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19 Febbraio 2026
12:07

Un peluche a cui aggrapparsi e milioni di like: cosa racconta davvero la storia del macaco Punch

Punch, un giovane macaco giapponese abbandonato alla nascita, è diventato virale per il suo peluche. La sua storia merita però una riflessione molto più ampia del cucciolo star dei social di turno.

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Un giovane macaco giapponese, un primate che in natura vive esclusivamente in Giappone

Si chiama Punch, ha poco più di sei mesi ed è un cucciolo di macaco giapponese (Macaca fuscata) nato nello zoo di Ishikawa, in Giappone. Da qualche giorno è diventato una piccola celebrità online e le immagini che lo ritraggono abbracciato a un peluche dall'aspetto di un orango stanno facendo il giro dei social, accompagnate da commenti e hashtag di incoraggiamento.

La sua storia inizia con un abbandono. Subito dopo la nascita, la madre non si è presa cura di lui. Negli animali sociali come i macachi, questo può accadere per diversi motivi: inesperienza materna, difficoltà durante il parto, condizioni fisiche stressanti. Secondo la stampa giapponese, nel caso di Punch il parto sarebbe stato particolarmente faticoso per sua madre, anche per le temperature elevate della scorsa estate: i macachi giapponesi vivono in montagna, tra la neve, e sono famosi perché fanno i bagni nelle acque termali calde.

Nei primi mesi di vita, i piccoli di macaco trascorrono quasi tutto il tempo aggrappati al ventre della madre: il contatto fisico è fondamentale per lo sviluppo emotivo, psicologico e comportamentale. Privato di quel contatto, Punch è stato quindi "adottato" e svezzato dallo staff dello zoo con il biberon. Per compensare almeno in parte l’assenza materna, i keeper gli hanno dato un peluche e delle coperte.

Questi oggetti "sostitutivi" possono aiutare ridurre l'ansia, lo stress e fornire una forma minima di conforto, soprattutto nelle prime fasi di vita, le più delicate per lo sviluppo psicologico. Punch ha iniziato così a portare il suo peluche ovunque, stringendolo mentre dorme o quando si sposta nel recinto. Quando poi sono comparse online le prime foto e i video del piccolo macaco abbracciato al suo pupazzo, la reazione degli utenti è stata immediata (e inevitabile).

Migliaia di condivisioni, commenti commossi, perfino un hashtag dedicato: #HangInTherePunch. La fragilità di Punch ha toccato una corda molto umana: la tenerezza verso un cucciolo – tra l'altro così simile a noi – in evidente difficoltà.

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Il macaco giapponese (Macaca fuscata) è una specie endemica delle montagne nipponiche

Con il passare delle settimane, però, i video hanno iniziato a mostrare anche qualcosa di diverso. Punch sta gradualmente socializzando con gli altri macachi. Viene spulciato – il grooming, cioè la pulizia reciproca del pelo, è un comportamento chiave per rafforzare i legami sociali – gioca, riceve piccoli rimproveri e impara le regole del gruppo. In alcune riprese sembra perfino aver ormai dimenticato il suo peluche per correre dietro ai propri simili.

È un segnale importante per un primate: l'integrazione nel gruppo è essenziale per uno sviluppo comportamentale, sociale ed emotivo equilibrato.

Eppure, al di là delle immagini emotivamente impattanti, la storia di Punch merita una riflessione più ampia. I macachi giapponesi, sono animali complessi, con strutture sociali articolate e relazioni che possono durare anni. Negli zoo, pur con tutte le attenzioni e le cure possibili, specie così "intelligenti" e sociali possono sviluppare problemi comportamentali legati alle condizioni artificiali: stereotipie (movimenti ripetitivi senza alcuno scopo), difficoltà di integrazione, stress cronico.

Non è una condanna "di pancia" agli zoo, ma un tema complesso e discusso ormai da tempo nella comunità scientifica e nel dibattito pubblico sul ruolo delle strutture zoologiche oggi e sulla possibilità che animali così complessi, come scimmie antropomorfe, elefanti o cetacei, vengano tenuti in cattività.

C'è poi anche un altro tema che vale la pena affrontare: Punch non è un caso isolato. I cuccioli degli zoo diventano spesso star temporanee ed effimere dei social. È già successo con il pinguino Pesto, con gli ippopotami pigmei Moo Deng e Panya e tantissimi altri, diventati protagonisti di video virali, lunghe code agli ingressi e merchandising. Per qualche settimana catalizzano l’attenzione globale, fanno aumentare i visitatori e riempiono i feed di immagini rassicuranti. Poi, crescendo, vengono inevitabilmente sostituiti dal prossimo cucciolo "adorabile".

Questi fenomeni, però, possono influenzare e alterare pesantemente Li trasformano in personaggi, in mascotte, in simboli di tenerezza, talvolta in qualcosa da desiderare e possedere: il mercato nero degli animali selvatici va di apri passo con gli animali virali. Ma un macaco non è un peluche, e neppure una storia strappalacrime da consumare in pochi scroll. È un primate con bisogni complessi, relazioni sociali sofisticate, un ruolo ecologico e conservazionistico e una vita vera, in natura, che va ben oltre l'hashtag e il video del momento.

Probabilmente il successo di Punch racconta molto soprattutto di noi: il bisogno di empatia in un flusso quotidiano di immagini e notizie spesso violente o ansiogene. Ma se vogliamo davvero "fare il tifo" per lui, il gesto più coerente è ricordare che dietro la viralità del cucciolo del momento c'è un animale reale e che vive in condizioni artificiali che meriterebbero un dibattito serio e costruttivo, senza estremismi.

La speranza è che questi cuccioli star dei social riescano davvero ad accedere i riflettori su chi sono davvero e sulla loro conservazione a partire da uno sguardo più consapevole e meno ingenuo su ciò che vediamo e condividiamo online. La maggior parte dei media che ne ha parlato non ha neppure riportato il nome della specie a cui appartiene Punch, limitandosi a un generico "macaco": esistono almeno 22 specie diverse macachi tra Asia e Africa.

Più che di cuccioli teneri virali, abbiamo evidentemente bisogno di una maggiore consapevolezza naturalistica.

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