UN PROGETTO DI
27 Gennaio 2026
12:53

Se il tuo cane potesse risponderti e avessi solo tre domande a tua disposizione, cosa gli chiederesti?

Il cane che vive con noi è il diretto osservatore dei momenti più intimi della nostra esistenza e chiunque abbia accanto un compagno canino si sarà almeno una volta nella vita chiesto "chissà cosa pensa". Se avessi tre domande da porre al tuo cane, quali sarebbero?

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Siamo sul divano. Frisk mangia il suo masticativo, è sera e entrambi siamo rilassati dopo una giornata in cui le nostre vite si sono incrociate la mattina e nel tardo pomeriggio, quando sono rientrata a casa dopo il lavoro e adesso siamo finalmente insieme. La nostra routine ormai è consolidata: dieci anni di vita insieme, abitudini che ho cercato di creare in base alle esigenze dell'uno e dell'altra, cercando di barcamenarci tra gli obblighi della quotidianità che attanagliano noi esseri umani e ai quali i cani si adattano.

Capiterà a molti di ritrovarsi in una situazione di questo tipo: osservare il proprio compagno canino e chiedersi che cosa pensa, che cosa vorrebbe fare se potesse farci capire davvero ciò che è per lui importante o anche solo sapere direttamente da lui, senza nostra interpretazione, come siamo noi che camminiamo su due zampe dalla prospettiva di quelli che abbiamo chiamato i nostri "migliori amici".

La ricerca scientifica da decenni si è concentrata sulle capacità cognitive dei cani, facendoci scoprire un universo emotivo che è fatto di pensieri e ragionamenti, allontanando sempre di più la visione meccanicistica del canis lupus familiaris con cui la nostra specie ha infarcito la narrazione del nostro rapporto con questo essere vivente di necessità di comando, dominanza e controllo da parte nostra.

Abbiamo con il tempo scoperto e capito che Fido ha una vera e propria "teoria della mente", ovvero la capacità di attribuire stati mentali agli altri come desideri, emozioni e intenzioni e saper riconoscere che l'altro soggetto può avere pensieri diversi dai suoi. Uno studio del 2021, ad esempio, aiuta proprio a spiegare chi è quell'animale che ci vive accanto e tanto sa di noi: "I cani possiedono un resoconto ampio e ben provato di capacità cognitive complesse come l'empatia, l'apprendimento sociale e la teoria della mente. Sulla base della complessità generale della cognizione del cane e delle condizioni ecologiche della specie, ovvero un mammifero predatore altamente sociale, perfettamente adattato a un ambiente sociale complesso come la nicchia antropocentrica, possiamo aspettarci che i cani mostrino varie componenti della cognizione e appunto della auto-rappresentazione".

C'è questo vizio della mente che abbiamo noi sapiens di pretendere di sapere tutto o comunque di essere superiori rispetto agli altri esseri viventi. E la prossimità con il cane è talmente parte di quella che viene ora definita una vera e propria co evoluzione tra la nostra specie e la sua che osservarlo senza essere antropocentrici, ovvero ponendoci al centro dell'universo, è pradossalmente più complesso che se si ragiona su un animale selvatico. Eppure è proprio questo che provo a fare quando osservo Frisk e anche ad alta voce gli pongo una domanda, metto in atto il retaggio culturale di pretendere di capirlo alla acquisita consapevolezza di non poterlo fare fino in fondo perché fa parte di un'altra specie che necessariamente ragiona e sente in maniera diversa da noi.

Se venissimo in possesso però di una lampada di Aladino "speciale", ovvero che ci offre la possibilità di fare al nostro compagno di vita a quattro zampe solo tre domande, quali sarebbero? Quelle a seguire sono le mie e ci ho messo tanto per sceglierne solo tre. Ho deciso però di farne una che attiene a tutta la sua specie, una relativa alla nostra relazione e una di stampo più filosofico, ovvero ritenendo che come la scienza ha appunto già dimostrato c'è una saggezza che il miglior amico dell'uomo ha che potrebbe aiutare la nostra specie a migliorare se riuscissimo davvero a cogliere la loro prospettiva sul mondo.

Perché i cani maltrattati sopportano le violenze degli uomini?

La prima domanda è questa e attiene a un rapporto che da millenni è fatto tanto di amicizia quanto di sfruttamento e maltrattamento. Sono anni che ho impegnato la mia professione giornalistica nella "missione" di voler provare a contribuire con un'informazione corretta all'esistenza di un mondo in cui la convivenza con le altre specie è possibile se viene fatta nel segno del rispetto da parte di noi esseri umani nei confronti delle altre vite che abitano il mondo. Sono centinaia, se non migliaia, i casi di cui mi sono direttamente occupata e che abbiamo trattato su Kodami che riguardano episodi di violenza sulle altre specie.

