
Nel luglio del 2023, sull'isola di Lewis nelle Ebridi, in Scozia, si è verificato uno dei più grandi spiaggiamenti di cetacei degli ultimi anni: 55 globicefali – conosciuti anche come delfini o balene pilota – sono finiti sulla riva e sono morti. Per molto tempo gli scienziati hanno cercato di capire cosa fosse successo davvero.
Un nuovo report del governo scozzese, realizzato con il contributo dello Scottish Marine Animal Stranding Scheme (Smass), suggerisce ora una spiegazione che ha molto a che fare con la natura profondamente sociale di questi animali: il gruppo avrebbe seguito una femmina che stava affrontando un parto difficile.
Una femmina in difficoltà e il comportamento sociale del gruppo

I globicefali (Globicephala melas) sono cetacei odontoceti, come delfini e orche. Questi animali vivono in gruppi familiari molto uniti, chiamati pod. All’interno del pod gli individui cooperano e comunicano costantemente: si muovono insieme, cacciano insieme e si aiutano quando uno dei membri è in difficoltà. Proprio questa forte coesione sociale – che in mare aperto rappresenta un grande vantaggio – potrebbe aver avuto un ruolo decisivo nella tragedia avvenuta in Scozia.
Secondo il report del Marine Directorate del governo scozzese, i cetacei erano infatti in buona salute prima dello spiaggiamento. Tuttavia, le analisi post mortem hanno rivelato che una femmina del gruppo stava affrontando un parto particolarmente lungo e complicato. Gli scienziati ritengono quindi che il pod abbia continuato a seguire quell'individuo mentre si spostava verso acque sempre più basse. La "lealtà" e la socialità di questi cetacei li ha spinti a restare uniti fino alla fine.
Il biologo marino Andrew Brownlow, che ha guidato lo studio per lo Smass, ha spiegato che gli spiaggiamenti di massa dei cetacei raramente hanno una sola causa. Più spesso sono il risultato del'’incontro tra diversi fattori: condizioni fisiche di un animale, comportamento sociale del gruppo e caratteristiche dell'ambiente marino. Nel caso dei globicefali che si sono spiaggiati in Scozia, il comportamento fortemente sociale del gruppo sembra aver portato tutti i membri del gruppo a rimanere vicino alla femmina in difficoltà.
Quando la solidarietà e la lealtà gruppo diventa un rischio
Prima dello spiaggiamento, i cetacei erano già stati osservati mentre si muovevano molto vicino alla riva, girando ripetutamente sempre nello stesso punto. Questo comportamento è tipico degli animali quando cercano di restare vicini a un individuo malato o ferito. In mare questo forte spirito di gruppo può essere utile: stare uniti aiuta a difendersi dai predatori e a proteggere il membro più vulnerabile del gruppo.
Ma vicino alla costa la situazione cambia radicalmente. La baia di Tràigh Mhòr – dove è avvenuto lo spiaggiamento – ha un fondale sabbioso che si "alza" molto dolcemente man mano che ci si avvicina alla costa. E questo tipo di morfologia può creare una sorta di "trappola acustica". I globicefali, come molti cetacei, si orientano infatti usando l'ecolocalizzazione: emettono suoni e interpretano l'eco che rimbalza sugli oggetti per capire dove si trovano e dove stanno andando.
Se il fondale è molto uniforme e pieno di sedimenti sospesi in acqua, questi segnali possono attenuarsi o confondersi, disorientando gli animali. Secondo i ricercatori, proprio questa combinazione di acque basse, sabbia fine e segnali acustici meno chiari potrebbe aver reso ancora più difficile per il gruppo ritrovare la strada verso il mare aperto. Quando i cetacei si sono spiaggiati definitivamente sulla riva, purtroppo non è stato possibile salvarli. Gli animali ancora vivi sono stati infatti soppressi dai veterinari per evitare loro ulteriori sofferenze.
Gli spiaggiamenti di massa sono sempre più frequenti

Il caso dell'isola di Lewis è diventato un punto di riferimento per gli studiosi che cercano di capire cosa c'è dietro questi fenomeni. Gli stessi ricercatori stanno ancora analizzando un altro grande spiaggiamento di globicefali avvenuto quasi un anno dopo a Sanday, nelle Orcadi, dove sono rimasti coinvolti ben 77 animali. Secondo i dati raccolti dallo stesso Smass, negli ultimi 30 anni gli spiaggiamenti di massa di balene e delfini solo nelle acque scozzesi sono aumentati per dimensioni e frequenza fino al 300%.
Come detto, le cause possono essere diverse e non sempre legate alle attività umane, come appunto in questo caso: gli scienziati non hanno infatti trovato prove che rumori militari o industriali abbiano avuto un ruolo nel disorientare i cetacei. Questo non significa che il problema dell'inquinamento acustico non esista. Altri episodi recenti continuano infatti a preoccupare i ricercatori, perché alcuni suoni prodotti da navi o attività estrattive potrebbero spingere alcune specie verso acque dove non riescono più a orientarsi o a nutrirsi.
Il tema degli spiagigamenti dei cetacei, quindi resta un argomento preoccupante, ma estremamente complesso e ricco di variabili, che dipende molto dalla specie coinvolta e dal contesto di ogni singolo evento. Nel caso dei globicefali, il comportamento sociale che rende questi animali così affascinanti può, in circostanze particolari, trasformarsi in un tragico punto debole. La stessa solidarietà che in mare aperto protegge il gruppo può infatti diventare fatale quando porta un intero pod a seguire un singolo individuo in difficoltà fino alla riva.