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17 Febbraio 2026
16:41

Vietiamo la carne di cavallo: cosa prevede la proposta di legge e cosa succederebbe agli animali

La proposta di legge intende vietare la macellazione e il consumo di carne equina riconoscendo cavalli e asini come animale d’affezione, al pari di cani e gatti. Previste anche sanzioni e fondi per riconvertire gli allevamenti.

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La proposta di legge punta a riconoscere formalmente cavalli, asini e loro ibridi come animali da affezione, vietandone la macellazione

Vietare la macellazione di cavalli, asini, pony, muli e bardotti perché riconosciuti come animali da affezione e quindi non destinati alla produzione alimentare. È questo il cuore di una nuova proposta di legge bipartisan assegnata alla Commissione Ambiente del Senato.

L'iniziativa è firmata dalle deputate Susanna Cherchi (Movimento 5 Stelle) e Luna Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra), con una proposta analoga sostenuta anche da Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati). Per la prima volta, tra i diversi tentativi presentati nelle scorse legislature, un disegno di legge sul divieto di macellazione degli equidi arriva alla fase di esame parlamentare.

Ma cosa significa, in concreto, vietare la macellazione dei cavalli? E cosa accadrebbe agli animali e a chi oggi li alleva per la carne?

Cosa prevede la proposta di legge

Il testo punta a modificare lo status giuridico degli equidi – cioè cavalli, asini e loro ibridi, ovvero muli e bardotti – riconoscendoli formalmente come animali da affezione. In termini tecnici, verrebbero classificati come "No DPA", acronimo di "Non Destinati alla Produzione Alimentare".

Oggi, infatti, ogni equide può essere registrato sia come DPA (destinato alla produzione alimentare), quindi macellabile, che come No DPA, escluso invece per legge dalla filiera della carne. La proposta renderebbe questa seconda condizione la regola generale, vietando di fatto la macellazione a fini alimentari.

Sono previste anche sanzioni severe per chi non rispettasse il divieto: reclusione da tre mesi a tre anni e multe fino a 100 mila euro per chi allevasse equidi con finalità alimentari. La pena aumenterebbe di un terzo se le carni venissero effettivamente immesse in commercio.

Un altro punto centrale è la tracciabilità: entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, tutti gli animali interessati dovrebbero essere registrati e identificati con microchip. Il microchip, già utilizzato per cani e gatti, consente di associare ogni animale a un codice univoco in una banca dati nazionale. Serve a prevenire traffici illegali e a garantire controlli più efficienti.

Cosa succederebbe agli allevamenti di equini in Italia

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È previsto anche un fondo per la riconversione degli allevamenti

Il divieto avrebbe inevitabilmente un impatto economico sugli allevatori che oggi producono carne equina. Per questo il disegno di legge prevede un fondo di sei milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027 destinato alla riconversione delle attività.

Riconversione significa trasformare l'azienda verso altre forme di utilizzo degli animali che riconoscano il loro status "di affezione", come per esempio centri di recupero per equidi abbandonati o maltrattati, turismo equestre, attività didattiche o ippoterapia, cioè interventi assistiti con il cavallo per persone con disabilità o fragilità.

L'idea è quella accompagnare il settore della carne verso una transizione graduale, evitando che il divieto produca abbandoni o situazioni di irregolarità. In Italia, nel 2025, secondo il database Sistema Informativo Veterinario risultano registrati 15.045 allevamenti di equidi e 56.7203 animali allevati a scopo di macellazione, con Sicilia e Lazio rispettivamente al primo e secondo posto per numero di allevamenti e animali.

In Europa esiste già un precedente: la Grecia ha vietato la macellazione degli equidi a livello nazionale nel 2020. È un caso spesso citato dalle associazioni e dai sostenitori della proposta italiana come esempio di possibile cambiamento normativo. In molti altri paesi in tutto il mondo, invece, anche se non esiste un divieto formale il consumo è quasi nullo, considerato un tabù culturale o non sono più attivi impianti di macellazione, come per esempio negli Stati Uniti.

