Non è cambiato niente – spiega Mariani – Ci sono pochissimi materiali e mancano le bombole a ossigeno, previste dal regolamento". Nel corso della visita è stato possibile consultare i fogli degli invii degli ospiti al pronto soccorso. Ne è emerso un quadro per cui l’intervento delle ambulanze è molto frequente.

"A gennaio, un periodo in cui in media c’erano 50 persone nel cpr, gli invii sono stati 34. Delle due l'una – riflette l’esponente del Naga – o lì dentro la capacità di dare assistenza medica è così bassa che per qualsiasi cosa sono costretti a fare un invio al pronto soccorso oppure gli eventi gravi sono eccessivamente numerosi".

A queste criticità, i volontari dello sportello legale per stranieri hanno maturato sospetti sulla legittimità del trattenimento di alcune persone nella struttura. "Uno ha due figli in Italia e quindi dovrebbe potere avere diritto all'asilo – spiega Mariani – L'altro è stato fermato, non abbiamo capito perché, mentre stava per sposarsi con la compagna".

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