Diventa definitiva la condanna all'ergastolo per Alessandro Garlaschi, l'ex tranviere di Milano che nella notte tra il 6 e il 7 febbraio del 2018 uccise con 85 coltellate la 19enne Jessica Faoro, ragazza che ospitava nella sua casa in via Brioschi. Sia in primo grado sia in appello i giudici avevano condannato Garlaschi all'ergastolo: ma dopo la sentenza pronunciata nel maggio del 2020 dalla Corte d'assise d'appello di Milano il 41enne aveva deciso di presentare ricorso in Cassazione. Ieri tuttavia, secondo quanto dichiarato dall'avvocato della mamma di Jessica Eliana Capizzi al quotidiano "La Repubblica", "la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per Cassazione presentato nell'interesse dell'imputato. Ha, pertanto, accolto appieno le nostre richieste di parte civile e del procuratore generale, al contempo confermando la condanna all'ergastolo. Abbiamo sempre riposto estrema fiducia a che Jessica ricevesse definitiva adeguata giustizia – ha aggiunto l'avvocato – e ieri è stato finalmente il grande giorno".

La morte di Jessica agevolata dalla condizione di abbandono e solitudine in cui viveva

Jessica, stando a quanto chiarito dai diversi processi, venne uccisa da Garlaschi perché rifiutò le sue avances. La ragazza era ospite da alcuni giorni a casa del tranviere e della moglie, che però l'uomo aveva presentato come sua sorella ed è stata ritenuta estranea al delitto. Garlaschi colpì Jessica con 85 coltellate e cercò poi di disfarsi del cadavere cercando di bruciarlo. Il delitto scosse molto l'opinione pubblica, anche perché portò alla luce la condizione di disagio in cui la ragazza viveva. Nelle motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo, difatti, la Corte d’assise d’appello aveva scritto che la "atroce morte" di Jessica fu "indirettamente agevolata dalla condizione di abbandono, di solitudine e dal venir meno di ogni tutelante sostegno emotivo che ha scandito e caratterizzato la breve esistenza in vita" della giovane.