
Quella che doveva essere una tranquilla nuotata serale come tante si è trasformata in un incontro molto ravvicinato con due dei più grandi predatori degli oceani. È successo a Wellington, in Nuova Zelanda, dove un uomo si è ritrovato circondato da due grosse orche mentre era sdraiato su un pontile galleggiante nella baia di Oriental Bay. L'intera scena è stata anche ripresa in un video girato dalla spiaggia, diventato inevitabilmente virale sui social.
Oriental Bay si trova all'estremità meridionale dell'Isola del Nord, a due passi dallo stretto di Cook, un tratto di mare molto frequentato da orche e altri cetacei. Qui i predatori arrivano soprattutto per cacciare razze e altri pesci, spingendosi talvolta all'interno del porto e a due passi dalla riva. Molto probabilmente, incuriosite dal bagnate disteso con i piedi nell'acqua, si sono avvicinate per dare un'occhiata più da vicino. Un interesse quasi certamente innocuo, ma che ha comprensibilmente spaventato il bagnante.
Un momento di relax interrotto da due enormi orche

Secondo quanto raccontato ai media locali, Joel Crampton aveva preso l'abitudine, dall'inizio dell'anno, di raggiungere ogni sera la spiaggia per una nuotata al tramonto. Anche quel giorno lo aveva fatto, nuotando fino alla piattaforma galleggiante come faceva ogni sera, e sdraiandosi sulla piattaforma, da solo, in un momento di tranquillità e relax, con gli occhi chiusi e i piedi in acqua. La quiete si è però interrotta all'improvviso quando ha sentito un rumore forte e improvviso, un soffio d'aria che lo ha costretto ad alzarsi di scatto.
Era il tipico "sbuffo" prodotto dallo sfiatatoio delle orche quando emergono in superficie per respirare. Guardandosi intorno, Crampton ha poi notato due enormi sagome scure che giravano lentamente attorno al pontile: un maschio adulto, riconoscibile dalla pinna dorsale dritta e molto alta, e una femmina, più piccola. Le orche (Orcinus orca) sono i più grandi membri della famiglia dei delfini e i maschi possono superare gli 8 metri di lunghezza, mentre le pinne dorsali arrivare a quasi due metri di altezza.
Dallo stupore iniziale, al panico: il racconto del bagnante

Vederle da così vicino, a pochi metri di distanza, può essere un'esperienza decisamente sconvolgente. L'uomo, ha infatti raccontato sempre ai media locali, che è rimasto inizialmente più stupito che spaventato: i due cetacei si muovevano lentamente, emergevano per respirare e sembravano del tutto indifferenti alla sua presenza. Con il passare dei secondi, però, la consapevolezza delle dimensioni e della forza di quegli animali ha iniziato a farsi sentire.
Il ricordo di documentari in cui le orche cacciano foche sul ghiaccio galleggiante ha alimentato un comprensibile senso di vulnerabilità. Quando poi le due orche si sono allontanate leggermente verso il mare aperto, Crampton ha deciso di non rischiare e ha nuotato velocemente verso riva. Il tutto, come si vede (e si sente) nel video, tra le voci incredule dei presenti, che hanno commentato l'intera scena con battute, commenti scherzosi e un pizzico di preoccupazione.
Le orche possono attaccare gli esseri umani?

Eppure, al di là della comprensibile paura, con tutta probabilità l'uomo non ha rischiato troppo. Sia chiaro, le orche sono predatori potenzialmente letali, ma in natura non attaccano praticamente mai gli esseri umani. Non esistono però casi documentati di persone certamente attaccate e uccise da orche in mare. Al contrario, questi cetacei mostrano spesso curiosità, cautela e, in alcuni casi, comportamenti che gli scienziati definiscono quasi "altruistici".
Studi recenti hanno infatti documentato numerosi episodi in cui le orche si avvicinano agli esseri umani in mare per offrire spontaneamente prede o parti di cibo. Non è ancora chiaro il perché di questi "doni", ma potrebbe essere un modo per stabilire un contatto e interagire con noi, a riprova elle eccezionali abilità cognitive, sociali e comunicative di questi cetacei.
Anche il caso delle ormai famose orche iberiche, che ormai da anni danneggiano e talvolta affondano le imbarcazioni nello Stretto di Gibilterra, questo comportamento viene interpretato dalla maggior parte dei ricercatori come un fenomeno legato più alla curiosità, al gioco o all'apprendimento sociale, che a un'aggressione intenzionale vera e propria.
Quando le orche diventano letali

Il discorso cambia drasticamente per le orche che vivono in cattività. Nei parchi acquatici e nei delfinari, dove i cetacei vivono forzatamente in spazi ristretti e in condizioni ambientali e sociali del tutto innaturali, si sono verificati quattro incidenti mortali che hanno coinvolto esseri umani, tre dei quali attribuiti allo stesso individuo, un maschio chiamato Tilikum e morto nel 2017 al SeaWorld Orlando, in Florida. Un dato che rafforza l'idea che lo stress e la deprivazione ambientale possano alterare profondamente il comportamento di questi animali.
Secondo il Dipartimento della Conservazione neozelandese, le orche sono ospiti abbastanza frequenti del porto di Wellington, soprattutto in primavera e in estate, quando entrano nella baia per cacciare razze e altri pesci. Per il bagnante protagonista dell'incontro, invece, la paura non sembra aver spento la voglia di tornare in acqua al tramonto. Anzi, raccontano i media locali, ora nuoterà con una nuova consapevolezza: sapere che sotto la superficie può esserci qualcosa di molto più grande di lui. E, magari, sperare di rivederlo.