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Omicidio Carol Maltesi

Disposta la massima sorveglianza in carcere per l’assassino di Carol: “È molto provato”

A Fanpage.it il difensore legale spiega che Davide Fontana “ha ammesso le sue responsabilità perché si voleva liberare di un peso”.
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A cura di Giorgia Venturini
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Omicidio Carol Maltesi

Si trova in carcere a Brescia Davide Fontana e per lui sarà disposta la massima sorveglianza. Lo spiega a Fanpage.it il difensore legale Stefano Paloschi precisando anche che Fontana "è molto provato. Ha ammesso le sue responsabilità perché si voleva liberare di un peso". Il 43enne è accusato dell'omicidio della 26enne Carol Maltesi. La notte di lunedì scorso davanti agli investigatori ha raccontato di come ha ucciso la ragazza: a gennaio, al termine di un gioco erotico, l'ha prima presa a martellate, poi le ha tagliato la gola e infine ha diviso il corpo in 15 parti. Poi lo ha nascosto in un congelatore, fino a quando non ha chiuso i resti in un sacco della pattumiera e li ha gettati nelle montagne bresciane. Tutto è accaduto in due mesi, durante i quali era lo stesso Fontana a rispondere ai messaggi che riceveva Carol sul suo cellulare, fingendosi lei: raccontava ad amici e parenti che era a Dubai per lavoro e che sarebbe tornata presto.

La confessione di Davide Fontana

La confessione è arrivata a pochi giorni dal ritrovamento del corpo da parte di un residente della zona che aveva aperto il sacco e fatto la triste scoperta. Successivamente i carabinieri hanno lavorato per risalire all'identità della donna: "Ha ammesso le sue responsabilità, perché voleva liberarsi di un peso". Alle spontanee dichiarazioni è seguito un interrogatorio di due ore: in settimana è stato convalidato il suo arresto. Secondo l'avvocato Fontana è ancora molto provato. Non sono ancora arrivate le scuse alla famiglia della donna, "ma sicuramente ci sarà senz'altro un passaggio". Poco a poco "capirà il futuro che lo attende". Per due mesi Fontana ha vissuto una sorta di normalità: ha continuato a lavorare e a fingersi Carol scrivendo al suo posto sul cellulare e sui suoi social. Il 43enne ha lavorato come impiegato di banca e food blogger, era il suo vicino di casa della vittima: con lei ha avuto una relazione sentimentale durata pochi mesi.

Il movente dell'omicidio

Tutti particolari e parole da confermare durante il corso delle indagini. Ancora da chiarire il movente dell'omicidio: tra le cause, secondo gli inquirenti, quella che l'uomo non avesse accattato la fine che Carol avesse deciso di lasciare Rescaldina, paese in provincia di Milano, e vivere vicino al figlio di 6 anni, che si trova ora con il padre nel basso veronese. Tra i sogni di Carol anche quello di raggiungere il padre di Olanda. Sogni infranti lo scorso gennaio, quando la 26enne è stata uccisa. Ora il fascicolo da Brescia, provincia del ritrovamento del cadavere, è passato a Busto Arsizio. Si attende la fine delle indagini e il possibile rinvio a giudizio.

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