Nella relazione con il cane, poi, le segnalazioni sono davvero all'ordine del giorno e sebbene abbia letto studi e opinioni di autori importanti che hanno approfondito l'etologia canina, sarebbe per me una questione rilevante saperlo davvero dal punto di vista di un cane il motivo per cui nella maggioranza dei casi non vi è una ribellione nei confronti degli aguzzini a due zampe.

Lo so che la risposta data da un essere umano competente in materia verterebbe principalmente sulla storia della domesticazione, ma poter conoscere direttamente da un cane la visione che ha di questo aspetto così malsano del rapporto tra cani e umani mi aiuterebbe a comprendere davvero quanto abbiamo inciso sul loro comportamento e affrontare così il senso del "libero arbitrio" dalla loro prospettiva.

Come mi vedi? Chi sono dal tuo punto di vista?

Questa è la domanda più intima che vorrei porgli. Considerando che Frisk è il compagno della mia vita e che è fondamentalmente l'unico, costante osservatore di tutto ciò che attiene alla mia sfera personale, sapere come mi vede chi mi vede davvero in ogni momento mi restituirebbe un'idea di me che né io né nessun essere umano potrebbe mai darmi.

Cerco di chiarire questo aspetto con una considerazione infondo banale che attiene al fatto che un cane ci segue ovunque gli consentiamo di farlo, fondamentalmente. Non esiste con "Fido" un concetto di privacy come quello tra noi umani, al massimo appunto ci sono i limiti che noi mettiamo sia per rispettare i suoi spazi, dunque per non essere noi invadenti, che quelli che mettiamo al nostro compagno canino, ad esempio se abbiamo accanto un soggetto che sta con noi pure quando andiamo in bagno e per qualche motivo questa cosa non ci è gradita.

Se pensiamo però non a cose pratiche ma alle nostre emozioni, di certo non ci nascondiamo alla vista (al naso, sarebbe più corretto dire) di un cane, quando ad esempio siamo in una condizione emotiva difficile, quando magari solo riflettiamo su cose che ci attanagliano o anche quando ridiamo a crepapelle al ricordo di qualcosa che abbiamo vissuto. Ancora, di certo non allontaniamo il nostro cane mentre discutiamo con qualcuno in famiglia, ovvero quando ci confrontiamo con un altro essere umano esprimendo le nostre idee con meno o più intensità a seconda del carattere di ognuno, indossando maschere o cercando di mediare o magari esplodendo di fronte a quelle che consideriamo ingiustizie.

Ecco, il senso è che un cane partecipa a tutte le fasi emozionali e comportamentali che mettiamo in atto come individui e la sua visione di noi è, in fondo, completa. Per questo chiederei a Frisk, in funzione dell'essere il testimone più attendibile di come sono nella vita ogni giorno, come mi vede. E non nego che temo tantissimo la sua risposta, perché sono certa che non sarebbe mai un giudizio ma una osservazione obiettiva e onesta di ciò che gli rimando.

Che cosa possiamo fare nella pratica per migliorare come esseri umani nei confronti delle altre specie?

C'è un libro che mi ha segnato molto e che è stato pubblicato proprio nel periodo in cui nasceva Kodami. Si chiama "L'assemblea degli animali" e l'autore è Filelfo. Non si sa quale sia il vero nome dell'autore che ha dato vita, in tempi di pandemia da Covid-19, a quella che è una favola moderna in cui gli altri esseri viventi si ribellano all'essere umano. Nel libro gli animali si riuniscono e questa volta non hanno alcuna intenzione di perdonare homo sapiens che emerge ancora una volta come il più pericoloso tra le specie viventi attraverso le testimonianze di corvi, maiali e tutte le specie che abitano il Pianeta che spiegano quanto danno ha arrecato.

Cani e anche gatti, però, sono gli unici che mantengono un atteggiamento ancora conciliativo rispetto al non volere arrivare all'eliminazione dell'essere umano come unica soluzione per garantire un futuro al Pianeta, come invece gli altri animali pensano che sia arrivata l'ora di fare. In particolare Filelfo racconta la storia nella storia del cane MoMo che rimane ad aspettare il ritorno del suo umano di riferimento che però è morto a causa della pandemia. Ciò che è profondamente scolpito nelle parole del libro rispetto al ruolo del cane però non è solo rappresentativo della solita immagine di un animale fedele ed emotivamente dipendente dall'essere umano, ma il fatto che sia l'unica specie insieme ai gatti che ci ha consentito di rimanere in contatto anche con la nostra animalità.

Ecco, pensando a quel libro vorrei chiedere a Frisk quanto sia vero che c'è ancora speranza di "recuperare" la nostra umanità nel vero senso della parola o, meglio, di descrivermi la sua visione dell'essere umano da rappresentante della sua specie per riuscire magari a farmi vedere il buono che ancora c'è in ognuno di noi. Anche questa, comunque, è una domanda pericolosissima da fare, perché c'è il rischio che né Filelfo né tantomeno io abbiamo davvero capito i cani o qualsiasi altra specie sulla Terra. E che la risposta potrebbe essere diametralmente opposta rispetto a quella che ci piacerebbe sentire…

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