I numeri del consumo di carne equina in Italia

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In Italia, solo il 17% di chi consuma carne mangia anche quella di cavallo

Secondo un report pubblicato da Animal Equality Italia, nel 2024 in Italia sono stati macellati circa 17 mila equidi. Il nostro Paese è infatti tra i primi in Europa per consumo di carne di cavallo e detiene il primato mondiale per numero di importazioni.

Eppure, i numeri raccontano anche altro. Un sondaggio realizzato dall'associazione insieme a Ipsos su un campione rappresentativo di circa 40 milioni di italiani mostra che il consumo di carne equina riguarda una minoranza: solo il 17% di chi consuma carne include anche quella di cavallo nella propria dieta.

Il report evidenzia inoltre un cambiamento generazionale in corso: i giovani dichiarano una minore propensione al consumo rispetto alle fasce d'età più alte. Cresce, in generale, la percezione del cavallo come animale da compagnia e non più come animale da reddito.

Dal punto di vista geografico, Lombardia e Puglia risultano tra le regioni con i consumi più elevati. In Puglia sono tipici la "brasciola" o i "pezzetti" di cavallo, in Emilia-Romagna la "cavallina" stufata del Basso Lodigiano, mentre in Veneto è tradizionale la "pastissada de caval" veronese. Si tratta di piatti legati alla cultura tradizionale e gastronomica locale, spesso nati in contesti storici di povertà e necessità.

Un dibattito che in Italia va avanti da tempo

In Italia, il tema non è affatto nuovo. La stessa Animal Equality ha pubblicato negli anni diverse inchieste sulla filiera della carne equina in Italia e non solo, documentando criticità nei trasporti e nei macelli, maltrattamenti, violenze e sofferenze, lanciando contemporaneamente una petizione – attualmente con quasi 250.000 firme – per chiedere al governo di vietare la macellazione dei cavalli riconoscendoli come animali da affezione, al pari di cani e gatti.

Secondo l’associazione, la filiera equina presenta troppi elementi di opacità, anche per la frequente movimentazione internazionale degli animali e per l’uso di farmaci veterinari che possono rendere complessa la gestione sanitaria. Il direttore esecutivo Matteo Cupi ha quindi definito l’avvio dell'esame parlamentare "un passaggio politico rilevante", sostenendo che la pratica solleva interrogativi sia sul benessere animale sia sulla tutela della salute pubblica.

Anche molte altre associazioni, come OIPA, chiedono una rapida calendarizzazione del provvedimento, parlando di uno "switch culturale" coerente con la crescente sensibilità dei cittadini: "Ci auguriamo che il divieto di macellazione degli equidi venga ufficializzato al più presto, compiendo un passo importante verso una tutela più coerente con la sensibilità crescente dei cittadini", ha detto il presidente Massimo Comparotto.

Una questione culturale, prima ancora che alimentare

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I cavalli sono sempre più percepiti come molto più vicino a un cane o un gatto, che a un bovino

Il dibattito, però, non è solo giuridico, ma soprattutto culturale. Nel corso dei secoli il cavallo è stato animale da lavoro, da guerra, da trasporto, una presenza fissa nella maggior parte degli eventi storici che hanno definito il mondo per come lo conosciamo oggi. Oggi, in Italia, è prevalentemente legato allo sport, al tempo libero e alla relazione affettiva con gli esseri umani. Per una parte sempre più crescente della popolazione, un cavallo o un asino è percepito come molto più vicino a un cane o un gatto, che a un bovino.

La proposta di legge punta a intercettare proprio questo innegabile cambiamento profondo di percezione. Se verrà approvata, l'Italia compirà quindi una scelta simbolica e normativa molto forte: eliminare per la prima volta alcuni animali dalla filiera alimentari, riconoscendoli ufficialmente come individui senzienti con cui stabilire una relazione profonda e bidirezionale. Esattamente ciò che accade con cani e gatti.

Resta da capire quale sarà l'esito dell’iter parlamentare e come si concilieranno tutela animale, tradizioni locali e interessi economici. Ma una cosa è certa: il tema del riconoscimento di cavalli e asini come animali d'affezione, da questione di nicchia, è entrato stabilmente nel dibattito pubblico.

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