
Da giorni, nello Stato indiano orientale del Jharkhand, le autorità sono impegnate in una difficile e delicata operazione di ricerca: un elefante maschio responsabile della morte di 22 persone e del ferimento di almeno altre 15 e che sta seminando paura tra la popolazione locale. La polizia forestale lo sta cercando senza sosta, ma rintracciarlo non è affatto semplice e la vicenda riporta ancora una volta al centro il tema complesso e irrisolto del conflitto sempre più acceso tra attività umane in costante espansione e gli elefanti indiani.
Gli attacchi di quello che è stato ribattezzo in maniera sensazionalistica "elefante killer" sono avvenuti tra il 1° e il 9 gennaio nella regione di West Singhbhum, nel sud del Jharkhand. Tra le vittime ci sono persone di età diverse: un uomo di 35 anni, una coppia con due bambini e anche un agente forestale impegnato nelle operazioni di cattura. Numeri drammatici che hanno spinto le autorità a dichiarare lo stato di massima allerta e a chiedere alla popolazione di prestare attenzione, soprattutto di notte.
Si cerca un giovane elefante maschio solitario e con una zanna sola
A Chaibasa, il capoluogo della regione, la polizia forestale ha infatti invitato i residenti a evitare le aree boschive e a non uscire di casa dopo il tramonto. Non è un dettaglio secondario: la maggior parte degli attacchi è avvenuta proprio di notte, quando gli abitanti dei villaggi si recano spesso nei campi o nei pressi dei fienili per sorvegliare il riso immagazzinato. In molte zone rurali dell'India, infatti, è pratica comune dormire o restare nelle vicinanze dei raccolti per proteggerli da furti e, appunto, da animali selvatici.
Secondo quanto riferito dalla polizia forestale, l'elefante sarebbe un giovane maschio con una zanna sola e che si è separato dal branco in cui è nato. Gli elefanti sono animali altamente sociali e vivono in gruppi familiari stabili, guidati da una femmina adulta. I maschi, tuttavia, quando raggiungono la maturità sessuale lasciano a un certo punto il branco restando soli, cosa che può causare forte stress e aggressività, soprattutto quando l'animale si ritrova a muoversi da solo in ambienti che non conosce.
Trovarlo e fermarlo non sarà semplice

Rumori, luci, presenza umana, scarsità di cibo e acqua, sono tutti fattori che possono abbassare la soglia di tolleranza, spaventare e innescare reazioni anche violente in un giovane maschio tutto solo e in dispersione. Non a caso, i tentativi di sedare l'animale – effettuati finora in tre diverse occasioni – sono tutti falliti, probabilmente proprio per la difficoltà di avvicinarsi abbastanza a un giovane maschio spaventato, in continuo movimento e in costante stato di allerta.
L'elefante sta percorrendo in media circa 30 chilometri al giorno, una distanza enorme se si considera il territorio frammentato e difficile in cui si muove. Per cercare di intercettarlo sono stati mobilitati circa cento agenti forestali, affiancati anche da esperti di fauna selvatica arrivati da altri Stati indiani, e droni che pattugliano campi e foreste. Ma nonostante questo dispiegamento di forze, localizzarlo resta però molto complicato, poiché l'animale cambia spesso direzione e attraversa aree in cui è difficile muoversi.
Conflitti tra attività umane ed elefanti, una convivenza sempre più difficile
Questo storia estrema non è però un caso isolato. Negli ultimi cinque anni, almeno 2.800 persone sono morte in seguito ad attacchi di elefanti solo in India. Un dato che racconta una crisi ormai profonda e strutturale. Gli elefanti, infatti, stanno perdendo sempre più spazio: la deforestazione, l'espansione agricola, la costruzione di strade, ferrovie e insediamenti urbani hanno frammentato i loro habitat e interrotto i corridoi migratori utilizzati per spostarsi alla ricerca di cibo e acqua.
E quando un elefante di tre o quattro tonnellate o un intero branco si trova improvvisamente a camminare tra villaggi e campi coltivati, i conflitti e gli incidenti diventano quasi inevitabili. I raccolti e i depositi di cibo, inoltre, rappresentano una fonte di cibo facile e accessibile e i pachidermi, che imparano molto presto a frequentare campi e villaggi per saccheggiarli. Più che di "elefanti killer", come spesso vengono definiti, si tratta dell'ennesimo sintomo di una sempre più difficile convivenza tra attività umane ed elefanti asiatici in India e non solo.
Una convivenza complessa, sempre più precaria e che rischia di produrre ancora molte vittime, umane e non.