
Ci sorprendiamo come se non fosse una triste e frequente "normalità", fondamentalmente: un altro allevamento lager è stato individuato ad Ercolano, Comune del Napoletano, in cui erano ammassati 43 cani appartenenti alle solite razze, di cui pare che le persone non possano proprio farne a meno: Barboncini, Maltesi e Volpini.
La continua richiesta di cani dalla taglia piccola, da possedere come oggetti di cui ha poca importanza l'origine ma basta che il prezzo sia basso, si traduce in quello che la Guardia di Finanza ha trovato nel terreno di un 25enne, completamente sprovvisto di autorizzazione allo svolgimento dell’attività e privo di qualsiasi documentazione sugli animali. I cani, rimasti comunque nella disponibilità dell'uomo sebbene sotto sequestro, in realtà sarebbero stati molti di più, considerando pure che il giovane "conservava" nei sacchi di immondizia i cadaveri di diversi animali.
Questa notizia apre il fronte a due valutazioni fondamentali su cui è ora che si tolga il velo della superficialità e dell'ipocrisia con cui vengono affrontati, sia dal legislatore che dalla società civile. Ad ogni notizia che si ripete di animali trovati in condizioni simili a quelli che ora sono ancora nell'allevamento abusivo, e che arrivano da ogni parte d'Italia e anche dall'est Europa dove le "puppy mills" sono all'ordine del giorno grazie alla continua richiesta di chi vive nella parte occidentale del Vecchio Continente, ci scandalizziamo ma in sostanza poi nulla cambia.

Allevamenti non a norma e cani di piccola taglia: due facce di un unico problema
I cani di Ercolano sono infatti rappresentativi, loro malgrado, di due aspetti deleteri del continuare a concepire il cane come un oggetto qualsiasi e della mancanza poi di una tutela effettiva nei confronti di animali vittime del business di un commercio che riguarda esseri viventi. Come gli stessi finanzieri hanno sottolineato nel loro comunicato, infatti, gli introiti di questo allevatore abusivo, come di tanti altri che guadagnano sulla pelle dei cani e grazie all'ignoranza di chi li compra, possono arrivare anche ben oltre i 50 mila euro all'anno. Ma ciò che lascia ancora più allibiti e che poi, una volta che questi luoghi dell'orrore vengono scoperti, solitamente grazie a segnalazioni di cittadini per bene ma soprattutto di volontari che sul territorio sono e rimangono l'unico faro di speranza per chi davvero tutela gli animali, ecco che non ci sono luoghi in cui allontanarli dal loro aguzzino. Anche in questo caso, infatti, il 25 enne è praticamente rimasto come custode, i cani sono esattamente dove non dovrebbero essere, ovvero nel luogo in cui sono stati accumulati e ridotti in pessime condizione, e come unica cosa da fare, nell'immediato, il giovane deve attenersi alle prescrizioni dell'ASL entro 30 giorni "per regolarizzare la sua posizione".
Questo è ciò che finanzia chiunque continua a non rivolgersi ad allevamenti riconosciuti, perché è del tutto inutile sottolineare che è nei nei canili che bisognerebbe prima guardare per trovare un compagno di vita a quattro zampe nel momento in cui stiamo parlando di chi il cane manco lo considera in quanto tale ma gli serve e lo vuole solo per vezzo. E' ora che lo si scriva nero su bianco: la maggioranza delle persone che vanno alla ricerca di cani piccoli non lo fa di certo perché spinto dalla volontà di condividere la propria vita con un altro essere vivente, ma perché vuole accanto un pupazzo da mostrare, che tale semplicemente non è. Perché se davvero si trattasse di "amore", nessuno potrebbe tollerare che accadano cose del genere e il minimo sarebbe capire che è inaccettabile "spendere meno" quando si parla di esseri senzienti che, per inciso, manco andrebbero venduti… ma questa è un'altra (e lunga) storia. E se gli allevamenti abusivi fioriscono è solo e soltanto perché i cani si continuano a cercare sui siti di annunci online come se fossero merci, tra social network e passaparola ma anche alla luce del giorno che illumina la Rete. Ci vuole pochissimo per verificare quanto si sta scrivendo: digitando sul motore di ricerca la parola "cucciolo" seguita da una qualsiasi delle razze identificate a Ercolano, le offerte sono una sorta di rilancio al ribasso a cui le persone partecipano per accaparrarsi l'animale al prezzo più conveniente.
Una tutela giuridica che si scontra con la realtà
Per ogni cucciolo preso così, ci sono migliaia di animali in tutto il Belpaese e in gran parte dell'Europa che vivono vite che tali non possono essere definite: chiusi in gabbie piccolissime, con femmine costrette ad accoppiarsi anche legate per essere "coperte" dai maschi, parti indotti con operazioni fatte in condizioni igienico sanitarie inesistenti e altre orribili pratiche. Che poi per sapere queste cose basta poco tempo in realtà per scoprirle, semplicemente cercando le giuste informazioni online se solo si impiegasse la Rete per informarsi e non solo per compensare i propri desideri di un possesso privo di alcuna consapevolezza.
Dal punto di vista giuridico, invece, anche il legislatore dovrebbe uscire dalla finzione della tutela che in pratica non c'è. Non è la prima e non sarà l'ultima volta che animali trovati in un luogo come questo rimangono nella disponibilità di chi li ha detenuti in condizioni pessime, sfruttandoli per mere ragioni di guadagno e approfittando di leggi e articoli del codice civile (per cui sono e rimangono ancora oggetti) e penale che comunque ancora lo consentono a fronte di un'unica realtà: non si hanno luoghi alternativi dove condurli. I canili sono già strapieni, mantenere i cani costa e non esistono luoghi pensati proprio per questo tipo di attività investigative che possano prevedere una messa in sicurezza degli animali in attesa dei diversi gradi di giudizio che portino poi all'effettiva verifica del reato commesso.